martedì 26 giugno 2018

EL PLATO DEL DIA

(pensieri in libertà del 5 giugno 2018, camminando sotto la pioggia verso Betanzos, sul Cammino Inglese )


                   ( questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)

Dorotea ha camminato tutto il giorno sotto la pioggia. Non ha la più pallida idea di quando ha lasciato la via giusta e si è smarrita nei boschi galiziani.
La cartina preparata minuziosamente a casa le è stata strappata di mano da una folata di vento particolarmente furiosa ed è volata nel Rio “NON SO COSA”…. perduta per sempre.
Intanto il tempo passa, in giro non c’è anima viva e….OK “in Galizia la sera fa buio alle 22” ma… se, arrivate le 22  lei non sarà ancora arrivata a destinazione? Meglio non pensarci…
Ad un tratto viene affiancata da un furgone e un ragazzo si sporge dal finestrino per chiedere se sia in difficoltà…
“Oh mamma! E se questo è un assassino? Ma dai finiscila, è solo una persona gentile”
Nel suo spagnolo smozzicato spiega che effettivamente non ha idea di dove sia finita e il ragazzo le comunica che poco più avanti, dopo la curva, troverà la “Taberna do Parais” dove poter consumare qualcosa di caldo e magari, perché no, fermarsi per la notte.
Detto questo riparte sgommando un po’ sull’asfalto bagnato.
“Ma guarda che tipo! Poteva anche offrirmi un passaggio! Avrei detto –No Gracias- ma almeno poteva fare il gesto!”
La curva è lunghissima e quando finisce ecco apparire in un paesaggio fumoso che sembra uscito da una storia di quelle che si raccontano ad Halloween, La Taberna.
Entra e un leggero scampanellio fa accorrere la Locandiera.
“Ven, toma asiento…” ( prego, accomodati) la signora è cortese e molto solerte e l’aiuta a togliersi la mantella fradicia. La invita poi ad avvicinarsi al fuoco che scoppietta nel camino per riscaldarsi un po’. Le chiede se vuole mangiare qualcosa e la informa che, se vuole, ha una camera libera per la notte.
A Dorotea non pare vero… nell’arco di 10 minuti una giornata “da dimenticare” ha completamente cambiato aspetto, e tutto per merito di una signora gentile e un camino.
Decide che sì, si fermerà qui per la notte ma bisogna avvertire il posto dove aveva prenotato che non la aspettino.
Prende in mano il telefono ma non c’è campo,Nel mentre ritorna Mercedes , la locandiera, e conferma che purtroppo in quella zona così sperduta , il segnale va e viene.
-Poco importa, pensa Dorotea – ci penserò domani.
Mercedes le comunica che, finchè la cena cuoce, può prendere possesso della stanza e farsi un bel bagno caldo.
Non se lo fa ripetere due volte e in un batter d’occhi, lasciati a terra gli abiti zuppi, scivola nella vasca lasciando fuori solo la testa.
La stanchezza e la tensione del giorno non tardano a farsi sentire e prima di abbandonarsi completamente, esce dall’acqua ormai tiepida e indossata un’allegra tuta di ciniglia rosa confetto , torna nella sala principale.
Mercedes la accoglie con il suo miglior sorriso e la fa accomodare all’unica tavola apparecchiata di tutto punto.
Si scusa ma a causa del maltempo e dell’elevata distanza dal primo centro abitato non ha molta scelta per quanto concerne il menù.
"Tenemos -el plato del dia-, lo recomiendo, no te arrepentiràs" (abbiamo -il piatto del giorno- te lo raccomando, non te ne pentirai) 
Dorotea accetta di buon grado... il pensiero di un pasto caldo la alletta parecchio , qualunque cosa ci sia che bolle in pentola...
Finchè la cena sta cuocendo, Mercedes in un Italiano elementare frammisto al Castigliano , intrattiene la sua ospite chiedendo da dove venga e cosa faccia in quel posto tutta sola...
A grandi linee Dorotea racconta di abitare vicino a Venezia ( che tutto il mondo conosce) e di essere in cammino verso Santiago. Poi curiosa, chiede qualcosa in più sul "plato del dia"... La Locandiera racconta che oggi il piatto si chiama "Estofado de Vendedor ambulante" (stufato del commesso viaggiatore).
Incuriosita da questo strano nome cerca di capirne di più sollecitando la cuoca a svelare i suoi segreti.
Marcedes con una luce maliziosa negli occhi racconta che per farlo hanno usato un commesso viaggiatore capitato per sbaglio alla locanda…
Dorotea spalanca gli occhi e… Mercedes scoppia i una fragorosa risata.
“ Ma no… scherzavo… è solo che la ricetta è un segreto segretissimo  che ci tramandiamo noi donne di famiglia da generazioni!”
Visibilmente sollevata Dorotea inizia a mangiare e, a parte il gusto un po’ dolciastro (forse a causa di qualche spezia o ingrediente segreto) deve ammettere che lo stufato è veramente ottimo.
Finito di cenare l’albergatrice le consiglia una bella tisana rilassante.
“Vedrai… con questa farai un sonno lungo e riposante e ti sembrerà di essere in Paradiso”
Dorotea finisce la tisana e si sente stanca, veramente stanca. La giornata con tutte le sue disavventure le sta presentando il conto.
Arranca per le scale e appena varcata la soglia della stanza si abbandona sul letto, così , con ancora indosso la tuta rosa confetto.
Al piano inferiore Mercedes sta rigovernando la cucina e ad un tratto sente bussare piano piano alla porta sul retro. Corre ad aprire e fa entrare Miguel, suo fratello, l’uomo del furgoncino che qualche ora prima ha dato le indicazioni a Dorotea.
“Tutto bene? Sistemate tutte le cose di ieri?” esordisce con un sorrisetto curioso.
“Non ti preoccupare.- le risponde la sorella- del commesso viaggiatore non è rimasta traccia… L’auto l’hai portata tu dallo sfasciacarrozze, la valigia e tutti gli effetti personali sono finiti nel camino e hanno riscaldato l’ambiente. Le sue parti più “toste” sono già nella soda caustica e tra un po’ potremo fare tante belle saponette e la parte più morbida… beh quella è stata la cena di stasera e devo dire che è stata parecchio apprezzata. Ma a proposito di cena: sto scrivendo il menù per domani.
Domani “el plato del dia” sarà “Mujer rubia de Venecia, desaparecida”  ( Bionda Veneziana scomparsa)
Alza gli occhi dalla lista e sorride a Miguel che sta affilando il coltello mentre si appresta a salire al piano di sopra…
Un consiglio: diffidate sempre quando vi vogliono far mangiare qualcosa che è “ UNA RICETTA SEGRETA”

martedì 27 marzo 2018

SCRIVERE ( E LEGGERE) E' TERAPEUTICO



Domenica scorsa incontro un’amica che non vedo da un po’…mi prende da parte e con gli occhi lucidi mi dice : -sai ho letto il tuo libro e mi è servito tanto…l’ho portato con me in ospedale e l’ho letto finchè attendevo fuori dalla sala operatoria l’esito di un intervento abbastanza pesante che ha subìto mia sorella. L’intervento è durato 12 ore e io ero là fuori e non sapevo come affrontare l’attesa. Poi ho preso in mano il tuo libro e dopo poche pagine sono riuscita ad “uscire” dalla sala d’aspetto e a percorrere con te un pezzo del Cammino. L’unica pecca? Un po’ troppo breve, l’ho finito troppo in fretta e quindi l’ho riletto con più calma assaporando ogni singolo paragrafo. Grazie, grazie infinite, non saprai mai quanto bene mi hai fatto-

Resto senza parole…aldilà del fatto che mai avrei pensato che il mio piccolo diario potesse essere d’aiuto a qualcuno, ho sempre pensato che SCRIVERE FOSSE terapeutico, ma non mi ero mai soffermata sul fatto che potesse esserlo anche leggere.
Per quello che riguarda me ho sempre attinto a piene mani da queste due cose : ho iniziato a scrivere che non avevo ancora 5 anni per spirito emulativo: vedevo mia sorella che faceva i compiti e anch’io volevo “un fojo e una pitita” (un foglio e una matita)..ma non mi accontentavo di disegnare VOLEVO SCRIVERE.

Ed è così che nel lontano 1967 diventai una copia al femminile del “piccolo scrivano fiorentino” ( vedi il libro “Cuore” di Edmondo De Amicis ) o dei monaci amanuensi. Per tenermi impegnata mi regalarono un bellissimo libro con le favole di Esopo. Ed io giorno dopo giorno, senza conoscere le parole, ricopiavo ogni singola letterina, affascinata da queste strane forme che per la mia fantasia straripante avevano un sacco di significati diversi. E osservando le illustrazioni inventavo delle storie che nulla avevano a che vedere con il testo originario.

Il passo dal copiare le letterine a capire che le letterine erano dei suoni e che messe insieme formavano le parole fu breve. Da lì mi si aprì un mondo fantastico fatto di favole, storie e filastrocche e un po’ più avanti anche di cose decisamente più impegnative. Ricordo in modo nitidissimo che a 6 anni appena compiuti lessi a mamma e nonna che ascoltavano in religioso silenzio un articolo di giornale sul rapimento e omicidio di un ragazzino toscano di nome Ermanno Lavorini. Quello fu l’inizio di un amore che dura tutt’ora. Mi piace leggere, mi aiuta a staccare la testa dalle rogne di tutti i giorni. E poi leggere arricchisce : chi legge ha un lessico più forbito, conosce più vocaboli, impara anche a spiegarsi meglio.

Per quello che concerne lo scrivere ho sempre avuto “amici di penna” fin dai tempi della scuola con i quali scambiare una fitta corrispondenza….dalla lettera “classica” sono passata poi alle e-mail e tutt’oggi ho amiche sparse un po’ dappertutto con le quali lo scambio di missive è quasi quotidiano.
Oltre alla corrispondenza , fin da ragazzina ho tenuto per lungo tempo un diario e da un po’ di anni a questa parte mi diletto anche con racconti brevi.
Ho sempre trovato un piacere estremo nello scrivere: la mente che “frulla”, i pensieri disordinati che prendono forma e diventano una storia…così come amo la lettura: i libri ti portano in posti sconosciuti, ti fanno vivere storie , ti fanno vestire i panni del personaggio principale. Da ogni libro che ho letto ho imparato qualcosa…piccole e grandi cose. Ho imparato a desiderare di saperne di più su alcuni argomenti e in questo caso le letture sono state stimolo ad approfondire.
Amo l’odore della carta stampata..la prima cosa che ho fatto quando mi hanno consegnato le scatole che contenevano il mio diario “vado a Santiago e torno” è stata quella di prenderne una copia, sfogliarla e annusarla.

Per un breve periodo della mia vita di studentessa ho lavorato part-time in una cartolibreria e poiché sapevo fare poco o nulla mi avevano messo a riordinare gli scaffali e schedare i libri che contenevano: i mitici “ Oscar Mondadori” i tascabili per eccellenza. Le altre colleghe mi prendevano un po’ in giro per questo lavoro da “topo di biblioteca”..io invece ero felicissima di passare giornate intere in mezzo ai libri.

 Anni dopo, quando dovevo decidere su cosa fare da grande, mi sarebbe piaciuto aprire un locale a metà tra la libreria e il salotto letterario… il negozio a piano terra e nel soppalco un posticino speciale con poltrone, divanetti e una “tisaneria”. Un posto dove potersi soffermare un po’, dove staccare da tutto, dove poter sfogliare i libri magari bevendo qualcosa di caldo. Un posto dove organizzare presentazioni di nuovi romanzi, dove pianificare incontri per discutere dei libri letti.

Poi la vita mi ha portato a fare tutt’altro, ma ogni volta che entro in una libreria penso a come avrebbe potuto essere la “MIA”, e un sottile rimpianto alberga per un istante nel mio cuore. Poi scelgo qualche nuovo pezzo per la mia personale biblioteca e quel dolore sottile sottile un po' si smorza.....

Dico spesso che i libri sono dei grandissimi amici: se hai tempo per leggere ti porteranno in posti fantastici e ti faranno vivere emozioni uniche , se invece sei di fretta, oberata dagli impegni e appena posi il capo sul cuscino sei già nel mondo dei sogni, loro stanno lì sul comodino tranquilli e silenziosi in attesa di tempi migliori. E in certi giorni, sapere che una volta tornata a casa potrai riprendere la lettura da dove l'hai lasciata la sera precedente è un piacere che non ha prezzo.

domenica 25 febbraio 2018


SERATA FRA DONNE (23-02-18)

Metti un venerdì sera… metti 10 donne attorno ad un tavolo…
Metti che fuori la sera è di quelle “da lupi”… di quelle che se proprio non è importante “col cavolo che esco di casa”… quindi il fatto che siamo qui vuol dire che trovarsi, ritrovarsi è importante per noi.
Ognuna di noi ha la sua storia : c’è quella che ha lasciato a casa i bimbi , quella che viene da più lontano di tutte e la sera fa un po’ fatica a guidare , quella ( io in persona) che a casa ha lasciato stanze vuote perché i suoi affetti più cari sono a Milano alla fiera e chissà a che ora torneranno.
Ognuna ha la sua storia ma stasera ci siamo prese una vacanza dalla famiglia e siamo qui : cibo buono, compagnia ottima.
In realtà stasera c’è la fusione fra due gruppi : uno è quello delle “donne dei calciatori” dove io e la Betti entriamo di straforo ( lei è mamma di un calciatore e io… io … io sono una che la squadra ce l’ha tatuata nel cuore .)
L’altro è un gruppetto di ragazze nate più o meno negli anni ’60 che a San Silvestro han deciso , con il passaparola, di trascorrere la “notte di transizione” insieme. Esperimento riuscito in modo entusiasmante che speriamo si possa ripetere in futuro.
E stasera abbiamo deciso di passarla insieme, lasciando i nostri “ragazzi” a casa e godendoci un po’ la compagnia delle altre.
Si parla un po’ di tutto ( i soliti discorsi di donne che vanno da “chi è il tuo parrucchiere” a dissertazioni filosofiche sui massimi sistemi), scopriamo di avere tante cose che ci accomunano ( Il Commissario Montalbano primo in classifica).
La serata scorre fino a quando Claudia quatta quatta , infila il cappotto e cerca di guadagnare l’uscita passando inosservata.
Ritorna poco dopo con una “maxi-bag” che è un inno alla vita : fiori e foglie colorate e glitter a rendere tutto ancora più scintillante.
La guardo incuriosita, lei si ferma davanti a me e fa “ effettivamente tu sei l’unica che di questo non sa nulla, quindi questo è tuo!”
Sono in imbarazzo ( non so perché ma i regali inattesi mi fanno , da sempre , questo effetto) ma il sentimento che prende il sopravvento è un altro : mi sento AMATA .
Prima ancora di aprire il pacchetto apro il biglietto che lo accompagna ed ecco che leggendolo due lacrimucce di commozione fanno capolino. Sono letteralmente sopraffatta da un sacco di belle emozioni.
Il biglietto recita più o meno così:

Beati i sognatori, gli idealisti, i teneri. Beati gli ingenui, i grandi che non hanno perso la voglia di sentirsi bambini nell'animo.”

Le mani non collaborano molto nell’aprire il pacchetto: ed ecco dalla bella borsa floreale spuntare quello che le mie amiche hanno scelto per me....




Non so se sono riuscita a trasmettere ad ognuna di loro il sentimento che in quel momento albergava nel mio cuore. Mi auguro di sì… in caso contrario cerco di fare ammenda con questo post.
Tornata a casa ( la casa è ancora deserta… i miei prodi torneranno solo verso le tre) ho tutto il tempo di gustarmi i miei regali e immaginarli “all’opera”… sfoglio il diario di viaggio, annuso le pagine, ne tasto la consistenza. E cosa dire del beauty? Un colore accattivante… bello spazioso. Mi sa che lo userò come “bagaglio a mano” ( da quando ho iniziato a camminare a piedi per il mondo ho imparato a viaggiare “easy” e credo proprio che tutto quello che può servire ci starà tranquillamente)
Insomma è l’una di notte e sono ancora qui che giro per casa con la testa e il cuore in tumulto e penso a una cosa che ci siamo dette io e Cristina stasera.
Abbiamo più o meno la stessa età e lei guardando le “ragazze dei calciatori” dice : “ come sono diverse da come eravamo noi alla loro età… per loro questo è --il periodo d'oro-- chissà come saranno quando avranno la nostra età di adesso?”
Io non credo che “loro” ( il ceppo giovane della tavolata) siano poi così diverse da com’eravamo noi… diverso era il contesto, il periodo storico, ma in fondo le persone di qualunque tempo e in qualunque luogo un po’ si assomigliano tutte. Così come non credo che ci sia “il periodo d’oro” della propria vita.
--Intorno ai vent’anni ero innamorata dell’Amore dei vent’anni, ero fresca sposina e pensavo che quello era sicuramente il periodo d’oro della mia vita.
--Intorno ai trent’anni sono diventata mamma ed ero convinta che quella fosse la completezza della mia vita, che non ci sarebbe mai stato niente di più bello
--Intorno ai quarant’anni ho vinto una grandissima scommessa con me stessa e mi sono sentita fantastica. Quindi quale periodo avrebbe potuto essere più bello di quello?.
--A cinquant’anni o giù di lì ho preso lo zaino in spalla e mi sono incamminata verso Ovest… non avevo mai fatto nulla da sola e ho scoperto che è inebriante il senso di libertà che ti dà camminare verso una meta ma con i ritmi che tu senti tuoi. E sempre in quel periodo ho conosciuto parecchie donne fantastiche con le quali ho condiviso stasera una serata indimenticabile. Sicuramente  un periodo d’oro
Quindi credo che “il mio periodo d’oro”  sia iniziato il giorno che mi sono affacciata alla vita e non finirà mai se saprò essere così intelligente da gustarmi tutte le piccole e grandi cose che il destino ha in serbo per me, e se saprò continuare a circondarmi di persone come le fantastiche amiche di questa cena.
Vittoria ( la figlia quasi adolescente di una delle amiche presenti stasera) ci ha raggiunto ad una certa ora perché era curiosa di vedere cosa conteneva il pacchetto.
Visto il regalo mi ha detto : “ sono state proprio brave vero?” e io : “eh sì, brave loro a scegliere questi regali così adatti a me e soprattutto a tenermi tutto nascosto ma… BRAVISSIMA io ad averle scelte come amiche!!”
E quando hai delle amiche così ( parafrasando George Clooney) “what else?”  hai raggiunto il “top” e non ti serve altro.

mercoledì 3 gennaio 2018

UNA  FAVOLA  “A CAVALLO”
“ a  cavallo ” non nel senso che parla di equitazione… a cavallo di 2 secoli, a cavallo di 2 millenni... una favola cominciata nella seconda metà del ‘900 e che prosegue tutt’ora… nel terzo millennio.
Dunque: le favole solitamente cominciano con “c’era una volta”…bene signori che la favola abbia inizio.
Era trascorso qualche giorno da quando Gesù Bambino era passato quatto quatto la notte di Natale a portare i doni ( nel luogo in cui si svolge la vicenda infatti non è il “nonno vestito di rosso” che porta i doni ma bensì il piccolo Gesù Bambino,e questo ha creato nella mente di tante generazioni domande senza risposta: “ ma come fa un bimbo così piccino a trasportare un sacco pieno pieno di regali?” Diciamocelo: molto più credibile Babbo Natale. Grande e grosso, con la slitta capiente e le renne che corrono veloci.  Poi però la mattina di Natale i regali sotto l’albero c’erano e passava in secondo piano il “come avrà fatto…”).….ancora riecheggiavano i botti di capodanno e i Re Magi erano ormai in dirittura d’arrivo quando, in una notte buia e tempestosa ( chi c’era --e adesso non c’è più-- mi ha raccontato che era la tipica “notte da streghe”. Freddo, vento e pioggia), ad allietare la vita di una famigliola semplice è arrivata una bimba spettacolare.
Da subito la mamma aveva capito che tipetto sarebbe stata la sua terzogenita ( e la mamma è stata la sola persona che ha capito fino in fondo la sua bambina sempre, anche quando bambina non era più. Forse non sempre condivideva le sue scelte, ma l’ha lasciata libera. Libera di trovare la propria strada, libera di sbagliare. Questo è il grande cuore delle mamme).
Torniamo a noi: ancora prima di nascere la pupa aveva dimostrato un bel caratterino, rifiutandosi appunto di nascere allo scadere dei tempo stabilito ( anche se….bisogna fare un piccolo inciso: negli anni ’60 non esistevano le tecnologie delle quali disponiamo oggi, quindi i conti non erano mai proprio esatti, ma tant’è.). La piccina era attesa intorno a Natale, ma chi glielo faceva fare di lasciare la comoda collocazione in grembo alla sua mamma, al calduccio, al riparo, per lanciarsi in un posto del quale non sapeva nulla? Ecco: la bimba aveva trovato la sua “zona confort”, la zona dove tutto ci è conosciuto e non ci sono sorprese.
La Natura però a un certo punto aveva deciso diversamente e aveva inviato alla bimbetta “lo sfratto esecutivo”…a nulla era valso fare ostruzionismo: ci aveva provato con tutte le sue forze. Si era messa di traverso, aveva provato ad opporre resistenza proponendosi “di spalla”…. Loro, là fuori, erano tanti, erano grossi e avevano un sacco di strumenti per obbligarla ad uscire.
È così, in quella notte buia e tempestosa, il 3 gennaio 1963, alle 23,45 , la Grande Madre Terra aveva accolto una figlia in più.

Bionda, occhi azzurri, paffutella.
Eccomi qui com’ero a poco più di 2 anni. Carina vero?
È bello ogni tanto fermarsi un po’ e “guardare indietro”.
Guardare la strada fatta, ricordare chi non c’è più ( ciao Mamma e Papà, ovunque voi siate), ricordare chi fisicamente ancora c’è ma ha scelto di non esserci.
Apprezzare chi c’è sempre, ogni giorno. Anche quando è difficile. Soprattutto quando è difficile. Che a essere amici quando c’è da divertirsi sono capaci tutti. Ma è la strada impervia che ti dimostra chi merita un posto nel tuo cuore.
E poi è bello guardarsi intorno esattamente come faccio io in questa foto : guardare “in giro” , per cercare la propria strada.
E poi guardare avanti. SEMPRE. Perché il compleanno non è solamente “è passato un altro anno…hai un anno in più”. Il compleanno deve essere “nascere di nuovo”. E , forti delle esperienze passate , guardare al domani, essere curiosi.
Un caro amico anni fa a Roma mi ha fatto vedere un filmato. Quel filmato è impresso bene nella mia mente e nel mio cuore. E’ il discorso che Steve Jobs tenne all’Università di Stanford il 12 giugno 2005 e che si conclude con questa frase "Stay hungry, stay foolish" , ovvero un invito ad essere sempre curiosi e un po' folli.
Ecco, il regalo che voglio farmi per questo mio nuovo compleanno è proprio questo: continuare a guardare il mondo con gli stessi occhi di quand'ero bambina ( quindi essere curiosa) e affrontare le nuove sfide con un pizzico di follia.

martedì 3 ottobre 2017

Il Mio Cammino (parte seconda)




ALLENAMENTO

2 giugno….si comincia…
Riva dell’Adige: Da Badia a Castagnaro e ritorno …14 km  non male per cominciare. Le mie gambe la pensano diversamente e il giorno successivo cammino come se qualcuno mi avesse preso a legnate.   Mi fa male tutto , anche le gengive ( non è vero ma un po’ di vittimismo ogni tanto ci vuole).

Non faccio nemmeno in tempo a smaltire l’acido lattico ed è già domenica.    Stavolta voglio farla un po’ più lunga e decido di andare fino a S.Pietro Polesine (25 km). Mi metto d’accordo con mio figlio perché venga a prendermi all’arrivo e parto all’alba.

Qui occorre un inciso : sono una donna completamente priva di senso dell’orientamento ( del resto ho un sacco di altre qualità quindi per non diventare antipatica bisognava privarmi di qualcosa….).    
Per andare a camminare mi affido a Google Maps e le sue piantine…….con questo non voglio dare la colpa a Google Maps dei miei sbagli ma se ti dico “ voglio andare a piedi da Y a X” non puoi farmi percorrere una lunga, lunghissima strada bianca e in fondo a questa solo campi…….nemmeno un viottolino piccino. 
                   
Prima di farmi prendere dallo sconforto  vedo un signore anziano che mi sta scrutando……..il suo sguardo dice : “cossa fala chì , stachì?”   (traduco per i non residenti: “ cosa fa qui, questa?)
Chiedo : -Buongiorno, c’è un modo per arrivare a S.Pietro?-                      
e lui : -da qui si arriva dappertutto…..-  
Penso : -ho trovato un nonnetto drogato…..siamo in mezzo al nulla e mi dice che da qui si arriva dappertutto……….-   
Lui continua :   -se lei segue il campo di grano qui a dx alla fine arriva sulla statale per S.Pietro, se invece vuole seguire quel campo di granoturco che c’è là in fondo a dx , comunque arriva sulla statale per S.Pietro solo un po’ più vicino al paese, se invece vuole costeggiare questo bel campo di girasoli qui a sx alla fine arriverà su una strada sterrata che la porterà dritta dritta in piazza a S.Pietro.-
Opto per il campo di girasoli……mai visto tanti girasoli in una volta sola ( ancora non lo so , ma 2 mesi dopo in Spagna ne troverò un campo ancora più grande che accompagnerà buona parte del cammino di quel giorno) sono ancora piccoli ,i fiori non ancora sbocciati sembrano tante pietre preziose incastonate…costeggio il campo per oltre 1 km e alla fine arrivo sulla strada sterrata …. 
A un certo punto un incrocio …..in giro neanche un’anima e io che proprio NON SO DOVE ANDARE.  
Mi guardo un po’ intorno e in lontananza vedo un campanile…
campanile= paese …  paese= S.Pietro Polesine … mi dirigo tutta contenta verso il campanile …fa un caldo!! In giro , a parte qualche ramarro , non c’è nessuno ( del resto nessun sano di mente cammina sotto il sole di mezzogiorno , così tanto per fare qualcosa…).         
Ormai  avvezza a grandi imprese “taglio” attraverso un campo di mais tenendo sempre d’occhio il “mio” campanile….. non mi sfiora neanche lontanamente l’idea che possa NON essere il campanile di S.Pietro ( paese per altro, che io non conosco)

Ad un certo punto, vuoi per la stanchezza, vuoi per il gran caldo , comincio a fare pensieri “melodrammatici” : -E se adesso svengo qui , in mezzo a ‘ste file di pannocchie…quand’è che mi ritrovano? Ad ottobre quando trebbiano? E hai voglia andare a “chi l’ha visto?” chi vuoi che mi veda qui in mezzo!!-
Esco dal campo di mais e tra me e il campanile c’è solo un boschetto.  
Penso: -adesso arrivo al boschetto, mi siedo sotto un albero al fresco, riprendo fiato e poi riparto.-                                                           
Arrivo al boschetto , mi siedo sotto un albero ma di fresco nemmeno l’ombra……in compenso sotto l’albero ci sono delle belle erbette urticanti delle quali non mi avvedo ma che renderanno la parte scoperta delle mie gambe (dal ginocchio alla caviglia) a strisce di varie tonalità che vanno dal rosa scuro al carminio passando per il porpora. 
                
Riprendo il cammino sempre più stanca e sempre più immersa nella campagna veneta, calda e sconfinata.
Ad un tratto vedo un ragazzo intento a sistemare delle piante di pomodoro in un orto non recintato…mi avvicino e chiedo: 
-Buongiorno , c’è un modo , SENZA TORNARE INDIETRO, per arrivare in piazza?-    
Lui mi guarda incuriosito e risponde :-Eh no, bisogna proprio tornare indietro.-
Mi guarda ancora , probabilmente nei miei occhi legge la disperazione e fa :      
-Sa cosa facciamo? Chiamo mio fratello e la faccio passare attraverso il mio cortile……esce dal cancello , due passi ed è subito in piazza-
L’avrei baciato….in un attimo arrivo vicino alla chiesa, entro in un bar , bevo un the fresco e in quel momento squilla il cellulare.     
             
E’ mio figlio 
-Dove sei?- domanda                                                                        
--Sono appena arrivata…vieni pure a prendermi-                                              
-Viene il papà che io sto finendo un lavoro-
 Dopo 10 secondi mi chiama mio marito :
      -Dove sei?-   
-         --A S.Pietro Polesine-
-         - Sicura?- (un piccolissimo dubbio fa capolino tra le mie certezze)
-      --Direi di sì … ma facciamo così…tu parti e io intanto mi sposto dall’altra parte della piazza e vediamo se trovo  conferma-
Mi sposto dall’altra parte della piazza e un cartello luminoso mi avvisa che è il giorno 7 giugno 2015 , ci sono 42 GRADI , e poi appena sotto   “BENVENUTI A CENESELLI”
Tutto da un’altra parte!!! Evito di raccontarvi come e per quanto tempo i miei cari mi abbiano preso in giro….

Ed episodi simili li ho vissuti praticamente TUTTE le volte che sono andata ad allenarmi.        Allora mi sono fatta furba e ho scelto percorsi sempre abbastanza vicini a casa , così anche perdendomi riuscivo ad orientarmi meglio ….e sempre percorsi ad anello : partivo da un posto e arrivavo nel medesimo … in questo modo non avevo bisogno che nessuno venisse a prelevarmi all’arrivo.
E insomma…tra un allenamento e una pianificazione del viaggio arriviamo ad oggi 5 AGOSTO .  La roba da mettere nello zaino è tutta sul comò insieme alla lista di controllo per non dimenticare nulla.




In questi giorni in ufficio ho fatto orari impossibili per lasciare la scrivania abbastanza libera. Non ci sono riuscita e così andrò al  lavoro anche domattina.


(continua)

venerdì 9 giugno 2017

Il Mio Cammino (parte prima)

                 ( questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)


Quella che vedete qui sopra è la copertina del diario del mio primo Cammino verso Santiago.
E se volete passare un po' di tempo in mia compagnia...ecco l'incipit del diario stesso:



(agosto 2015)


PROLOGO

Quando comincia un viaggio?
Quando si sale in aereo, auto, autobus, moto, nave o traghetto?
Per me il viaggio inizia molto prima … inizia quando per la prima volta pensi al viaggio ... 
questo mio viaggio è iniziato qualche anno fa ….

La domanda di rito è: “ e quanti km hai percorso in questi anni?”
Se togliamo i circa 200 km fatti dal 2 giugno al 5 agosto per allenarmi ... ZERO.
Nel corso degli anni ho messo in piedi una regola : se qualcosa mi “gira intorno” per più di tre volte , vuol dire che merita di essere approfondito.

Prima volta: qualche anno fa sento parlare del “Camino Francés” quasi 800 km dai Pirenei a Santiago.   Primo pensiero: quanti km si potranno fare in un giorno? Una ventina? oltre un mese per farlo tutto ...  potrei farlo quando vado in pensione ... In fondo camminare mi piace….

Due errori di valutazione in un'unica frase.

1.      --E chi ti assicura che andrai in pensione?
2.      --Che ti piaccia camminare non è sufficiente ... per fare il cammino occorrono costanza , perseveranza … tanti km al giorno, TUTTI I GIORNI … non è affatto facile …
Quella volta , comunque , non mi aveva nemmeno sfiorato l’idea di poter fare anche solo una parte del cammino e tutto intero , per il momento ,  non potevo proprio farlo , quindi avevo riposto l’idea nel cassetto.
Ma le idee, quelle belle, sono come i semi che metti sotto una manciata di terra … tu non li vedi più , magari te ne dimentichi , ma loro al buio lavorano e quando meno te lo aspetti , salta fuori una bella piantina.
Seconda volta : viene a farci visita , durante le vacanze estive , una cugina di mio marito . Quando arrivano Lei e sua sorella ( le cuginette Milanesi) è sempre festa. Sono quel genere di persone che è impossibile non amare … non le vedi per un anno e dopo cinque minuti che sei con loro sembra di non essere mai state separate così a lungo.      Tra le tante cose che ci racconta , ci dice anche di aver fatto , in bici , un tratto del “Cammino” , ma di averlo sospeso a causa di qualche disavventura.
Ma non si è persa d’animo , anzi.  Ha già in mente di farlo TUTTO, con un’amica , quando andrà in pensione.
Tanta è la sua passione nel raccontare l’esperienza che aveva vissuto che sento il bisogno di informarmi un po’ di più … internet per queste cose è una vera manna … trovo tante notizie , esperienze .
Ma … ho sempre il problema del tempo: mai avuto un periodo di ferie così lungo … e ancora una volta sono troppo MIOPE per cercare un’alternativa (oggi preferisco pensare che quel giorno non fosse ancora IL MIO TEMPO ) e l’idea torna nel cassetto.
Terza volta : quattro anni fa , più o meno in questo periodo , accompagno mia cugina , quella cugina , nel suo ultimo viaggio. Non era ancora andata in pensione.
Ed è a questo che penso in quell’afosa giornata di agosto … “NON HA FATTO IN TEMPO” e sull’onda dei ricordi, del suo modo di ridere quando raccontava le cose , penso , decido , CHE FARO’ IL CAMMINO … durante la settimana che segue mi informo meglio , cerco di capire un po’ di cose … --cos’è la CREDENCIAL? E la COMPOSTELA? E com’è che S.Giacomo il Maggiore si trova in Galizia?—
Ma anche per quell’anno le ferie finiscono e per l’ennesima volta non se ne fa nulla (chissà che stufo sarà questo mio sogno di entrare e uscire da quel cassetto e non combinare mai nulla!!)

Di una cosa sono assolutamente certa : quando LO FARO’ ( perché sono certa che lo farò) , LO FARO’ DA SOLA. Questo perché credo sia una cosa da fare con i propri tempi, con nessuno che ti sprona e nessuno da spronare , staccandosi da tutti e immergendosi in se stessi.

Arriviamo al 2015 … sono passati sicuramente oltre 6 anni dal mio primo approccio con il CAMMINO ( che ci volete fare … sono come i trattori LANDINI … faccio un po’ fatica a mettermi in moto ma quando parto non mi ferma più nessuno) e a maggio si comincia a parlare di vacanze.
Mio marito esordisce dicendo: -quest’anno , con A. si va in Scozia- ( A. è un amico “recente” che ama fare imprese un po’ particolari nuotando e dipingendo in simultanea).
Chiedo per quando è previsto il viaggio ma non c’è ancora nulla di definitivo.
Ecco … se c’è una cosa che proprio non sopporto è viaggiare alla cieca … tanto , poi , gli imprevisti accadono lo stesso … almeno pianificare l’indispensabile ( biglietti e albergo).            Mio marito dice che con questa smania di programmare tutto , trasformo il viaggio in un incubo. A me invece piace pensare di essere una persona meticolosa.

Passa un po’ di tempo e chiedo se ci sono novità circa il viaggio. NIENTE … è ancora tutto in alto mare.
A fine maggio faccio un ulteriore tentativo ma la risposta è sempre la stessa :               
-dobbiamo ancora decidere … -
Ed è in quel momento che Santiago salta fuori dal cassetto …
-Bene –dico senza scompormi—visto che a me di andare in Scozia ( non me ne vogliano gli Scozzesi) interessa poco o nulla e sei tu quello che deve fare le foto dell’impresa di A. (dimenticavo: mio marito ha la passione per la fotografia ed è veramente bravo … ha quel “quid” in più nel cogliere l’attimo, il particolare … ) sai cosa facciamo quest’anno? Tu vai in Scozia e io vado a fare il Cammino di Santiago-

L’ho appena detto e mi ritrovo a pensare: “cos’ho detto? IO DA SOLA a Santiago? Io che ho oltre 50 anni , la forma fisica di un criceto in pensione , che lavoro in ufficio 10 ore al giorno , 6 giorni alla settimana , attività fisica NADA DE NADA ,io vado a Santiago?”

E la ragazza ottimista e un po’ scriteriata che è in me : “sì cara , tu VAI A SANTIAGO!! Sei talmente abituata a pensare alla tua vita in funzione della tua famiglia che non HAI MAI FATTO NULLA DA SOLA! E se tuo marito non andasse in Scozia , MAI LO LASCERESTI A CASA SOLO PER INSEGUIRE UN TUO SOGNO!! E’ l’occasione della tua vita e se te la lasci scappare  sei veramente scema!!”

 E la donnina coscienziosa : Sì ma … da SOLA … e organizzare tutto , e trovare il tempo per un po’ di allenamento , che non dico diventare Fiona May ma nemmeno assomigliare a Nonna Abelarda … per quanto su Nonna Abelarda ce ne sarebbero di cose da dire … ”

 “Senti bella … finiscila di farti tante PIPPE MENTALI … hai sempre organizzato bellissimi viaggi per te e i tuoi cari quindi questo alibi NON TIENE!  
Viaggerai da sola e ALLORA? Mica vai al CIRCOLO POLARE ARTICO!! Vai in Spagna , paese civilissimo … per quanto riguarda l’allenamento … su questo ti dò un po’ ragione: la tua forma fisica è una NON forma fisica … c’hai da lavorà … ma mancano oltre 2 mesi … impari a scappare dall’ufficio a ore decenti e VAI A CAMMINARE … come vedi ti ho smontato tutti gli alibi…e adesso parliamo di cose serie … comincia ad organizzare il viaggio ,a fare un po’ di prenotazioni, così quando ti verranno i ripensamenti, ti basterà pensare a quanto hai già speso e questo ti sarà di stimolo a non desistere“

ORA: questo dialogo tra le parti è veramente avvenuto nella mia testa…siete quindi liberi di pensare che ho una personalità “disturbata “…….fatto sta che oggi è il 5 AGOSTO   e domani parto per la Spagna.

Dal giorno di quel dialogo ad oggi ho impegnato tutte le mie domeniche  ad allenarmi ( mi sono anche persa ma questa ve la racconto un’altra volta).      
Ho pianificato il viaggio ( ah sì dimenticavo : per me e il tempo che ho a disposizione  oltre 700 km restano troppi … ho optato allora per fare l’ultimo tratto … 111 km da Sarria a Santiago da percorrere in una settimana … 6 giorni di cammino effettivo + una pausa il giorno di S.Lorenzo per riprendere fiato dopo le 2 tappe più lunghe) , ho contattato alberghi e ostelli ( non posso rischiare di arrivare un po’ tardi e trovare tutto occupato ) e insomma : la macchina organizzativa che è in me ha dato il meglio……

(continua)

domenica 4 giugno 2017

Due come noi...


Appunti nel cassetto
27-09-16
Ci sono giorni nei quali prenderei tutta la famiglia e “farei un bel falò”… perché essere famiglia è un bell’impegno … perché mio marito è un uomo pieno di progetti e poiché lavora 6 gg la settimana, ai progetti dedica la domenica, il giorno del Signore, il giorno del riposo.
E fin qui … se lui è contento così … il problema si pone quando sistematicamente vuole coinvolgere anche me nei suoi progetti..io sono convinta che bisogna trovare anche il tempo di riposare … e il tempo per "fare la lavatrice" , e un po’ di pulizie, e la spesa e…e…e… quindi lavorando anch’io 6 gg la settimana, il settimo lo dedico a qualcuna di queste amene attività ( con il Padre Eterno sono scesa a un compromesso: il sabato sera esco dall’ufficio giusto in tempo per assistere alla Messa nella chiesa che c’è sul percorso lavoro-casa … il Signore nella sua immensa bontà sa che se io andassi a Messa la domenica ascolterei un decimo di quello che si legge e dell’omelia, poi i miei pensieri si perderebbero nelle mille cose che mi sono rimaste da fare a casa … il sabato sera invece lo vivo come un vero “regalo” che faccio a me stessa. Per circa un’oretta NON ci sono per nessuno, telefono spento e orecchie ben accese … ascolto , medito e mi ricarico per la settimana seguente).
Capita quindi che, quando per 3 domeniche in fila il marito se la “squaglia” inseguendo i suoi sogni, la moglie, al rientro del consorte dall’ennesima avventura, si dimostri , non l’umile ancella pronta ad assecondare ogni singolo desiderio dell’amato, bensì la più cattiva delle Erinni e in un fiume di parole inarrestabile ( come nemmeno l’alluvione del ’51 che colpì pesantemente il nostro territorio) gli dica tutto quello che le passa per la testa … in realtà molto di più di quello che le passa per la testa perché più la donna è nervosa più veloce è la sua lingua … talmente veloce che il cervello non ce la fa a starle dietro.
Proprio ieri leggevo una frase interessante:

“quando una donna si arrabbia,
-il giorno dopo è ancora arrabbiata
-dopo un mese ancora se ne ricorda
-dopo un anno ancora te lo rinfaccia.
Quando si arrabbia un uomo…dopo un minuto non si ricorda nemmeno perché”

Da questo punto di vista io NON sono una donna standard … è pur vero che non dimentico, è pur vero che qualche volta rinfaccio, ma il giorno dopo ho già archiviato e si va avanti ( se non fosse così passerei tutta la mia vita “in guerra” e onestamente non ha senso fare la guerra al mondo intero)
Il giorno dopo questo scambio di vedute ( dove io ho brontolato e brontolato e dove “l’uomo” mi guardava con fare costernato pensando : “ dove è andata la dolce fanciulla bionda con gli occhi azzurri che tanti anni fa ho scelto come compagna? Forse questa signora cattiva l’ha rapita per prendere il suo posto? Forse vuole un riscatto? Forse dovrei strangolarla così finalmente in casa regnerebbe un po’ di silenzio e io potrei riposare ?”) è lunedì, cioè ieri.
Tutta la famiglia “Robinson” sull’onda di una proposta della sottoscritta, sta seguendo un corso di Lingua Veneta … per 7 settimane, 7 incontri in 7 diversi comuni polesani alla ricerca delle nostre “raize” ( le nostre radici). il pargolo per questa lezione ha dato forfait ( ha rimediato dei biglietti gratis per il concerto di Zucchero in Arena…come dargli torto!?) … restiamo io e il “principe consorte”.
Partiamo come sempre un po’ in ritardo ( sappiate che quando io viaggio sola arrivo sempre mediamente con mezz’ora di anticipo, quindi NON è colpa mia).. o meglio: siamo lievemente in anticipo sull’orario del corso ma un po’ in ritardo per quelli che sono i miei standard. Quando arriviamo scopriamo però che il prof è appena arrivato e deve ancora preparare tutto.
Visto che siamo partiti senza cenare decidiamo di fare un salto al bar a mangiare un toast … il baretto è carino, luci soffuse, la tv che passa un programma di canzoni a un volume accettabile … la ragazza al bancone molto gentile, ci prepara i toast e intanto scambiamo due parole, alcune battute … io e il mio “Ragazzo” quando siamo in vena siamo proprio una bella coppia … tipo “Ale e Franz” o “Gianni e Pinotto”… uno comincia le frasi e l’altro le finisce … a noi viene spontaneo prenderci un po’ in giro.
La ragazza risponde alle nostre chiacchiere e intanto ci osserva … a un certo punto dice:
“ voi due siete una coppia strana … è bello vedere persone che sanno scherzare e stare insieme … solitamente la gente entra, ti saluta con un mugugno e poi passa tutto il tempo a guardare il telefonino”. Resto piacevolmente sorpresa da questa affermazione … io lo so che siamo una bella coppia, ben assortita ( magari non tutti i giorni ma per la maggior parte del tempo sì) ma è bello che se ne accorgano anche le persone con le quali interagiamo.
Son lì che mi gusto ‘sto complimento e mio marito mi dice :
“ vedi? Sei tu che ti sottovaluti!!” e io “ probabilmente sei TU che mi sottovaluti…io lo so di essere una bella persona” e via così, a suon di simpatici rimproveri e affettuosi battibecchi per un paio di minuti … a un certo punto alla tv passa una canzone ( porca miseria…l’ho cercata su internet stamattina ma non sapendo il titolo e nemmeno il cantante faccio un po’ fatica a trovare qualcosa) e la ragazza al banco dice :”ecco, voi siete come la coppia della canzone … una coppia speciale”
Cara ragazza del bar “l’incontro”… tu non sai che razza di regalo mi hai fatto dicendo una cosa del genere.
Perché non è sempre facile andare d’accordo (non lo è quasi mai), però che una perfetta sconosciuta, solo guardandoci per 10 minuti decida che siamo una coppia speciale dopo oltre 30 anni di matrimonio..beh SONO SODDISFAZIONI!!


E naturalmente siamo arrivati a lezione in ritardo!!