sabato 31 gennaio 2026

IL PRIMO COMPLEANNO "DIVERSO"

(Foto: Fonte Web)

La notte sembra scandire i momenti “clou” della tua vita.

Sei venuto al mondo di notte, una fredda, limpida notte di gennaio di 33 anni fa.

Sei stato “amore a prima vista” … ci siamo guardati negli occhi e ho avuto la conferma che eri in assoluto il più bel regalo che potesse farmi il tuo papà!

Ma quali ori, ma quali gioielli, ma quali viaggi in località esotiche!!

Il tuo sguardo è stato allora e continua ad essere oggi il più bel gioiello che potessi ricevere, il più bel viaggio che io potessi desiderare.

Sei nato in punta di piedi, senza disturbare troppo. Hai deciso che era il momento di uscire a vedere il mondo e l’hai fatto con grazia, con delicatezza.

Eri un pulcino biondo con due grandi occhi grigio-azzurri, eredità della nonna Clementina, anche lei nata in uno dei tre giorni più freddi dell’anno.

Hai riempito letteralmente la nostra vita: ci hai insegnato come essere genitori che è sicuramente il mestiere più difficile del mondo ma anche il più appagante.

Quando penso a com’eri da bambino mi tornano alla mente immagini di te che gattoni, di te in giardino con i gatti e i cani, di te più grandicello che mi saluti mentre sali sullo scuolabus…

E poi l’adolescenza con i suoi alti e bassi, con le “sfide” fatte di occhiate e di lunghi silenzi (in realtà mai troppo lunghi)

Ed eccomi qui a guardare di sottecchi il mio “più bel gioiello”.

Vai dritto per la tua strada anche se non è sempre facile … sei “capatosta” come il tuo papà. Quello hai deciso e quello deve essere, senza sconti e senza scorciatoie.

Ma torniamo al fatto che la notte sembra scandire i momenti “clou” della tua vita.

Non perché tu sia un nottambulo, non perché ti piaccia fare le “ore piccole”.

Di notte sei nato, quindi di notte sei diventato figlio e di notte, quasi due mesi fa, sei diventato papà.

Questo è il tuo primo compleanno che vivi in veste diversa: per 32 anni hai festeggiato nei panni del “figlio”, quest’anno festeggi anche con la gioia di essere padre.

Benvenuto nel club!!

Ti aspettano anni che non riuscirai ad immaginare finchè non si compiranno … ti aspettano notti in bianco, poppate a tutte le ore … e poi i primi passi, le prime paroline, la bicicletta con le rotelline per non cadere e una volta tolte le rotelline la tua mano che terrà il sellino fino a quando capirai che il tuo baby ha trovato un suo equilibrio e può pedalare da solo.

E la bicicletta può essere proprio una metafora della vita: accompagniamo i nostri figli prendendoci cura di loro finchè capiamo che possono fare da soli … in quel momento togliamo la mano dal sellino e ci fermiamo a guardarli pedalare verso il loro futuro.

E questo che fa di un uomo un “papà” …lasciare andare il sellino al momento giusto, fermarsi a riprendere fiato e, nel caso di qualche piccola caduta, accorrere per disinfettare un ginocchio sbucciato, consolare, asciugare due lacrimoni e spronare a risalire subito in bici che la strada della vita è lunga e piena di bellissime sorprese.

Sono sicura che sarai un ottimo papà e il vostro “Piccolo Principe” un figlio fortunato!

BUON COMPLEANNO FIGLIO MIO.💖

"Se riuscirai a riempire l'inesorabile minuto

Con un istante del valore di sessanta secondi,

Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,

e--quel che più conta--sarai un Uomo, figlio mio!" (R.Kipling -IF-)


Pooh .Figli-

 

giovedì 29 gennaio 2026

LA PANCHINA ... QUELLA PANCHINA

(Foto: Fonte Web)

-Il primo dei tre giorni della merla, logico che faccia così freddo!!- pensa la donna chiudendosi bene il cappotto intorno al collo mentre ammira il lago.

E’ stranamente sola ma non sembra affatto preoccupata di questa assenza.

Poi la vede arrivare dal fondo del viale … capelli al vento (mai che si metta qualcosa in testa 'sta selvaggia!!), passo “da bersagliera” (così la chiamava il nonno Vittorio “la bersagliera”), piumino aperto che sventola come le lenzuola stese al sole nelle ventose giornate di marzo.

Si ferma un attimo, abbraccia la donna seduta sulla panchina e poi a sua volta si siede cercando di riprendere fiato.

-Scusa, scusa, scusa … oggi “l’universo criato” sembrava tramare contro di me!! Ero pronta per uscire e arrivare qui con un largo anticipo e mi è arrivata una telefonata di quelle che non finiscono più!! Chiudo la comunicazione, apro la porta per scappare alla chetichella e arriva un fornitore che non vedevo da tempo e mi attacca un pippone kilometrico … ci mancavano solo l’invasione delle cavallette e la pioggia di rane e poi eravamo a posto!! Ho avuto paura di non fare in tempo!-

-E secondo te io andavo via senza aspettarti? Ci vediamo una volta l’anno e me lo perdo perché sei un po’ in ritardo? Ma neanche se arrivano le locuste!! Dai dai racconta cos’hai combinato dall’ultima volta che ci siamo viste!-

Ha gli occhi che luccicano … è sempre così quando guarda la sua bimba … tutto l’amore si riflette nei suoi occhi che brillano.

Alza una mano, le accarezza una guancia …l’altra si appoggia a quella carezza, vorrebbe non finisse mai.

-Ohhh mamma, da dove comincio?? Il 2025 è stato come i fuochi artificiali alla fine della fiera … bello, colorato, rumoroso, un po’ incasinato ma bello, bello, bello.  Il 2024 era stato tutto l’opposto e non ti avevo raccontato niente per non farti rattristare, ma del 2025 ne ho così tante di cose belle che non so da dove cominciare … no, non è vero, so da dove cominciare: comincio dalla cosa più bella, che è arrivata proprio quando l’anno si apprestava a chiudere i battenti … SONO DIVENTATA NONNA!! Sembra impossibile vero? Eppure a inizio dicembre è arrivato Enea ed è in assoluto la gioia più grande dell’anno appena trascorso. E tu sei diventata Bisnonna!! Aumentiamo tutti di grado con l’arrivo del nostro “Piccolo Principe”!! Vedessi che bello che è!! E quando mi guarda, nel suo sguardo, nel colore dei suoi occhi ritrovo i tuoi, esattamente come quando suo padre era piccolino.

Poi cos’altro? Io e il Boss abbiamo fatto qualche viaggetto, c’è sempre la mia “famiglia pellegrina allargata” che è una famiglia un po’ matta come me fatta di persone bellissime, continuo a essere la presidente della biblioteca, continuo a “leggere libri al telefono” … con il Comitato continuiamo a gestire “Giallo in Abbazia” che ci sta dando un sacco di soddisfazioni (sono finita anche su Rai3 per pochi secondi per raccontare il nostro festival del Giallo)

Proprio per merito di questo festival ho conosciuto persone splendide, sono nate amicizie bellissime che continuano tutt’ora e poi abbiamo creato “regalami un racconto”… un’antologia di racconti che sarà in vendita per tutto il 2026 e il ricavato andrà ad un’associazione benefica che si prende cura dei piccoli pazienti oncologici. Per promuovere questa iniziativa ho letto un racconto in teatro davanti a un sacco di gente … sapessi che strizza avevo!!

Ogni tanto scrivo e uno dei miei racconti fa parte di una raccolta che è stata presentata ad ottobre scorso a Roma, a Roma capisci!?!

E poi … -

-Calmati un attimo, riprendi fiato che se no mi muori qui su due piedi!! Insomma gli anni passano ma sei sempre lo stesso “argento vivo” di quando eri ragazzina!! Una ne facevi e dieci ne pensavi!!

A quanto pare gli anni che passano non ti hanno tranquillizzata neanche un po’!-

-Ahhh no, per quello son rimasta uguale, anzi forse anche peggio!! Se poi ti racconto l’ultima …-

-Lasciami indovinare … hai dato fuoco alla casa? Hai deciso di aprire un rifugio per gatti? Ti sei iscritta per andare sulla luna?- e intanto ridacchia orgogliosa di questa figlia che non si arrende al tempo che passa e vive ogni cosa con la spensieratezza che hanno i bambini.

-Dai!! Non prendermi in giro!! Non ho dato fuoco alla casa ma il fuoco in qualche modo c’entra … - e sorride sorniona – poco più di una settimana fa ho portato la fiamma olimpica che sta viaggiando in lungo e in  largo per l’Italia direzione Milano dove il 6 febbraio si apriranno i giochi olimpici! E’ stata un’emozione bellissima!!-

-Tu hai fatto cosa? Certo che a te per fermarti bisogna legarti, e poi non sono neanche tanto sicura che basterebbe, saresti capace di fare come Houdini e trovare la maniera di sciogliere i nodi e liberarti!-

Si fermano un attimo, si guardano negli occhi e le parole non servono più.

-Mi manchi tanto … vorrei poter condividere ogni cosa con te quotidianamente- dice lo sguardo della bionda “scavezzacollo”

-Avrei voluto restarti accanto di più ma non ci è stato permesso. Sono così fiera di te bimba mia. Della donna che sei diventata, di tutte quelle cose che combini, che non sempre capisco ma che vedo ti fanno battere il cuore- rispondono gli occhi dell’altra.

E restano così: la testa dell’una sulla spalla dell’altra, in un silenzio perfetto.

Ci rivediamo qui il prossimo anno …

Buon Compleanno Mamma!-💝

Pooh -Ancora, tra un anno-

 

mercoledì 21 gennaio 2026

E QUESTA E' LA MIA STORIA ...


questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte.
grazie

La frase della foto dice: "I CARRIED THE FLAME" 

Ho portato la fiamma.

Ehhh già: io e altri 10000 siamo stati i portatori di quella fiamma giunta da Olimpia che ha attraversato l’Italia da nord a sud e che il 6 febbraio arriverà a Milano per dare l'avvio ai giochi olimpici invernali Milano Cortina.

Ma come ci sono arrivata a portare la torcia olimpica in una fredda mattina d’inverno? Ancora me lo sto chiedendo …

Bisogna fare un salto all’indietro nel tempo e arrivare a febbraio 2025.

Un giorno leggo in rete che c’è la possibilità di candidarsi, come tedoforo, per le Olimpiadi che si svolgeranno ad inizio 2026 in un gemellaggio tra Lombardia e Veneto, il MIO VENETO.

Penso: “E perché no?” e poi penso ancora “Se non ora, quando?”

E così compilo il modulo di richiesta partecipazione.

Mi vengono chiesti i dati anagrafici, residenza, contatto telefonico e mail.

Poi mi viene chiesta la motivazione del “perché” voglio diventare tedofora, quali sono i valori olimpici ai quali mi sento più affine e infine cosa direbbero le persone che conosco per incentivare la mia candidatura.

Scrivo tutto così, di getto, invio.

Il giorno dopo mi arriva una mail di ringraziamento per aver compilato il modulo.

Poi il nulla più assoluto per circa otto mesi.

Nel frattempo, penso a chissà quanti si saranno candidati e sicuramente con più “titoli” della sottoscritta, quindi, probabilmente, il mio modulo sarà diventato un origami e finito nel cestino.

Ero e sono consapevole di non incarnare “l’atleta tipo” … non sono giovane, non sono sportiva, non faccio attività fisica … insomma le prerogative perché tutto finisse ancora prima di cominciare, c’erano tutte.

Ogni tanto dicevo tra me e me “vabbè ci ho provato!”

Poi a fine ottobre mi arriva una mail che inizia così:

--Ciao daniela BARBONI,

sei pronto/a ad entrare nella storia dei Giochi?
Congratulazioni! Sei stato/a scelto/a come tedoforo del Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026.

È tutto vero: sarai uno dei 10.001 protagonisti che attraverseranno l’Italia, portando con sé l’energia, i valori e lo spirito dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.
Sarai parte di un racconto collettivo fatto di emozioni, condivisione e orgoglio italiano.--

La mail prosegue chiedendo se nel frattempo ho cambiato idea …

--Se hai deciso di NON partecipare a quest’esperienza come tedoforo, puoi annullare la tua partecipazione cliccando qui.

E finisce così

--Congratulazioni di cuore, TEDOFORO: il mondo ti guarda!
Team Tedofori Milano Cortina 2026--

Quello era il momento giusto per andare su  cliccando qui.  E annullare la mia candidatura.

E invece testarda come un mulo vado sul sito e confermo i miei dati.

Poi, solo poi, faccio mente locale.

M I   H A N N O  S C E L T O  C O M E   T E D O F O R O!!!

A me!?! OoooohhMmioDdio!!!

Leggo tutto quello che trovo in rete riguardo alla figura del tedoforo moderno e scopro che si tratta di portare la Fiamma (del peso di circa 1,5 kg) per 200/300 mt .

E così cominciano gli allenamenti … corricchiando ogni giorno e portando come fiaccola una bottiglia di acqua da un litro e mezzo.

Voi non avete idea di quanto lunghi mi sembrassero durante gli allenamenti sti 300 mt!!!

Ancora un po’ di incredulità c’era ed ero convinta che a ridosso della mia tappa mi avrebbero detto che ero una “riserva”, quella che a briscola viene detta “scartino” ( ‘na robetta di poco valore insomma).

Perché poi due domande te le fai, specie quando scopri che due donne che conosci e che sono mooolto più giovani di te e mooolto più atletiche di te, hanno compilato il modulo per diventare tedoforo ma non sono state confermate.

E allora a tavola io, mio marito e mio figlio facevamo congetture sul “perché” e sul “per come” e io sono arrivata a questa conclusione: chi ha scelto i 10001 tedofori avrà dovuto farlo ripartendo in modo equo le quote tra “uomini e donne” (son donna, ci sta!), di tutte le età (faccio parte dei “meno giovani” ok!), sportivi e non (e io sono decisamente NON, perfetto!) quindi io, in un certo qual modo incarnavo una fetta ben precisa della popolazione italiana.

Poi in effetti ho pensato di essere come la tipa bruttina che si conosce ad una festa: quando la racconti agli amici che non erano presenti e ti chiedono “Com’è?” tu rispondi “Simpatica” perché dire “brutta” non ti sembra gentile…

Ecco: ho pensato di essere stata scelta per “Simpatia” e così mi sono messa il cuore in pace e ho accettato che qualcosa più grande di me stesse accadendo proprio a me…

I giorni passano, la tensione cresce, i dubbi sono tanti, le paure pure…

Per come sono fatta io avrei voluto vivermi l’attesa e “il giorno” in assoluto anonimato e dopo, solo dopo, raccontarlo un po’ in giro.

Ma ho fatto i conti senza l’oste o, meglio, sono stata un po’ ingenua: ho confidato questa cosa alle amiche di un paio di gruppi whatsapp. All’interno di uno di questi gruppi c’è una giornalista e da lì è stato un crescendo Rossiniano: articolo su tre giornali con tanto di foto, la gente che ti riconosce per la strada e ti chiede come va … e l’ansia sale.

Gli amici che condividono con te l’emozione, che cercano in mille modi di incoraggiarti, non sanno quanto le loro parole non facciano altro che far crescere questa bolla di inquietudine che ormai ti avvolge.

E arriva il 20 gennaio: inutile dire che ho dormito poco e male. Ho la mia squadra del cuore con me, (mio marito e mio figlio) comunque vada, sarà bellissimo.

L’incontro è fissato presso una scuola dove insegna un’amica che come me fa parte del Comitato Biblioteca e che mi fa un po’ di foto del backstage, una anche con mio marito, che solitamente, essendo il fotografo ufficiale, non appare mai.

Arriviamo con congruo anticipo per la consegna delle divise (scopro con terrore che mi consegnano una divisa di una taglia più piccola rispetto a quella richiesta e che mi sta moooolto aderente), e nel momento che inizia l’incontro con lo staff per gli ultimi ragguagli mi sento stranamente tranquilla, mi sento di far parte di questo gruppetto di 14 persone che oggi farà un pezzo di strada insieme, che forse da domani non si rivedrà più, ma intanto oggi siamo qui tutti insieme con lo stesso obbiettivo: portare la luce di Olimpia a spasso per le strade del Veneto.

Io sono la prima della staffetta, la nr 14: questo significa che aspetterò la lanterna con la fiamma in arrivo da Nogara… nel frattempo i bimbi del coro intonano prima una canzone dedicata alle Olimpiadi e poi l’Inno di Mameli… faccio fatica a mantenere l’aplomb che richiede in quel momento il mio ruolo: ho gli occhi lucidi, c’è tanta gente intorno a me, per condividere con me questo momento così bello!

Un ragazzo dello staff mi chiede se sono emozionata, preoccupata e penso che emozionata sì, tantissimo, preoccupata no…

La fiamma arriva, la torcia viene accesa e parto: cammino tra due ali di folla festanti e scopro con tristezza che là in fondo già vedo il ragazzo nr 15 che mi aspetta, che aspetta “il bacio della torcia” per poter proseguire il cammino …gli dico scherzando “ dai, dai fatti in là che faccio altri 200 metri” poi gli metto una mano sulla spalla a mo’ di abbraccio e lo lascio andare.

La mia torcia viene ritirata dallo staff e mi avvio verso l’auto: lungo il percorso incontro i bimbi del coro che si sono esibiti poc’anzi e una mi chiede “E la torcia?” e io rispondo “E’ andata avanti…”

E (come direbbe Matteo Caccia) questa è la mia storia…

Qualcuno stamattina mi ha scritto “se mai deciderai di fare un’asta con il tuo abbigliamento da tedofora tienimi in considerazione”

E io ho risposto “se mai succederà lo farà mio figlio -a mie esequie avvenute- ...adesso cerco una bella scatola e poi la ripongo in un posto giusto giusto, tra le cose di valore"

Per chiudere con un sorriso questa bella esperienza vi allego le risposte che ho dato compilando il modulo per candidarmi a tedoforo


Dettagli della motivazione

Perché desideri essere un tedoforo, che significato ha per te?

Facendo una battuta potrei dire "o adesso o mai più" nel senso che sono arrivata ad un'età della vita dove certi treni passano probabilmente una volta sola.
Tornando ad essere la 62enne seria e pacata che sono credo debba essere un'emozione unica sapere di far parte di un progetto così grande, consapevole di essere una piccola "cosa", ma di apportare il mio contributo ad un evento mondiale.
In più, queste olimpiadi si svolgono nella regione che mi ospita dal 1978.

Quali sono i valori a cui ti senti più affine e come li interpreti?

Credo di poter abbracciare tutti i valori olimpici ... "lealtà, impegno, solidarietà, rispetto, pace e uguaglianza" fanno parte della mia vita di tutti i giorni. Sul lavoro, nel sociale, in famiglia.
Faccio volontariato mettendomi a disposizione nel comune dove risiedo ma anche a 300 km di distanza prestando servizio in un ostello sulla via Francigena.
ho creato un gruppo whatsapp 5 anni fa per far compagnia agli amici durante il Lockdown.
Gli amici sanno che, nel momento del bisogno io ci sono.

Se qualcuno volesse segnalare la tua candidatura, cosa racconterebbe di te?

Che sono tutta matta!! del resto chi si metterebbe a "leggere libri al telefono" per annullare le distanze imposte dal Lockdown? IO!
Chi continuerebbe a farlo ancora, dopo 5 anni, tutti i giorni? IO!
Chi organizza incontri ai quali partecipano amici da tutta Italia solo per il piacere di stare insieme e far conoscere il territorio in cui vivo, perchè se non facciano noi qualcosa per il posto dove viviamo chi lo farà?? IO!
Questa sono io! Daniela, 62enne veneta, aspirante tedofora.

 

 


giovedì 6 febbraio 2025

PUOI CONOSCERE ...

                                                                 (Foto: Fonte Web)
 

Diceva Immanuel Kant “Puoi conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui tratta gli animali”

Ed è proprio così che ho conosciuto il tuo Grande Cuore.

Ci frequentavamo da poco e un pomeriggio, nel cortile di casa tua, si materializza un cane.

Un incrocio tra un boxer e chissà cos’altro … del boxer aveva la struttura fisica, il manto fulvo, il muso schiacciato e la “mascherina nera”.

Ci guardava da lontano, la bava alla bocca.

Tu l’hai guardato e per la prima volta ho visto quella luce nei tuoi occhi … quella luce che non avevi nemmeno quando guardavi me che in teoria avrei dovuto essere appunto “La luce dei tuoi occhi”.

Con il tempo ho capito cos’era “quella luce” ma non quel giorno: quel giorno vedevo solo uno spilungone di 16 anni guardare negli occhi un grosso cane che contraccambiava quello sguardo.

Occhi negli occhi.

Poi lo spilungone comincia piano piano a parlare al cane, anche se da lontano. Un tono suadente, piccole frasi accompagnano piccoli passi di avvicinamento.

E io : “fermati, non vedi quanto è grosso!!! E poi guarda: ha la bava alla bocca, non è che ha la rabbia?”

E tu invece di ascoltarmi fai un passo, poi un altro ancora, sempre guardando il cane negli occhi.

Il cane ti fissa, probabilmente ne ha passate talmente tante che è stupito di trovare un “umano” così carino.

Un passo dopo l’altro, lo spazio tra i due diventa sempre meno.

Ad un certo punto il cane uggiola e muove piano il mozzicone di coda.

Io non lo sapevo ancora ma in quel momento stavo assistendo all’inizio di una bellissima storia d’amore che si sarebbe interrotta solo con la morte di quella splendida cagnotta che abbiamo chiamato Gilda.

Lo spazio tra voi due è poco meno di un metro: continuate a guardarvi fisso negli occhi, ognuno probabilmente domandandosi se può fidarsi dell’altro.

Poi allunghi un braccio sopra la sua testa e lei allunga la testa per ricevere, dopo tante angherie, una carezza. La tua.

Col tempo abbiamo scoperto che quella splendida anima con la coda veniva da un altro paese, che il suo “Umano” l’aveva abbandonata lontano da casa perché aveva l’animo da cacciatrice e sterminava il pollaio.

Da noi ha trovato uno “spilungone” che l’ha adorata da subito e da subito è stato contraccambiato.

Mi ricordo come si metteva di vedetta al cancello, quando sentiva l’inconfondibile rumore del motore della tua 500 che arrivava dal fondo della strada.

O quando, diventata mamma, permetteva solo a noi due di avvicinarsi ai suoi piccoli.

Ecco. Quel giorno avresti potuto magari cacciare quel cane che ti fissava dritto negli occhi: tirargli un sasso e mandarlo via.

E invece hai deciso di accoglierlo a casa tua, di farlo diventare parte della famiglia.

Poteva essere un caso ma invece è la quotidianità: ancora oggi, dopo tanti anni, quello spilungone porge la mano a chi è indifeso.

Quante volte di notte ti sei alzato perché i nostri cani abbaiavano in modo strano (quel particolare abbaio destinato a segnalare gli intrusi) e hai salvato qualche riccio da una brutta fine facendogli attraversare incolume il nostro cortile e accompagnandolo dall’altra parte della strada, verso la libertà!!

E quella volta che ci è letteralmente “caduto dal cielo” un cucciolo di pipistrello e lo abbiamo curato, svezzato e cresciuto e poi accompagnato in giardino per fargli spiccare il volo!!

Ecco chi sei tu: quello che si schiera sempre dalla parte dei più deboli, dei più fragili, di quelli che non hanno voce.

E direi che anche la frase di frase di J.K. Rowling ti sta a pennello.

“Se vuoi sapere com’è un uomo, guarda come tratta i suoi inferiori, non i suoi pari.”

Ma questa è un’altra storia …

Oggi festeggiamo un compleanno “tondo”.

Si “chiude” un periodo non facile … ma come diciamo in Cammino dopo una lunga salita che sembra non finire più

-dai che dopo la curva “spiana”-.

Orgogliosa di aver condiviso con te tanta strada e di aver potuto così conoscere il tuo Grande Cuore.

E come dice il Liga ricordati che

"Il meglio deve ancora venire"


BUON COMPLEANNO ANIMA MIA!!


venerdì 31 gennaio 2025

COSA SI PUO’ DIRE DI TE?

 

(Foto: Fonte Web)


Se io non fossi tua Madre mi piacerebbe incontrarti e diventare tua Amica.

Amica di un tizio che come me, sta molto attento ad usare questa parola.

La parola Amicizia troppo spesso usata e “abusata”.

L’Amicizia quella vera è un sentimento ma è anche una palestra … va tenuta allenata giorno dopo giorno.

L’Amicizia è come una bella pianta … va curata, va innaffiata né troppo, né troppo poco.

Bisogna scegliere gli Amici con attenzione perché se sono “veri” faranno parte della nostra vita per sempre.

Bisogna sceglierli “tosti” e possibilmente migliori di noi.

Ehh si ehhh!! Gli Amici veri sono quelli “scomodi” , quelli che ti fanno notare le cose sulle quali tu sorvoli.

I Pooh in “Amici per sempre” dicono

--e ti metton davanti agli specchi, anche quando non vuoi-

https://www.youtube.com/watch?v=sNcV4ntpb68

E insomma SI’! vorrei incontrarti, conoscerti e diventare tua Amica.

Perché?

Intanto perché mi fanno molto sorridere quei genitori che dicono

-Noi siamo amici dei nostri figli, ci diciamo tutto-

Toglietevelo dalla testa!! I figli hanno genitori che NON si sono scelti e Amici che invece SI SONO SCELTI.

Ecco perché vorrei essere un’estranea, e conoscerti, e “lavorarti ai fianchi” fino a scoprire che siamo diventati Amici.

Non per poter sapere le cose che sanno solo gli Amici ma perché sei e sarai per sempre “La Parte Migliore di Me”  ed è questo che VOGLIO da un Amico: che sia una Bella e Buona Persona e stando con Lui mi dia la possibilità di diventare ogni giorno migliore.

Eri un ragazzo tranquillo e posato, sei diventato un Uomo attento e rispettoso.

Sei una persona corretta, impegnata, senza tanti fronzoli ma con le idee ben chiare su quello che vuole e su come raggiungere i propri obbiettivi

Si dice che il frutto non cade mai troppo lontano dalla pianta, e si dice anche che i figli non ascoltano le raccomandazioni dei genitori ma prendono come esempio quello che vedono in famiglia.

Tutto questo mi fa pensare che io e Papà abbiamo fatto un buon lavoro.

Siamo stati fortunati, questo è certo. Perché come ci insegna la natura per avere un buon raccolto servono quattro cose: Un buon seme, un buon terreno, tanta cura e un pizzico di fortuna.

Quindi possiamo usare le sementi migliori del mondo ma su un terreno arido avranno poche speranze, e a nulla servirà innaffiare, concimare e prenderci cura del campo.

Caro il nostro “orticello” … Io e Papà raccogliamo a piene mani i frutti del nostro lavoro proprio perché “il terreno” di base è buono.

Ecco perché vorrei essere un’estranea e provare a diventare tua Amica: perché quello che vedo (che è molto di più di quella parte infinitesimale che mostri agli altri), quello che sento, mi piace molto.

Se sei convinto di essere nel giusto continua ad andare “controcorrente” …

A tal proposito ricorda sempre le parole di Henry Ford

“Quando tutto sembra andare contro di te, ricorda che l’aereo decolla controvento, non con il vento a favore”

BUON COMPLEANNO FIGLIO MIO!!

mercoledì 29 gennaio 2025

LA PANCHINA E’ SEMPRE QUELLA

 

(Foto: Fonte Web)


Soffia un vento freddo, di quelli che vengono dal Nord.

-L’è el Burian- dicono i “vecchi”

Le due donne sedute sulla panchina hanno cappotti pesanti e sciarpe al collo ma niente in testa.

E i loro capelli danzano, si intrecciano, fuggono e poi ritornano.

Le due donne hanno il legame più antico della terra: sono madre e figlia..

Paradossalmente la madre è più giovane della figlia, cristallizzata nel tempo da un destino inclemente.

E paradossalmente, nonostante sia più giovane, i suoi capelli sono bianchi mentre la figlia sfoggia un bel biondo cenere con qualche filo d’argento qua e là.

La mano della madre si posa su quei capelli biondi, li accarezza e dice piano piano:

-sono uguali a quelli di papà, sei stata fortunata!! Anche lui quando mi ha raggiunto, nonostante avesse quasi settant’anni aveva ancora i capelli castani come il giorno che l’ho conosciuto.

Te lo ricordi papà con il ciuffo?-

Eccome che se lo ricorda!! Papà che tornato dal lavoro si lavava e poi armeggiava con la brillantina Linetti per tenere i capelli belli fermi sulla testa e poi quel vezzo: il ciuffo alla Elvis Presley messo in posa con la brillantina proprio al centro della fronte.

Del resto anche la nonna Maria (mamma di papà) aveva mantenuto quel bel castano caldo fino quasi alla fine dei suoi giorni.

Si guardano negli occhi, si stringono le mani … donne così diverse eppure così uguali: madri, mogli ma soprattutto DONNE.

La Figlia vorrebbe raccontarle di quel 2024 appena finito, di come per lei sia stato un  “annus horribilis” … vorrebbe raccontarle le difficoltà, i dolori, i pensieri pesanti.

Ma poi pensa che non sia giusto: il tempo che hanno è così poco che è bene investirlo in cose piacevoli, che la Madre porterà via con sé e custodirà fino al prossimo incontro.

La Madre dal canto suo SA … sa tutto: sente il dolore, la tristezza, i pensieri pesanti.

Era così anche quando la Figlia era bimba prima, ragazzina poi: La Mamma sentiva tutto e aspettava che la Figlia fosse pronta per aprirsi con lei. Alle volte succedeva, altre no, ma alla Madre non sfuggiva nulla.

E così pensa che se la Figlia non ne vuole parlare è perché il dolore è ancora troppo recente ed è bene lasciarlo lì, in fondo al cuore a decantare. Verrà il momento giusto e lei saprà aspettare.

E ognuna insegue i propri pensieri guardando le foglie che si rincorrono spinte dal vento.

Una, la Madre, va ai bei ricordi che hanno insieme e si ritrova a pensare che il tempo trascorso insieme è inferiore a quello che la Figlia ha dovuto vivere facendo i conti con la sua assenza.

Sono state insieme 25 anni. Tanti, pochi? Sono stati 25 anni pieni, ricchi. Da un batuffolino biondo nato poco dopo Natale era sbocciata prima una bimba un po’ timorosa, poi una ragazza con le idee belle chiare e per finire, questa splendida donna che intrecciava le mani alle sue non sapendo cosa dire.

La figlia dal canto suo ha nel cuore pensieri contrastanti: gratitudine per tutto quello che questa piccola grande donna le ha regalato con la sua presenza quando era necessario e per tutto quello che le ha regalato con la sua assenza ma con l'insegnamento da quel lontano 1988 ad oggi.

Rabbia, frustrazione per tutto quello che poteva essere e non è stato: vorrebbe averla al suo fianco ogni giorno, specie quando “il gioco si fa duro”.

Ma è qui, oggi, ed è il più bel regalo che possa farle.

Alza lo sguardo: incontra quegli occhi così simili a quelli di suo figlio e vede la stessa luce che c’è nei suoi.

-E’ l’amore “passerotto”! e quello non ce lo può portare via nessuno. Passeranno gli anni ma l’Amore quello no, non passerà mai- sussurra la mamma mentre si allontana.

-Continuerò ad aspettarti qui ogni anno. Buon Compleanno Mamma!-💝


sabato 11 gennaio 2025

A CACCIA DI AURORE BOREALI –parte quarta-

   
(foto: fonte web)


All’Atelier avevano ricevuto un messaggio laconico da Bea
“Piccolo cambiamento di programma. Tutto sotto controllo. Vi racconto quando torno”

Ma i giorni passavano e non si faceva viva: Il telefono era “staccato o irraggiungibile”
Dopo qualche giorno le sue più strette collaboratrici avevano iniziato a preoccuparsi.
-Sì ok essersi innamorata dell’Islanda e aver voluto prolungare di qualche giorno la vacanza, però almeno chiama, accidenti!!- era sbottata un giorno Serena che ormai non sapeva più cosa pensare.

In Azienda non c’era nessun problema: Bea da tempo aveva iniziato ad addestrare Serena, quindi il lavoro scorreva al solito modo.
Ma era il “privato” quello che impensieriva Serena: Era andata a casa di Bea nei giorni nei quali sapeva di trovare la signora che si prendeva cura della casa e delle piante ma non aveva cavato un ragno dal buco, anzi!! Rosa era preoccupata come e più di lei.
-Le ripeto non è da Bea sparire così!!! Non una telefonata, un messaggio, niente!!- e intanto si asciugava gli occhi umidi.

Poi un giorno Serena aveva ricevuto una telefonata da un noto studio notarile che aveva gli uffici che si affacciavano su una delle più belle piazze della città. La persona che l’aveva contattata la pregava di presentarsi quanto prima per comunicazioni che la riguardavano.
Aveva mollato tutto e si era precipitata: che fosse proprio lì la risposta a tutto questo mistero?
Dopo una breve attesa in una sala d’aspetto che sembrava una galleria d’arte, il notaio l’aveva accolta con un sorriso gioviale e una calorosa stretta di mano.
L’aveva fatta accomodare e aveva in ogni modo cercato di stemperare la tensione che vedeva sul viso di Serena.
Serena di nome ma non di fatto!!

Poi era passato al nocciolo della questione.
-La signora Bea prima di partire mi aveva fatto redigere un atto di donazione a suo favore. Era nel suo intento, una volta tornata dal viaggio, fissare un appuntamento per apporre le firme e concludere l’accordo.
Mi aveva lasciato anche un’altra busta con una frase sibillina “questa la apra se dopo il dieci di gennaio io non mi sarò fatta ancora viva”
Il dieci gennaio, appurato che la signora Bea non dà notizie da qualche giorno, ho aperto la busta e ne dò lettura.-

“Egregio Notaio,
resta fermo tutto quanto come concordato, ma nel caso io non fossi presente il dieci gennaio lei ha già la mia firma sui documenti della donazione. La prego quindi di mettere al corrente la Signorina Serena di tutto ciò che è giusto sapere e poi consolidi la donazione. Serena è la persona più adatta a prendere le redini dell’azienda. So che con lei la mia -creatura- sarà in ottime mani.
Cordialmente
Bea”

-E questo è quanto- aveva concluso il notaio.

Serena era turbata: Bea che non tornava, il notaio che le stava dicendo che apponendo la sua firma in calce al contratto di donazione, diventava immediatamente proprietaria dell’Atelier. Le stava sciorinando numeri e numeri, bilanci consolidati e bilanci preventivi per dimostrarle la solidità della Società. Ma a lei in questo momento non interessava sapere quanto fatturava la Maison, voleva sapere dove caspita si era andata a cacciare Bea!!
-Mi perdoni notaio se le sembro sgarbata ma in questo momento la mia priorità non è l’azienda bensì Bea: Sono giorni che non si fa viva, al cellulare è irraggiungibile; ho sentito l’agenzia che ha organizzato il viaggio in Islanda e mi è stato risposto che Bea ha salutato i suoi compagni di viaggio e la guida davanti all’aeroporto e nessuno ha notato qualcosa di strano. Abbiamo contattato la guida Islandese, la signorina Isadora e anche lei ci ha confermato di non aver avuto nessun sentore che Bea potesse avere qualche problema, anzi le era sembrata molto entusiasta di questo viaggio ed era forse la persona maggiormente attratta dall’aurora boreale. Io veramente non so cosa pensare: vorrei fare denuncia di scomparsa ma con quali basi? E’ una donna adulta e vaccinata e se ha deciso di prolungare la vacanza è libera di farlo. Ma non è da lei sparire così senza dare notizie di sé. Lo sa quanto tutti ci teniamo a lei e quindi dovrebbe immaginare quanto siamo preoccupate-
-Vedrà che tutto si risolverà per il meglio. Magari ha semplicemente “annusato” odore di business e si è fermata laggiù per questo motivo- aveva sentenziato serafico il notaio.
-Speriamo che sia così … comunque per firmare le carte magari passo un altro giorno .. prima vediamo cosa combina quella disgraziata!!-

Ma non era destino che la matassa si districasse così velocemente anzi!!
Una mattina sulla mail collegata ai conti bancari era arrivato un messaggio da una società islandese di noleggio che chiedeva conto di un camper noleggiato all’aeroporto si Reykjavik il giorno 5 gennaio e non ancora restituito nonostante fosse scaduto il termine.
Serena era sprofondata nella poltrona.
-Ecco lo sapevo!!Le è successo qualcosa!! Se ha noleggiato un camper e non lo ha restituito in tempo sicuramente è perché non può!! E se non può vuol dire che le è successo qualcosa!! Devo partire, devo andare là, devo fare denuncia!! Probabilmente il camper ha un sistema satellitare quindi si riuscirà a recuperarlo e recuperandolo si potrà capire qualcosa di più. Non posso stare qui … devo essere là vicino!!-
A nulla erano valse le frasi di rassicurazioni delle altre ragazze dell’ufficio. Ormai aveva deciso. Aveva chiamato l’agenzia di viaggi e il giorno dopo, nel buio più totale nonostante fossero da poco passate le 16, era atterrata a Reykjavik.
Per prima cosa si era recata all’agenzia di noleggio per scoprire che effettivamente tutti i mezzi erano dotati di sistema di controllo satellitare ma che, per la legge sulla privacy, non potevano utilizzarli se non in presenza di una denuncia di scomparsa.
Il passo successivo era stato quello di chiamare un taxi e farsi portare ad un posto di Polizia per fare la denuncia. Aveva contattato Isadora come interprete per non incorrere in errori o fraintendimenti.
Isadora si era dimostrata molto stupita quando era venuta a conoscenza dei risvolti che aveva preso la faccenda, non si capacitava e ripeteva:
-Giuro che era tranquilla! Interessata, ripeto forse un po’ più “ammaliata” degli altri dalle Aurore ma niente di più. Ha fatto un sacco di fotografie fino a quando ci siamo abbracciati in aeroporto. Non è l’atteggiamento di una che sta pensando di sparire!-
Una volta espletate le formalità con la Polizia, erano tornate dal noleggiatore e avevano esibito copia della denuncia.
L’impiegato dell’agenzia si era dimostrato solerte anche se l’orario di chiusura era passato da parecchio e dopo un po’ che digitava codici e stringhe alfanumeriche si era girato con un sorriso e aveva mostrato il monitor.
Al centro del monitor lampeggiava un bollino blu: era il camper di Bea.
Isadora aveva studiato un po’ la zona e aveva sentenziato:
-Ci toccherà aspettare domani. E’ troppo lontano e troppo fuorimano per avventurarsi su piste neanche tanto battute in piena notte: Dai Serena, per stanotte ti ospito io e domani andiamo a recuperare Bea e a dirgliene quattro per lo spavento che ci ha fatto prendere!-

Erano salite sull’auto di Isadora e in breve avevano lasciato la città. Serena era un fascio di nervi e non sapeva davvero più cosa pensare. Ad un tratto, alzando gli occhi pieni di lacrime aveva visto qualcosa di unico e magico all’orizzonte.
Aveva sgranato gli occhi e trattenuto il fiato restando estasiata di fronte a quello spettacolo della natura.
Era come se quelle luci le volessero mandare un messaggio di pace e tranquillità.
Isadora si era accorta di questo repentino cambiamento di atteggiamento da parte di Serena e aveva detto a bassa voce:
-Capisci adesso cosa intendevo quando dicevo che Bea era ammaliata da questa “magia”?-
Serena era rimasta in silenzio, le parole erano più che mai superflue.
Aveva cenato e poi si era coricata ben sapendo che avrebbe fatto fatica ad addormentarsi.
A mezzanotte, il suo telefono, quello di Isadora e quello di tutti i compagni di viaggio di Bea, avevano vibrato ricevendo un messaggio.

-Amici cari,
Isadora l’ultimo giorno non ha fatto in tempo a raccontarci le leggende sulle Luci del Nord che ancora avevamo in sospeso, così se permettete, lo faccio io.
Per giorni abbiamo sentito storie di animali collegati alle leggende dell’Aurora Boreale e anche in Svezia non fanno eccezione: si racconta infatti che i pescatori svedesi vedano nelle luci il riflesso di grandi banchi di aringhe, quindi un buon auspicio per una pesca abbondante.
In Danimarca invece si racconta di uno stormo di cigni intrappolati in un lago ghiacciato. Lo sforzo di sbattere le ali per liberarsi avrebbe creato le luci che si scorgono in cielo.
Da ultimo, o forse no, la credenza Cinese: si racconta che i bagliori che vediamo in cielo siano il riverbero del respiro infuocato di un Drago.
Ma la Leggenda più bella secondo me è questa: si racconta che ogni 100 anni una donna venga scelta dagli Dei per vivere con Loro, abitare nel punto dove nasce l’Aurora e lì rimanere per sempre, a tessere la tela dai mille colori cangianti che vediamo in cielo nelle notti d’inverno.
La leggenda racconta che l’ultima donna della quale si sono perse le tracce risulta scomparsa nel 1923.
O forse dovrei dire “la penultima”…
Gli Dei dell’Aurora mi hanno chiamato da così lontano, mi sono sentita una prescelta e non potevo dire di no: sarebbe stato scortese, vi pare?
Vi abbraccio
Beatrice la tessitrice.-