mercoledì 6 marzo 2019

LETTURE

                                                                              -Cammino Inglese-  Giugno 2018
                      questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie

Mi piace leggere ... da sempre.
se guardo "all'indietro", a come passavo il mio tempo libero, la maggior parte dei ricordi che ho sono di me "con qualcosa da sfogliare" in mano .... questo "qualcosa" poteva essere un fumetto ( Topolino è stato il primo, poi le raccolte Disney, poi "Intrepido" e "Monello") per passare ai libri illustrati e per finire alla narrativa e non solo.

In questi ultimi anni la mia passione per la lettura si è arricchita di un nuovo tassello: I BLOG. Mi piace andare a caccia di notizie ma anche di cose "leggère" ... mi piace conoscere le persone, le loro storie, quello che hanno da dire.

Ci sono persone che hanno Blog bellissimi perchè secondo me "loro" sono persone bellissime ... ci sono persone che scrivono così bene, ma così bene che ... un giorno incontri il loro blog e ti piace talmente tanto quello che scrivono che te lo leggi tutto ( ho passato intere serate da "single forzata" a leggere pagine scritte anche 10 anni fa).

e io queste persone le ammiro perchè hanno un modo di raccontare, di raccontarsi che ti lascia estasiata ... e penso "queste sì che sono brave!!" ( sto realizzando ora che la maggior parte dei blog che frequento sono di donne).
e poi un giorno scopro che una di loro, una di quelle brave ... segue il mio Blog. E resto un attimo così ... a bocca aperta.

Lei è Mamigà e scrive in un modo pazzesco.

Ogni tanto "passo a casa sua" e leggerla è sempre un balsamo per l'anima. E un giorno finchè son lì che leggo il suo ultimo post, il mio occhio corre a sx dove c'è la barra del "vado a trovare...." e vedo la foto del mio post. Incredula guardo meglio ed effettivamente è proprio il mio blog quello lì ...

Dopo un attimo di orgoglio la domanda che nasce spontanea è : cosa spinge una persona così, così, così .... ( non mi si è incantato il disco, semplicemente mi vengono in mente un sacco di aggettivi ma nessuno che rispecchi al 100% quello che io penso di Lei) così "WOW!!" a seguire il mio blog??

Lei che scrive così bene ...

Per me, questo posticino è semplicemente un diario "online" ad uso e consumo di quelle 4-5 amicizie che abitano un po' lontano da me e con le quali non mi vedo così frequentemente come vorrei.
Quindi resto stupefatta ( piacevolmente stupefatta a dirla tutta), che qualcuno che non mi conosce "dal vivo" possa anche solo approcciarsi a quello che scrivo e dopo aver letto qualcosa di mio decidere che merito di essere nella lista dei blog "da andare a trovare".

E insomma era un po' che ci pensavo: volevo fare come Trenitalia e "ringraziare TUTTI quelli che passano di qui per la preferenza accordata" ... grazie Mamigà che ogni tanto passi e leggi ... non ci conosciamo ancora ma sono fiduciosa che prima o poi passeremo allo step successivo ... da "blog che vado a trovare" a "oggi vado a trovare Mamigà" ( o "Mamigà viene da me" o ancora meglio  "Io e Mamigà ... un incontro a metà strada)

giovedì 28 febbraio 2019

ALICE E' TORNATA (Alice is back...)

                 (questa foto è di mio marito che ne rivendica tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)

Avevamo lasciato Alice qui...

Presto erano arrivate le vacanze Natalizie fatte di un po' di riposo, di tempo da dedicare agli affetti, di tempo da dedicare a lunghe passeggiate, di tempo da stare a tavola e condividere … di TEMPO.
E in questo tempo ogni tanto faceva capolino una vocina che diceva :
-Mahhh scusa … l’esito non dovrebbe essere già arrivato?-
e prontamente Alice si rispondeva :
-Ma dai con le festività tutto si dilata, se ne riparlerà sicuramente a gennaio.- e così dicendo relegava i pensieri, quelli brutti, in un angolino piccino piccino e continuava a vivere, a fare cose, a inventarsi sempre cose nuove.

Poi era arrivato gennaio e il ritorno alla normalità, alla routine fatta sostanzialmente di lavoro e casa.
E dall’ ospedale di Paese Piccolo nessuna notizia.
Un giorno suo marito l’aveva guardata dritta negli occhi ( e a quello sguardo lì non si sfuggiva …) e le aveva detto:
-direi che 2 mesi di attesa sono sufficienti noo? Adesso ti attacchi al telefono e finché non hai una risposta non metti giù.-
Ed erano state mattinate perse cercando di parlare con qualcuno … l’interno designato all’ingrato compito rispondeva solo 2 ore al giorno e in quelle 2 ore o squillava libero o era perennemente occupato.

Finché, finalmente, una mattina, quando ormai aveva perso ogni speranza e già tramava l’idea di fare un sit-in incatenata davanti all’ entrata principale dell’ospedale ( con 'sto freddo? Fossi matta!!) , una voce di donna parecchio scortese le aveva risposto.
Alla sua richiesta aveva risposto piccata :
-Guardi non vedo ancora il referto, ma sa con le festività…-
Alice si era permessa di obiettare che le feste erano ormai finite da oltre un mese e l’altra sull’ orlo di una crisi di nervi aveva replicato:
-sì ma durante le feste si ferma tutto , quindi poi TUTTO riprende in ritardo. Riprovi più avanti.- e aveva riattaccato prima che Lei avesse avuto modo di controbattere.

Aveva lasciato passare un’altra settimana (eravamo ormai a metà febbraio ) e aveva nuovamente richiamato sperando che l’infermiera della volta precedente non fosse di turno, fosse in ferie, si fosse presa un giorno di permesso, usufruisse di un periodo di aspettativa.

Per la serie “Lassù qualcuno mi ama”, al primo tentativo qualcuno aveva prontamente risposto e NON era la stessa persona.
La persona dall’ altro capo del filo era cortese, disponibile, ma questo non era bastato. Il referto ancora non c’era.
Alice aveva provato a far presente che ne frattempo erano passati oltre 2 mesi e mezzo e l’infermiera bonariamente aveva risposto:
-Sa, siamo un po’ in carenza di personale quindi sempre costantemente “indietro” , però le posso dire che proprio in questi giorni abbiamo ricevuto da Ospedale Grande pacchi e pacchi di referti di esami fatti poco prima del suo. Mi sentirei di dirle che ci risentiamo la settimana prossima e vedrà che avrò qualche buona notizia anche per lei.-
Ecco: così doveva essere: di fatto dalla prima alla seconda telefonata non era cambiato nulla, se non l’atteggiamento dell’interlocutore. Le parole, le parole sono importanti, ma anche e soprattutto COME vengono dette.

Per la fine della settimana successiva aveva prenotato un corso al quale non sarebbe mancata per nulla al mondo … era da un sacco di tempo che lo aspettava e desiderava regalarsi quei 3 giorni per riappropriarsi un po’ del proprio tempo e della propria identità.
Al lavoro aveva chiesto un permesso per il venerdì e già si gustava il lungo viaggio in treno, la prima parte in compagnia di un buon libro e la seconda invece in compagnia di un’amica con la quale condividere aspettative e dubbi su questa nuova esperienza.

I giorni precedenti alla partenza aveva lavorato a ritmi serratissimi per lasciare meno cose possibili in sospeso durante la sua assenza, e giovedì era lì che arrancava per sistemare alcune pratiche un po’ spinose.
Ad un certo punto si era sentita come la ragazza della pubblicità della Fiesta ( …non ci vedo più dalla fame…) e aveva deciso di fare una pausa caffè.
Si stava godendo la calda bevanda quando l’occhio le era caduto sul display del telefono ( sempre in silenzioso al lavoro) che lampeggiava per indicare una chiamata in arrivo.
Nr sconosciuto, prefisso di Città Grande.
Ancora adesso si chiedeva cosa l’avesse spinta a rispondere.
-Pronto?!-
-Buongiorno, parlo con la signora Alice X?-
-Sì sono io…chi parla?
-Buongiorno, sono un’infermiera di Ospedale Grande … lei si è sottoposta a questo esame il giorno 30 novembre?-
-Sì ( voce sempre più flebile, mille pensieri che passano per la testa alla velocità della luce …)
- Guardi signora abbiamo il referto ma bisognerebbe fare un ulteriore esame di approfondimento. Riesce a venire lunedì prossimo?
-Sì certo … cosa faccio? Mi reco a Ospedale Piccolo dicendo che mi avete chiamato?-
-No signora guardi , è meglio che venga direttamente a Ospedale Grande così risparmiamo tempo che in queste cose il tempo è tutto-
-D’accordo … vuole che porti via i precedenti referti?
-Perché … ha dei referti precedenti?
-Sì tre anni fa mi sono sottoposta al medesimo esame e poi mi avete chiamato per un approfondimento e poi dopo 6 mesi per un ulteriore esame che chiudesse il cerchio … porto via tutto e poi vedete voi cosa vi serve-
-Ma scusi … tutti questi approfondimenti li ha fatti con il Sistema Sanitario Nazionale o privatamente? Perché noi non ne abbiamo traccia ..-
-Li ho fatti tutti a Ospedale Piccolo e non privatamente …
-Non so mi sembra strano … comunque, ci vediamo lunedì-

Alice respirò e così facendo scoprì che era stata in apnea per tutto il tempo della telefonata.

Ed ecco tutti i dubbi, le incertezze, le paure fare capolino dal quell’ angoletto buio dove le aveva relegate per quasi tre mesi.
E le domande, il fuoco di fila delle domande che si faceva:
--perché Ospedale Grande e non Ospedale Piccolo come la volta scorsa?
--Perché l’infermiera ha detto che in questi casi il tempismo è tutto?
--Perché non trovano traccia degli esami precedenti?
--Perché … perché … perché …

Ed ecco che tutta l’emozione per il fine settimana che la attendeva era svanita per lasciar posto alla preoccupazione, alla paura per quello che l’aspettava lunedì.
E per un attimo aveva pensato di disdire tutto, starsene a casa, rinchiudersi in se stessa e commiserarsi per tre giorni attendendo la fine di quel lunghissimo weekend.

E poi invece aveva capito: era proprio quello che non doveva fare. Non doveva permettere alla paura di cambiare i suoi piani, di rubare i suoi sogni, di carpire le sue aspettative.
E così aveva preparato lo zaino e venerdì era partita proprio come si era ripromessa.

Da subito aveva realizzato che la scelta fatta era quella giusta: si era gustata il viaggio con l’amica Lulù, un viaggio fatto di tante parole, tante risate e anche qualche sospiro finché si raccontavano un po’ le loro vite.
All’ arrivo avevano fatto un bel giro per la piccola cittadina e poi via … al corso, a imparare, a confrontarsi, a conoscersi meglio.

Giorni pieni, giorni volati via, giorni dove non aveva proprio avuto tempo, o quasi, di pensare a cosa l’attendeva il lunedì successivo. Solo al momento dei saluti e degli abbracci qualcosa si era incrinato dentro di lei e le lacrime erano scese copiose rigandole le guance ( fortunatamente non si truccava mai quindi a parte gli occhi rossi i danni erano stati pochi). Lacrime di gratitudine per tutto ciò che di bello il corso le aveva regalato (formatori splendidi, corsisti simpatici con i quali era nata spontaneamente un’amicizia) ma anche lacrime di “pensieri” … nuvole grigie ad oscurare una così bella giornata.
Lacrime che parlavano di “e se” …
--e se lunedì le cose non vanno bene, ecco che tutto quello che ho imparato oggi non potrò metterlo in pratica mai.
--e se lunedì mi dicono che c’è qualcosa che non va , dovrò rimodulare la mia vita con le nuove esigenze e forse queste persone così speciali non le rivedrò più.
--e se … e se …

Tornata a casa aveva passato la notte in bianco ripercorrendo per l’ennesima volta la telefonata ricevuta solo 3 giorni prima che aveva avuto il potere di stravolgerle così la vita.
E aveva analizzato ogni parola, ma anche ogni sfumatura  o inclinazione della voce del suo interlocutore e, ad ogni cosa aveva dato i significati più disparati.

E finalmente lunedì: partenza di buon’ora per non rischiare di arrivare in ritardo, dopo essere passata dall’ accettazione si siede in attesa. Al suo fianco il compagno di una vita, il compagno DELLA VITA, quello che “poche smancerie ma quando c’è bisogno c’è sempre” … presenza rassicurante.

Lei ha l’uragano dentro e fuori, lui serafico cerca di leggere un libro. Cerca appunto … perché di fatto avere Alice a fianco in quel momento preclude qualunque tipo di attività.

Ed ecco esce un medico e la chiama.

E’ cortese ( forse troppo cortese? Probabilmente ha qualcosa da dirmi di brutto e cerca le parole giuste?), la fa accomodare e le spiega che nel primo esame fatto c’è qualcosa che richiede un approfondimento.

Alice ribatte che anche la volta scorsa era stato così … lui la guarda interrogativo e lei spiega tutto quello che ha già detto all’ infermiera durante la telefonata.

Il medico cambia aspetto … sorride bonario, legge i referti precedenti, ci pensa su un po’ e poi dice:
--guardi, solo con queste carte che non so perché io non vedo nel database dell’Azienda Sanitaria capisco che è tutto a posto. Però già che è qua, l’esame più approfondito glielo faccio lo stesso così intanto lei si calma un po’ e riprende colore. 
E’ entrata che era color grigio tendente al verde e aveva la faccia di una che va al patibolo … poi finché io parlavo, sul suo viso sono passate così tante sfumature che percepirle tutte era impossibile. In questo momento non ha ancora ben capito cosa le sto dicendo e la sua faccia è un grande punto interrogativo.
Adesso le faccio l’esame e lei riprende fiato e fa mente locale.-

L’esame dura pochissimo e conferma che non c’è nulla di invariato rispetto a 3 anni prima.

Finché detta il responso il medico le fa segno di accomodarsi sulla poltroncina e alla fine le consegna la busta dicendo:
-E con questo le rendo la sua vita … esca da qui e se la goda … per quanto mi riguarda ci vediamo tra 2 anni per il solito controllo … Ecco: in questo momento lei dovrebbe farsi fare una foto che la ritragga così com’è ORA: occhi splendenti, guance rosate. E questa foto tenerla sul comodino e guardarla per rincuorarsi quando le cose non vanno proprio come vorrebbe. Lei non ha idea di quante persone passano per il mio studio ogni giorno: e quando entrano qui hanno tutte quell’ aria da cerbiatto smarrito di fronte al cacciatore … e purtroppo parecchie di loro escono da qui con la conferma delle loro paure, con la conferma che la loro vita non sarà mai più la stessa … e poi ci sono quPresto erano arrivate le vacanze Natalizie fatte di un po' di riposo, di tempo da dedicare agli affetti, di tempo da dedicare a lunghe passeggiate, di tempo da stare a tavola e condividere … di TEMPO.
E in questo tempo ogni tanto faceva capolino una vocina che diceva :
-Mahhh scusa … l’esito non dovrebbe essere già arrivato?-
e prontamente Alice si rispondeva :
-Ma dai con le festività tutto si dilata, se ne riparlerà sicuramente a gennaio.- e così dicendo relegava i pensieri, quelli brutti, in un angolino piccino piccino e continuava a vivere, a fare cose, a inventarsi sempre cose nuove.

Poi era arrivato gennaio e il ritorno alla normalità, alla routine fatta sostanzialmente di lavoro e casa.
E dall’ ospedale di Paese Piccolo nessuna notizia.
Un giorno suo marito l’aveva guardata dritta negli occhi ( e a quello sguardo lì non si sfuggiva …) e le aveva detto:
-direi che 2 mesi di attesa sono sufficienti noo? Adesso ti attacchi al telefono e finché non hai una risposta non metti giù.-
Ed erano state mattinate perse cercando di parlare con qualcuno … l’interno designato all’ingrato compito rispondeva solo 2 ore al giorno e in quelle 2 ore o squillava libero o era perennemente occupato.

Finché, finalmente, una mattina, quando ormai aveva perso ogni speranza e già tramava l’idea di fare un sit-in incatenata davanti all’ entrata principale dell’ospedale ( con 'sto freddo? Fossi matta!!) , una voce di donna parecchio scortese le aveva risposto.
Alla sua richiesta aveva risposto piccata :
-Guardi non vedo ancora il referto, ma sa con le festività…-
Alice si era permessa di obiettare che le feste erano ormai finite da oltre un mese e l’altra sull’ orlo di una crisi di nervi aveva replicato:
-sì ma durante le feste si ferma tutto , quindi poi TUTTO riprende in ritardo. Riprovi più avanti.- e aveva riattaccato prima che Lei avesse avuto modo di controbattere.

Aveva lasciato passare un’altra settimana (eravamo ormai a metà febbraio ) e aveva nuovamente richiamato sperando che l’infermiera della volta precedente non fosse di turno, fosse in ferie, si fosse presa un giorno di permesso, usufruisse di un periodo di aspettativa.

Per la serie “Lassù qualcuno mi ama”, al primo tentativo qualcuno aveva prontamente risposto e NON era la stessa persona.
La persona dall’ altro capo del filo era cortese, disponibile, ma questo non era bastato. Il referto ancora non c’era.
Alice aveva provato a far presente che ne frattempo erano passati oltre 2 mesi e mezzo e l’infermiera bonariamente aveva risposto:
-Sa, siamo un po’ in carenza di personale quindi sempre costantemente “indietro” , però le posso dire che proprio in questi giorni abbiamo ricevuto da Ospedale Grande pacchi e pacchi di referti di esami fatti poco prima del suo. Mi sentirei di dirle che ci risentiamo la settimana prossima e vedrà che avrò qualche buona notizia anche per lei.-
Ecco: così doveva essere: di fatto dalla prima alla seconda telefonata non era cambiato nulla, se non l’atteggiamento dell’interlocutore. Le parole, le parole sono importanti, ma anche e soprattutto COME vengono dette.

Per la fine della settimana successiva aveva prenotato un corso al quale non sarebbe mancata per nulla al mondo … era da un sacco di tempo che lo aspettava e desiderava regalarsi quei 3 giorni per riappropriarsi un po’ del proprio tempo e della propria identità.
Al lavoro aveva chiesto un permesso per il venerdì e già si gustava il lungo viaggio in treno, la prima parte in compagnia di un buon libro e la seconda invece in compagnia di un’amica con la quale condividere aspettative e dubbi su questa nuova esperienza.

I giorni precedenti alla partenza aveva lavorato a ritmi serratissimi per lasciare meno cose possibili in sospeso durante la sua assenza, e giovedì era lì che arrancava per sistemare alcune pratiche un po’ spinose.
Ad un certo punto si era sentita come la ragazza della pubblicità della Fiesta ( …non ci vedo più dalla fame…) e aveva deciso di fare una pausa caffè.
Si stava godendo la calda bevanda quando l’occhio le era caduto sul display del telefono ( sempre in silenzioso al lavoro) che lampeggiava per indicare una chiamata in arrivo.
Nr sconosciuto, prefisso di Città Grande.
Ancora adesso si chiedeva cosa l’avesse spinta a rispondere.
-Pronto?!-
-Buongiorno, parlo con la signora Alice X?-
-Sì sono io…chi parla?
-Buongiorno, sono un’infermiera di Ospedale Grande … lei si è sottoposta a questo esame il giorno 30 novembre?-
-Sì ( voce sempre più flebile, mille pensieri che passano per la testa alla velocità della luce …)
- Guardi signora abbiamo il referto ma bisognerebbe fare un ulteriore esame di approfondimento. Riesce a venire lunedì prossimo?
-Sì certo … cosa faccio? Mi reco a Ospedale Piccolo dicendo che mi avete chiamato?-
-No signora guardi , è meglio che venga direttamente a Ospedale Grande così risparmiamo tempo che in queste cose il tempo è tutto-
-D’accordo … vuole che porti via i precedenti referti?
-Perché … ha dei referti precedenti?
-Sì tre anni fa mi sono sottoposta al medesimo esame e poi mi avete chiamato per un approfondimento e poi dopo 6 mesi per un ulteriore esame che chiudesse il cerchio … porto via tutto e poi vedete voi cosa vi serve-
-Ma scusi … tutti questi approfondimenti li ha fatti con il Sistema Sanitario Nazionale o privatamente? Perché noi non ne abbiamo traccia ..-
-Li ho fatti tutti a Ospedale Piccolo e non privatamente …
-Non so mi sembra strano … comunque, ci vediamo lunedì-

Alice respirò e così facendo scoprì che era stata in apnea per tutto il tempo della telefonata.

Ed ecco tutti i dubbi, le incertezze, le paure fare capolino dal quell’ angoletto buio dove le aveva relegate per quasi tre mesi.
E le domande, il fuoco di fila delle domande che si faceva:
--perché Ospedale Grande e non Ospedale Piccolo come la volta scorsa?
--Perché l’infermiera ha detto che in questi casi il tempismo è tutto?
--Perché non trovano traccia degli esami precedenti?
--Perché … perché … perché …

Ed ecco che tutta l’emozione per il fine settimana che la attendeva era svanita per lasciar posto alla preoccupazione, alla paura per quello che l’aspettava lunedì.
E per un attimo aveva pensato di disdire tutto, starsene a casa, rinchiudersi in se stessa e commiserarsi per tre giorni attendendo la fine di quel lunghissimo weekend.

E poi invece aveva capito: era proprio quello che non doveva fare. Non doveva permettere alla paura di cambiare i suoi piani, di rubare i suoi sogni, di carpire le sue aspettative.
E così aveva preparato lo zaino e venerdì era partita proprio come si era ripromessa.

Da subito aveva realizzato che la scelta fatta era quella giusta: si era gustata il viaggio con l’amica Lulù, un viaggio fatto di tante parole, tante risate e anche qualche sospiro finché si raccontavano un po’ le loro vite.
All’ arrivo avevano fatto un bel giro per la piccola cittadina e poi via … al corso, a imparare, a confrontarsi, a conoscersi meglio.

Giorni pieni, giorni volati via, giorni dove non aveva proprio avuto tempo, o quasi, di pensare a cosa l’attendeva il lunedì successivo. Solo al momento dei saluti e degli abbracci qualcosa si era incrinato dentro di lei e le lacrime erano scese copiose rigandole le guance ( fortunatamente non si truccava mai quindi a parte gli occhi rossi i danni erano stati pochi). Lacrime di gratitudine per tutto ciò che di bello il corso le aveva regalato (formatori splendidi, corsisti simpatici con i quali era nata spontaneamente un’amicizia) ma anche lacrime di “pensieri” … nuvole grigie ad oscurare una così bella giornata.
Lacrime che parlavano di “e se” …
--e se lunedì le cose non vanno bene, ecco che tutto quello che ho imparato oggi non potrò metterlo in pratica mai.
--e se lunedì mi dicono che c’è qualcosa che non va , dovrò rimodulare la mia vita con le nuove esigenze e forse queste persone così speciali non le rivedrò più.
--e se … e se …

Tornata a casa aveva passato la notte in bianco ripercorrendo per l’ennesima volta la telefonata ricevuta solo 3 giorni prima che aveva avuto il potere di stravolgerle così la vita.
E aveva analizzato ogni parola, ma anche ogni sfumatura  o inclinazione della voce del suo interlocutore e, ad ogni cosa aveva dato i significati più disparati.

E finalmente lunedì: partenza di buon’ora per non rischiare di arrivare in ritardo, dopo essere passata dall’ accettazione si siede in attesa. Al suo fianco il compagno di una vita, il compagno DELLA VITA, quello che “poche smancerie ma quando c’è bisogno c’è sempre” … presenza rassicurante.

Lei ha l’uragano dentro e fuori, lui serafico cerca di leggere un libro. Cerca appunto … perché di fatto avere Alice a fianco in quel momento preclude qualunque tipo di attività.

Ed ecco esce un medico e la chiama.

E’ cortese ( forse troppo cortese? Probabilmente ha qualcosa da dirmi di brutto e cerca le parole giuste?), la fa accomodare e le spiega che nel primo esame fatto c’è qualcosa che richiede un approfondimento.

Alice ribatte che anche la volta scorsa era stato così … lui la guarda interrogativo e lei spiega tutto quello che ha già detto all’ infermiera durante la telefonata.

Il medico cambia aspetto … sorride bonario, legge i referti precedenti, ci pensa su un po’ e poi dice:
--guardi, solo con queste carte che non so perché io non vedo nel database dell’Azienda Sanitaria capisco che è tutto a posto. Però già che è qua, l’esame più approfondito glielo faccio lo stesso così intanto lei si calma un po’ e riprende colore. 
E’ entrata che era color grigio tendente al verde e aveva la faccia di una che va al patibolo … poi finché io parlavo, sul suo viso sono passate così tante sfumature che percepirle tutte era impossibile. In questo momento non ha ancora ben capito cosa le sto dicendo e la sua faccia è un grande punto interrogativo.
Adesso le faccio l’esame e lei riprende fiato e fa mente locale.-

L’esame dura pochissimo e conferma che non c’è nulla di invariato rispetto a 3 anni prima.

Finché detta il responso il medico le fa segno di accomodarsi sulla poltroncina e alla fine le consegna la busta dicendo:
-E con questo le rendo la sua vita … esca da qui e se la goda … per quanto mi riguarda ci vediamo tra 2 anni per il solito controllo … Ecco: in questo momento lei dovrebbe farsi fare una foto che la ritragga così com’è ORA: occhi splendenti, guance rosate. E questa foto tenerla sul comodino e guardarla per rincuorarsi quando le cose non vanno proprio come vorrebbe. Lei non ha idea di quante persone passano per il mio studio ogni giorno: e quando entrano qui hanno tutte quell’ aria da cerbiatto smarrito di fronte al cacciatore … e purtroppo parecchie di loro escono da qui con la conferma delle loro paure, con la conferma che la loro vita non sarà mai più la stessa … e poi ci sono quelle come lei … quelle alle quali io, anche se non per merito mio, regalo TEMPO, spensieratezza, VITA.-

Ecco cosa mancava nella vita di Alice: un medico-filosofo!

Esce dallo studio ... LUI è lì che legge ( finalmente senza Alice al fianco è riuscito a farlo) … si ferma un attimo a guardarlo e LUI avverte la sua presenza prima ancora di vederla … alza gli occhi, cerca conferme; e il sorriso di Alice è la più bella conferma.
Le prende la mano e insieme escono nel tiepido sole di febbraio. Là fuori la vita li aspetta.
elle come lei … quelle alle quali io, anche se non per merito mio, regalo TEMPO, spensieratezza, VITA.-

Ecco cosa mancava nella vita di Alice: un medico-filosofo!

Esce dallo studio ... LUI è lì che legge ( finalmente senza Alice al fianco è riuscito a farlo) … si ferma un attimo a guardarlo e LUI avverte la sua presenza prima ancora di vederla … alza gli occhi, cerca conferme; e il sorriso di Alice è la più bella conferma.

Le prende la mano e insieme escono nel tiepido sole di febbraio. Là fuori la vita li aspetta.

venerdì 15 febbraio 2019

L'AMORE NON SI DICE ... L'AMORE SI FA

          (questo disegno è mio e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarlo, per piacere cita la fonte. grazie)



E con “l’amore si fa” non intendo l’atto fisico, non intendo l’incontro corporeo tra due persone  ( anche se …).


“L’Amore si fa” nel senso che si costruisce, tutti i giorni, L’amore è fatto di piccole cose, di gentilezze quotidiane delle quali gli altri magari nemmeno si accorgono, proprio perché quotidiane vengono vissute come un “diritto” da chi le riceve. 


Ma l’Amore non è un diritto acquisito MAI, così come l’Amore non deve e non può essere un dovere, MAI.

L’Amore è alzarsi di buon’ora e preparargli la colazione la mattina prima di andare al lavoro, cosi che l’altro, al risveglio, trovi questa piccola gentilezza.

l’Amore è prendersi carico di sbrigare tante piccole incombenze per non farle pesare all’ altro.

L’Amore è prendersi cura dell’Amato in mille modi : curandolo quando è ammalato, gioendo insieme dei traguardi raggiunti, coltivando le amicizie comuni.

L’Amore è fatto di mille sfumature … avete presente i colori dell’alba? Di che colore è il cielo? Potremmo rispondere “E’azzurro” sì certo è ANCHE azzurro ma … a est, proprio là dove il cielo incontra la linea dell’orizzonte? Dove sta per spuntare il sole? Là è rosato, ma non proprio rosato, più arancio, ma nemmeno arancio …

Ecco: l’Amore è come un’alba, è fatto di piccole impercettibili sfumature che trasformano tutto.

E l’Amore va coltivato come una bella pianta … e come una pianta è delicato , perché come una pianta può morire se gli si dà poca acqua ma allo stesso modo muore se l’acqua è troppa , anche per l’Amore è così … l’Amore deve essere giusto, deve essere in equilibrio. 
Non può essere poco, non può essere disattento, distaccato, tiepido … ma non può essere nemmeno troppo … troppo possessivo, troppo esclusivo “sono tutto per te, sei tutto per me e basta!” e il resto del mondo scompare. No!

L’Amore è rispetto, l’Amore è complicità, l’Amore è avere e dare spazio sufficienti per stare bene insieme ma anche da soli … perché l’Amore vero è quello che gioisce del bene dell’Amato, che viene prima di ogni altra cosa.

“L’Amore si fa” … facile, troppo facile dirsi “ti amo” e poi giorno dopo giorno comportarsi da egoisti, pensare solo a se stessi e ai propri bisogni.

L’Amore è come un diamante … ha tante facce tutte ugualmente splendenti.

C’è l’Amore tra due persone che si scelgono ed insieme percorrono il cammino della vita.

Ma c’è anche l’Amore di un genitore verso un figlio … quell’ Amore che ti fa alzare nel cuore della notte, ti fa attraversare la casa in silenzio, scalza, e ti fa appoggiare le labbra sulla fronte di tuo figlio ammalato per sentire se la temperatura è scesa. E se la fronte è ancora calda somministri un’altra dose di antipiretico e poi ti siedi sul tappeto al fianco del letto, tiri le gambe contro il petto ed attendi che la temperatura si abbassi.

E l’Amore, in un’altra stagione della vita, è quello del figlio diventato adulto verso i genitori ormai anziani … quel figlio che la domenica, prima di portare i suoi bimbi a giocare a calcio li porta a trovare i nonni. Arriva con un piccolo vassoio di pasticcini o magari con quelle caramelle che piacciono tanto ai suoi “vecchi”. 
E li porta a passeggio, regola il suo passo con il loro e si gusta questi momenti sereni che fuggono veloci. 
Quel figlio che si siede vicino a sua madre e la ascolta raccontare per la centesima volta la stessa storia. E proprio quando decide di averla sentita abbastanza questa storia, la mamma lo guarda con occhi birichini e gli dice : “ ti ricordi quando eri piccolo e tornavi da scuola con qualche novità?? Me la raccontavi e me la raccontavi e me la raccontavi ancora, pieno di entusiasmo ed io ti ascoltavo e ti lasciavo raccontare. Ecco: adesso è il tuo momento di ascoltare le mie storie” 
e il figlio si china su sua madre e le accarezza i capelli ingrigiti. E le dedica un po’ del suo tempo e contemporaneamente regala una lezione di vita ai suoi bimbi, insegna loro il rispetto e l’Amore per chi ci ha donato la vita. Perché lo sappiamo: i bambini non ascoltano quello che gli si dice , ma imparano da quello che vedono: E un figlio che ama e rispetta i suoi genitori dà un ottimo esempio ai propri figli che saranno gli adulti di domani.

E l’Amore è quello verso gli altri, verso chi è in difficoltà, verso chi magari ha solo bisogno di qualcuno che lo ascolti …

E l’Amore è quello che proviamo verso i nostri amati animali , verso la natura…l’Amore per la natura è passeggiare in un bosco, vedere un ciclamino e … lasciarlo lì, guardarlo, annusarlo e lasciarlo lì al suo posto … non “ mi porto a casa il bulbo così l’anno prossimo ho i ciclamini di montagna sul balcone”. No! I ciclamini stanno bene lì , nel sottobosco.

E potrei portarvi altri mille esempi ma oggi, finiti i festeggiamenti di San Valentino con mazzi di rose e cene come se non ci fosse un domani, penso che l’Amore vero è quello che si dimostra tutti i giorni , ma anche e soprattutto quando è necessario.

Oggi il mio pensiero va ad una MIA amica (virtuale, conosciuta in rete ma che sento vicina e alla quale sono vicina) … questa amica sta passando un periodo un po’ complicato ed è stata sottoposta in questi giorni ad un delicato intervento chirurgico dall’ esito incerto.
Ecco penso a Lei e penso a R. , il suo compagno da una vita che ha passato ore, interminabili ore, fuori dalla sala operatoria in attesa che l’intervento avesse termine.

Questo è l’Amore : ESSERCI.

Lei sapeva, quando è entrata in sala operatoria, che una volta uscita Lui sarebbe stato là ad aspettarla, e questo sicuramente le ha dato la forza di essere coraggiosa, combattiva anche se la cosa alla quale andava incontro era dura, impegnativa, e non sa bene dove la porterà.

Però Lei sapeva che Lui era lì ad aspettarla.

E’ questo “il fare l’Amore ” che intendo io : ESSERCI … e che l’Altro sappia che CI SEI … che magari non ce ne sarà bisogno … ma se dovesse capitare, entrambi sapere di poter contare sull’ altro.




giovedì 31 gennaio 2019

MADRI SI NASCE? MADRI SI DIVENTA? MADRI CI SI INVENTA

               (questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)

31-01-19

Essere madre di un figlio maschio è una bella sfida.

Essere madre di un figlio maschio prevede che ad un certo punto della tua vita, una mattina ti svegli, ti alzi convinta che tutto sia come la sera prima quando sei andata a dormire ed invece NIENTE è più come la sera prima né lo sarà mai.

Ti alzi convinta che nell’ altra stanza stia ancora dormendo il grazioso bambino, biondino, con le guance rosee e gli occhioni grigio-verdi. ( regalo della nonna materna … l’unica in famiglia con quel colore d’occhi). Dai brontolii e mugugni vari che ti arrivano, dall’ altra parte della porta c’è effettivamente qualcuno che sta uscendo dal mondo dei sogni.
Ma NON è tuo figlio … o meglio: LO E’, ma non è più quello al quale tu hai rimboccato le coperte solo la sera prima.

Noi mamme siamo tipe strane: ci ostiniamo a chiamare nostro figlio “el me putin” (-il mio bambino- per i non residenti veneti) anche quando siamo delle ultrasettantenni e il “putin” in questione veleggia intorno ai 50 anni.
ci ostiniamo a fare il giro d’ispezione della casa prima di andare a letto: e se è una di quelle “felici” sere nelle quali il “tenero virgulto” sta già dormendo, gli accarezziamo la testa e gli sistemiamo le coperte sulle spalle … anche se il “tenero virgulto” ha una barba ispida come la spazzola per lucidare le scarpe e indossa scarpe nr 46.

E insomma: la sera prima era il bimbo al quale rimboccare le coperte e la mattina dopo è un “Marcantonio” alto 1 e 80 e con due spalle da giocatore di rugby.

Come è potuto accadere tutto ciò?!? Quale incantesimo ha trasformato tuo figlio in questo “Estraneo”? e ci sarà una pozione magica che possa far tornare tutto come prima?

Vi tolgo subito qualunque velleità: la pozione magica NON esiste. E se anche un giorno qualcuno la inventerà, se siete delle buone Madri (e lo siete … magari certi giorni pensate di no, ma credete a me, LO SIETE) non la vorrete la pozione magica. Perché è giusto e naturale così … è nell’ordine delle cose che vostro figlio spieghi le ali e spicchi il suo volo.

Perché come dice il poeta  Kahlil Gibran

“I vostri figli non sono figli vostri...
sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo.”

E non sei pronta a doverti approcciare a questa nuova persona ( Mioddio!! Un altro uomo nella tua vita!!), ma fai del tuo meglio.

Ti impegni al massimo e ogni giorno impari cose nuove:

--impari cos’è la privacy .Fino al giorno prima in casa non c’erano zone “off limits”, porte tutte spalancate e nessuna chiave nella toppa … da un certo giorno in poi, se sali le scale con la biancheria stirata da riporre nei suoi cassetti e trovi la porta chiusa, è inutile che provi ripetutamente ad aprirla e pensi che sicuramente è la maniglia che si è rotta, la porta è chiusa perché LUI l’ha chiusa, rivendicando il diritto di starsene un po’ da solo.
--E se ti lamenti perché la sua stanza non rispecchia proprio i tuoi canoni dell’ordine (praticamente la tua frase standard è “ e metti un po’ in ordine che sembra sia scoppiata una bomba”) LUI ti risponde che la camera è sua, e anzi fai il piacere di non riordinare più perché tutte le volte che tu mossa da pietà cerchi di fare un po’ di ordine, LUI dopo non trova più niente.
--e quando lo vedi uscire di sera inizi con le solite raccomandazioni e ad un certo punto tu sei lì che dici: “MiRaccomandoNonCorrereStaiAttentoNonBereNonFarVersi..” LUI ti paralizza con lo sguardo che nemmeno Medusa nei suoi tempi migliori e ti dice : “ SìMammaMeLoDiciTutteLeVolteNonSonoSordoTantomenoSmemorato” e se ne va.

Potrei raccontarvi un sacco di altri aneddoti del genere ma credo abbiate capito perfettamente come funziona con un figlio maschio.

Tutto questo per dirvi che i figli maschi sono tutto quello che ho scritto ma anche molto di più … e in quel “molto di più” è racchiuso un mondo bellissimo e imperscrutabile.

I figli maschi sono come un’opera d’arte ( anzi, a ben pensarci: I FIGLI MASCHI SONO UN’OPERA D’ARTE): alle volte non li capisci (e vorresti in dotazione un manuale d’istruzione), alle volte non ti piace quello che vedi ( e pensi: “ma siamo sicuri che non me lo abbiano scambiato all'ospedale?”), alle volte ti esaltano, alle volte resti senza parole davanti a così tanta “bellezza”( e pensi: ma siamo sicuri che sono stata proprio io a fare questo?) … Ma qualunque sia il sentimento che provi per loro, SONO E RESTANO LA TUA PIU’ BELLA OPERA D’ARTE.

Tutto questo per dirvi che le Mamme Perfette NON esistono … ma tutti i giorni facciamo del nostro meglio (e senza false modestie ci riusciamo anche abbastanza bene).

E tutto questo per dirvi anche che 26 anni fa, più o meno a quest’ora, sono entrata anch’io nella schiera delle MammaDi FiglioMaschio.

Ed è una delle più belle cose che potesse capitarmi nella vita.

Auguri a Dario ( Il Marcantonio che ha preso il posto del mio biondo frugoletto) … orgogliosa di essere la tua MAMMA.

martedì 15 gennaio 2019

DI SOCIAL, RICORDI E NOSTALGIA

               (questo disegno è mio e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarlo, per piacere cita la fonte. grazie)


La moda di questi tempi è quella di demonizzare i social, salvo poi passarci un po’ di tempo quotidianamente, tutti i giorni.
Io sono dell’idea che i social, come qualunque altra cosa, vanno gestiti e non sono né meglio, né peggio di altre cose.
Abbiamo il dono del discernimento, quindi sta a noi farne buon uso.

Per quello che mi riguarda, i social mi hanno aiutato a “ripescare”, ritrovare persone che avevo un po’ perso di vista.

Faccio una piccola premessa: quando avevo 15 anni, la mia famiglia si è trasferita dal Piemonte al Veneto in una sorta di “emigrazione” al contrario visto che circa 30 anni prima il mio papà era stato uno dei tanti Veneti a spostarsi in Piemonte in cerca di fortuna.
Tutti i nostri parenti sono rimasti a vivere in Piemonte e vuoi la distanza, vuoi gli impegni di ognuno ci vedevamo un po’ poco. Da quando poi i miei genitori non ci sono più, tutto si è ulteriormente artefatto.

Qualche anno fa mi salta il ghiribizzo di cercare di recuperare un po’ i rapporti e ritrovo, proprio grazie ai social, 3 cugine, una addirittura che abita in Olanda da tanto tempo. 

Mio figlio dal canto suo, forse perché non ha avuto il piacere di conoscere i suoi nonni materni quindi gli manca un po’ della storia della mia famiglia, ha una “fame di parenti” che l’ha portato a recuperare uno zio (e successivamente sua figlia) semplicemente presentandosi a casa sua, suonando il campanello e quando lo zio ha aperto la porta ha esordito dicendo: “Buonasera ... mi riconosce? “ ( peccato che lo zio non l’avesse mai visto…)😊😊😊
Poi lo zio l’ha guardato un po’ meglio e ha deciso che sì, effettivamente mi assomigliava …

E così cominciano i messaggi, le mail e ci si racconta di questi anni “veramente volati”… ci siamo lasciate che eravamo ragazzine e adesso abbiamo figli dai 20 anni in su…
E insomma per quello che mi riguarda Facebook ha fatto un ottimo lavoro.

Qualche mese fa, mia cugina “olandese” mi racconta che la sua mamma (87 anni portati in grande stile), saputo che ho messo in bella copia il diario del mio primo cammino verso Santiago, ha esternato il desiderio di poterlo leggere.
Fantastica occasione (l’ho già detto altre volte…questo diario ad un certo punto ha iniziato a vivere di vita propria e combina grandi cose) … spedisco alla zia il mio libricino e sulla dedica metto anche il mio nr telefonico.

Passano forse 15 giorni e un sabato pomeriggio sono in ufficio a sbrigare un po’ di scartoffie quando il suono ovattato del cellulare mi distoglie dalle mie occupazioni.
“nr sconosciuto”…non rispondo quasi mai ai numeri che non ho in rubrica, ma quel giorno, chissà perché decido diversamente.

“Pronto?!?” è la mia risposta un po’ titubante.

--Ciao Dani -- la voce della zia Zita, identica a un sacco di anni fa, impossibile sbagliare!! – quando penso a te penso alla bimba biondina con i codini (già questo mi fa salire un groppo in gola … sono rimaste poche le persone che possono dire di avermi visto piccina e con i codini) … sai ho ricevuto il tuo libro e l’ho letto tutto prima di telefonarti. Brava, è veramente bello --

E cominciano una serie di complimenti da parte sua e di tentativi di "glissare" da parte mia ( i complimenti mi mettono sempre un po’ in imbarazzo)

Esauriti i convenevoli facciamo una sorta di “amarcord” e parliamo un po’ della famiglia del mio papà (suo fratello) e lei si abbandona ai ricordi e mi conferma (ma non ce n’era bisogno) di che splendida persona fosse mio padre, un uomo buono, mite, sempre pronto ad aiutare tutti.
Ad un certo punto mi fa: “sto pensando una cosa: tu vivi a Lendinara vero? Ma lo sai che è proprio a Lendinara che tanti anni fa ho sostenuto l’esame di avviamento? Pensa: eravamo in sei e solo in due ce l’abbiamo fatta. E sai cos’ha fatto tuo papà in quell’occasione? ( n.d.r. mio padre era di due anni maggiore di mia zia, quindi un ragazzino anche lui). Per un anno intero ha allevato i conigli, li ha venduti e ha risparmiato quanto incassato. Quando ha avuto i soldi necessari ha comprato una bici da donna usata, e anche un po’ male in arnese, l’ha carteggiata tutta, cambiato i copertoni, acquistato un campanello grazioso e l’ha ridipinta di un bell’azzurro. Tutto questo a mia insaputa. E il giorno che ho superato l’esame, sono tornata a casa e ho trovato lui con gli occhi lucidi dalla soddisfazione di potermi fare un così bel regalo. Ehh sì mio fratello Luciano era proprio una bella persona!!”

Immaginate le mie emozioni, la marea di sentimenti che mi ha letteralmente sommersa…questa storia non l’avevo mai sentita ed è stata l’ennesima conferma del gran cuore del mio papà. Lo immaginavo ragazzino, con i suoi grandi occhi azzurri attendere impaziente il ritorno della sorellina per poterla premiare per il bel traguardo raggiunto e superato.

La telefonata volge al termine ... ci salutiamo con la promessa di trovarci presto … chissà quante storie ancora potrò ascoltare dalla zia!!

Invece il destino ha deciso diversamente, la zia non mi ha aspettato e il giorno di Santo Stefano è volata via …

Un gran rammarico per non aver avuto il tempo di riabbracciarla ma mi piace pensare che lungo il cammino di questo nuovo viaggio abbia ritrovato il suo “fratellone” ad attenderla, e sottobraccio si siano avviati insieme discorrendo e ricordando i loro anni migliori, quelli dei sogni, delle aspettative …

Buon viaggio ad entrambi …

Sempre parlando di bici e tanto per farvi capire di che pasta era fatto mio padre: nei primi anni ’70 in un periodo piuttosto breve gli avevano rubato quattro biciclette  ( niente di che, però a lui la bici serviva per recarsi fino alla fermata dell’autobus che era piuttosto lontana.) Le bici di mio padre erano tutte figlie del “robivecchi” e costavano una sciocchezza. Lui le comprava, le sistemava un po’ ed eccole pronte per accompagnarlo ogni giorno fino alla fermata dell’autobus. Lì venivano legate con una catena al palo della luce e attendevano che mio padre facesse ritorno dal “turno” alla Fiat.
All’ ennesima bicicletta rubata proprio sotto casa, ne aveva acquistata un'altra e parcheggiata al solito posto nell’ androne del palazzo dove abitavamo.
Ma anziché salire in casa, si era nascosto in un’ansa del vano scale nella speranza di cogliere sul fatto il ladruncolo.
Ed infatti, dopo nemmeno 10 minuti eccolo lì … 12 anni o poco più … velocissimo si era avvicinato alla bici ma altrettanto velocemente mio padre era uscito dal nascondiglio e l’aveva preso per un orecchio ( altri tempi!!! Se lo fai ora ti denunciano per violenza su minore …)
Messo alle strette il ragazzino aveva confessato di aver fregato lui le quattro bici precedenti, ma una volta tornato a casa i suoi fratelli maggiori gliele avevano confiscate ad una ad una per utilizzarle loro.
E il ragazzino aveva chiuso il racconto dicendo: “questa è l’ultima che prendevo … ora tutti i miei fratelli hanno la bicicletta e sicuramente questa riuscivo a tenerla per me”.
Mio padre si era seduto sui gradini e aveva attirato a sé il ragazzino: “ ma benedetto ragazzo!! Ti sembra sia una cosa da fare? Sai cosa facciamo? Se mi prometti di smetterla con questo tipo di cose la bicicletta te la procuro io. Questa però me la lasci se no domattina non so come fare ad andare al lavoro”
Detto fatto, il giorno dopo di ritorno dal lavoro si era recato dal “ferrovecchio” di fiducia e aveva portato a casa l’ennesima bici che aveva reso utilizzabile e poi regalato al ragazzino che abitava proprio di fronte a noi.
Sarà stato un caso, sarà stato un passaparola, sarà stato che ormai in quella famiglia TUTTI avevano una bici “gentilmente offerta” dal sig. Luciano, ma da quel giorno biciclette al mio papà non ne hanno più rubate.