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giovedì 29 gennaio 2026

LA PANCHINA ... QUELLA PANCHINA

(Foto: Fonte Web)

-Il primo dei tre giorni della merla, logico che faccia così freddo!!- pensa la donna chiudendosi bene il cappotto intorno al collo mentre ammira il lago.

E’ stranamente sola ma non sembra affatto preoccupata di questa assenza.

Poi la vede arrivare dal fondo del viale … capelli al vento (mai che si metta qualcosa in testa 'sta selvaggia!!), passo “da bersagliera” (così la chiamava il nonno Vittorio “la bersagliera”), piumino aperto che sventola come le lenzuola stese al sole nelle ventose giornate di marzo.

Si ferma un attimo, abbraccia la donna seduta sulla panchina e poi a sua volta si siede cercando di riprendere fiato.

-Scusa, scusa, scusa … oggi “l’universo criato” sembrava tramare contro di me!! Ero pronta per uscire e arrivare qui con un largo anticipo e mi è arrivata una telefonata di quelle che non finiscono più!! Chiudo la comunicazione, apro la porta per scappare alla chetichella e arriva un fornitore che non vedevo da tempo e mi attacca un pippone kilometrico … ci mancavano solo l’invasione delle cavallette e la pioggia di rane e poi eravamo a posto!! Ho avuto paura di non fare in tempo!-

-E secondo te io andavo via senza aspettarti? Ci vediamo una volta l’anno e me lo perdo perché sei un po’ in ritardo? Ma neanche se arrivano le locuste!! Dai dai racconta cos’hai combinato dall’ultima volta che ci siamo viste!-

Ha gli occhi che luccicano … è sempre così quando guarda la sua bimba … tutto l’amore si riflette nei suoi occhi che brillano.

Alza una mano, le accarezza una guancia …l’altra si appoggia a quella carezza, vorrebbe non finisse mai.

-Ohhh mamma, da dove comincio?? Il 2025 è stato come i fuochi artificiali alla fine della fiera … bello, colorato, rumoroso, un po’ incasinato ma bello, bello, bello.  Il 2024 era stato tutto l’opposto e non ti avevo raccontato niente per non farti rattristare, ma del 2025 ne ho così tante di cose belle che non so da dove cominciare … no, non è vero, so da dove cominciare: comincio dalla cosa più bella, che è arrivata proprio quando l’anno si apprestava a chiudere i battenti … SONO DIVENTATA NONNA!! Sembra impossibile vero? Eppure a inizio dicembre è arrivato Enea ed è in assoluto la gioia più grande dell’anno appena trascorso. E tu sei diventata Bisnonna!! Aumentiamo tutti di grado con l’arrivo del nostro “Piccolo Principe”!! Vedessi che bello che è!! E quando mi guarda, nel suo sguardo, nel colore dei suoi occhi ritrovo i tuoi, esattamente come quando suo padre era piccolino.

Poi cos’altro? Io e il Boss abbiamo fatto qualche viaggetto, c’è sempre la mia “famiglia pellegrina allargata” che è una famiglia un po’ matta come me fatta di persone bellissime, continuo a essere la presidente della biblioteca, continuo a “leggere libri al telefono” … con il Comitato continuiamo a gestire “Giallo in Abbazia” che ci sta dando un sacco di soddisfazioni (sono finita anche su Rai3 per pochi secondi per raccontare il nostro festival del Giallo)

Proprio per merito di questo festival ho conosciuto persone splendide, sono nate amicizie bellissime che continuano tutt’ora e poi abbiamo creato “regalami un racconto”… un’antologia di racconti che sarà in vendita per tutto il 2026 e il ricavato andrà ad un’associazione benefica che si prende cura dei piccoli pazienti oncologici. Per promuovere questa iniziativa ho letto un racconto in teatro davanti a un sacco di gente … sapessi che strizza avevo!!

Ogni tanto scrivo e uno dei miei racconti fa parte di una raccolta che è stata presentata ad ottobre scorso a Roma, a Roma capisci!?!

E poi … -

-Calmati un attimo, riprendi fiato che se no mi muori qui su due piedi!! Insomma gli anni passano ma sei sempre lo stesso “argento vivo” di quando eri ragazzina!! Una ne facevi e dieci ne pensavi!!

A quanto pare gli anni che passano non ti hanno tranquillizzata neanche un po’!-

-Ahhh no, per quello son rimasta uguale, anzi forse anche peggio!! Se poi ti racconto l’ultima …-

-Lasciami indovinare … hai dato fuoco alla casa? Hai deciso di aprire un rifugio per gatti? Ti sei iscritta per andare sulla luna?- e intanto ridacchia orgogliosa di questa figlia che non si arrende al tempo che passa e vive ogni cosa con la spensieratezza che hanno i bambini.

-Dai!! Non prendermi in giro!! Non ho dato fuoco alla casa ma il fuoco in qualche modo c’entra … - e sorride sorniona – poco più di una settimana fa ho portato la fiamma olimpica che sta viaggiando in lungo e in  largo per l’Italia direzione Milano dove il 6 febbraio si apriranno i giochi olimpici! E’ stata un’emozione bellissima!!-

-Tu hai fatto cosa? Certo che a te per fermarti bisogna legarti, e poi non sono neanche tanto sicura che basterebbe, saresti capace di fare come Houdini e trovare la maniera di sciogliere i nodi e liberarti!-

Si fermano un attimo, si guardano negli occhi e le parole non servono più.

-Mi manchi tanto … vorrei poter condividere ogni cosa con te quotidianamente- dice lo sguardo della bionda “scavezzacollo”

-Avrei voluto restarti accanto di più ma non ci è stato permesso. Sono così fiera di te bimba mia. Della donna che sei diventata, di tutte quelle cose che combini, che non sempre capisco ma che vedo ti fanno battere il cuore- rispondono gli occhi dell’altra.

E restano così: la testa dell’una sulla spalla dell’altra, in un silenzio perfetto.

Ci rivediamo qui il prossimo anno …

Buon Compleanno Mamma!-💝

Pooh -Ancora, tra un anno-

 

mercoledì 21 gennaio 2026

E QUESTA E' LA MIA STORIA ...


questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte.
grazie

La frase della foto dice: "I CARRIED THE FLAME" 

Ho portato la fiamma.

Ehhh già: io e altri 10000 siamo stati i portatori di quella fiamma giunta da Olimpia che ha attraversato l’Italia da nord a sud e che il 6 febbraio arriverà a Milano per dare l'avvio ai giochi olimpici invernali Milano Cortina.

Ma come ci sono arrivata a portare la torcia olimpica in una fredda mattina d’inverno? Ancora me lo sto chiedendo …

Bisogna fare un salto all’indietro nel tempo e arrivare a febbraio 2025.

Un giorno leggo in rete che c’è la possibilità di candidarsi, come tedoforo, per le Olimpiadi che si svolgeranno ad inizio 2026 in un gemellaggio tra Lombardia e Veneto, il MIO VENETO.

Penso: “E perché no?” e poi penso ancora “Se non ora, quando?”

E così compilo il modulo di richiesta partecipazione.

Mi vengono chiesti i dati anagrafici, residenza, contatto telefonico e mail.

Poi mi viene chiesta la motivazione del “perché” voglio diventare tedofora, quali sono i valori olimpici ai quali mi sento più affine e infine cosa direbbero le persone che conosco per incentivare la mia candidatura.

Scrivo tutto così, di getto, invio.

Il giorno dopo mi arriva una mail di ringraziamento per aver compilato il modulo.

Poi il nulla più assoluto per circa otto mesi.

Nel frattempo, penso a chissà quanti si saranno candidati e sicuramente con più “titoli” della sottoscritta, quindi, probabilmente, il mio modulo sarà diventato un origami e finito nel cestino.

Ero e sono consapevole di non incarnare “l’atleta tipo” … non sono giovane, non sono sportiva, non faccio attività fisica … insomma le prerogative perché tutto finisse ancora prima di cominciare, c’erano tutte.

Ogni tanto dicevo tra me e me “vabbè ci ho provato!”

Poi a fine ottobre mi arriva una mail che inizia così:

--Ciao daniela BARBONI,

sei pronto/a ad entrare nella storia dei Giochi?
Congratulazioni! Sei stato/a scelto/a come tedoforo del Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026.

È tutto vero: sarai uno dei 10.001 protagonisti che attraverseranno l’Italia, portando con sé l’energia, i valori e lo spirito dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.
Sarai parte di un racconto collettivo fatto di emozioni, condivisione e orgoglio italiano.--

La mail prosegue chiedendo se nel frattempo ho cambiato idea …

--Se hai deciso di NON partecipare a quest’esperienza come tedoforo, puoi annullare la tua partecipazione cliccando qui.

E finisce così

--Congratulazioni di cuore, TEDOFORO: il mondo ti guarda!
Team Tedofori Milano Cortina 2026--

Quello era il momento giusto per andare su  cliccando qui.  E annullare la mia candidatura.

E invece testarda come un mulo vado sul sito e confermo i miei dati.

Poi, solo poi, faccio mente locale.

M I   H A N N O  S C E L T O  C O M E   T E D O F O R O!!!

A me!?! OoooohhMmioDdio!!!

Leggo tutto quello che trovo in rete riguardo alla figura del tedoforo moderno e scopro che si tratta di portare la Fiamma (del peso di circa 1,5 kg) per 200/300 mt .

E così cominciano gli allenamenti … corricchiando ogni giorno e portando come fiaccola una bottiglia di acqua da un litro e mezzo.

Voi non avete idea di quanto lunghi mi sembrassero durante gli allenamenti sti 300 mt!!!

Ancora un po’ di incredulità c’era ed ero convinta che a ridosso della mia tappa mi avrebbero detto che ero una “riserva”, quella che a briscola viene detta “scartino” ( ‘na robetta di poco valore insomma).

Perché poi due domande te le fai, specie quando scopri che due donne che conosci e che sono mooolto più giovani di te e mooolto più atletiche di te, hanno compilato il modulo per diventare tedoforo ma non sono state confermate.

E allora a tavola io, mio marito e mio figlio facevamo congetture sul “perché” e sul “per come” e io sono arrivata a questa conclusione: chi ha scelto i 10001 tedofori avrà dovuto farlo ripartendo in modo equo le quote tra “uomini e donne” (son donna, ci sta!), di tutte le età (faccio parte dei “meno giovani” ok!), sportivi e non (e io sono decisamente NON, perfetto!) quindi io, in un certo qual modo incarnavo una fetta ben precisa della popolazione italiana.

Poi in effetti ho pensato di essere come la tipa bruttina che si conosce ad una festa: quando la racconti agli amici che non erano presenti e ti chiedono “Com’è?” tu rispondi “Simpatica” perché dire “brutta” non ti sembra gentile…

Ecco: ho pensato di essere stata scelta per “Simpatia” e così mi sono messa il cuore in pace e ho accettato che qualcosa più grande di me stesse accadendo proprio a me…

I giorni passano, la tensione cresce, i dubbi sono tanti, le paure pure…

Per come sono fatta io avrei voluto vivermi l’attesa e “il giorno” in assoluto anonimato e dopo, solo dopo, raccontarlo un po’ in giro.

Ma ho fatto i conti senza l’oste o, meglio, sono stata un po’ ingenua: ho confidato questa cosa alle amiche di un paio di gruppi whatsapp. All’interno di uno di questi gruppi c’è una giornalista e da lì è stato un crescendo Rossiniano: articolo su tre giornali con tanto di foto, la gente che ti riconosce per la strada e ti chiede come va … e l’ansia sale.

Gli amici che condividono con te l’emozione, che cercano in mille modi di incoraggiarti, non sanno quanto le loro parole non facciano altro che far crescere questa bolla di inquietudine che ormai ti avvolge.

E arriva il 20 gennaio: inutile dire che ho dormito poco e male. Ho la mia squadra del cuore con me, (mio marito e mio figlio) comunque vada, sarà bellissimo.

L’incontro è fissato presso una scuola dove insegna un’amica che come me fa parte del Comitato Biblioteca e che mi fa un po’ di foto del backstage, una anche con mio marito, che solitamente, essendo il fotografo ufficiale, non appare mai.

Arriviamo con congruo anticipo per la consegna delle divise (scopro con terrore che mi consegnano una divisa di una taglia più piccola rispetto a quella richiesta e che mi sta moooolto aderente), e nel momento che inizia l’incontro con lo staff per gli ultimi ragguagli mi sento stranamente tranquilla, mi sento di far parte di questo gruppetto di 14 persone che oggi farà un pezzo di strada insieme, che forse da domani non si rivedrà più, ma intanto oggi siamo qui tutti insieme con lo stesso obbiettivo: portare la luce di Olimpia a spasso per le strade del Veneto.

Io sono la prima della staffetta, la nr 14: questo significa che aspetterò la lanterna con la fiamma in arrivo da Nogara… nel frattempo i bimbi del coro intonano prima una canzone dedicata alle Olimpiadi e poi l’Inno di Mameli… faccio fatica a mantenere l’aplomb che richiede in quel momento il mio ruolo: ho gli occhi lucidi, c’è tanta gente intorno a me, per condividere con me questo momento così bello!

Un ragazzo dello staff mi chiede se sono emozionata, preoccupata e penso che emozionata sì, tantissimo, preoccupata no…

La fiamma arriva, la torcia viene accesa e parto: cammino tra due ali di folla festanti e scopro con tristezza che là in fondo già vedo il ragazzo nr 15 che mi aspetta, che aspetta “il bacio della torcia” per poter proseguire il cammino …gli dico scherzando “ dai, dai fatti in là che faccio altri 200 metri” poi gli metto una mano sulla spalla a mo’ di abbraccio e lo lascio andare.

La mia torcia viene ritirata dallo staff e mi avvio verso l’auto: lungo il percorso incontro i bimbi del coro che si sono esibiti poc’anzi e una mi chiede “E la torcia?” e io rispondo “E’ andata avanti…”

E (come direbbe Matteo Caccia) questa è la mia storia…

Qualcuno stamattina mi ha scritto “se mai deciderai di fare un’asta con il tuo abbigliamento da tedofora tienimi in considerazione”

E io ho risposto “se mai succederà lo farà mio figlio -a mie esequie avvenute- ...adesso cerco una bella scatola e poi la ripongo in un posto giusto giusto, tra le cose di valore"

Per chiudere con un sorriso questa bella esperienza vi allego le risposte che ho dato compilando il modulo per candidarmi a tedoforo


Dettagli della motivazione

Perché desideri essere un tedoforo, che significato ha per te?

Facendo una battuta potrei dire "o adesso o mai più" nel senso che sono arrivata ad un'età della vita dove certi treni passano probabilmente una volta sola.
Tornando ad essere la 62enne seria e pacata che sono credo debba essere un'emozione unica sapere di far parte di un progetto così grande, consapevole di essere una piccola "cosa", ma di apportare il mio contributo ad un evento mondiale.
In più, queste olimpiadi si svolgono nella regione che mi ospita dal 1978.

Quali sono i valori a cui ti senti più affine e come li interpreti?

Credo di poter abbracciare tutti i valori olimpici ... "lealtà, impegno, solidarietà, rispetto, pace e uguaglianza" fanno parte della mia vita di tutti i giorni. Sul lavoro, nel sociale, in famiglia.
Faccio volontariato mettendomi a disposizione nel comune dove risiedo ma anche a 300 km di distanza prestando servizio in un ostello sulla via Francigena.
ho creato un gruppo whatsapp 5 anni fa per far compagnia agli amici durante il Lockdown.
Gli amici sanno che, nel momento del bisogno io ci sono.

Se qualcuno volesse segnalare la tua candidatura, cosa racconterebbe di te?

Che sono tutta matta!! del resto chi si metterebbe a "leggere libri al telefono" per annullare le distanze imposte dal Lockdown? IO!
Chi continuerebbe a farlo ancora, dopo 5 anni, tutti i giorni? IO!
Chi organizza incontri ai quali partecipano amici da tutta Italia solo per il piacere di stare insieme e far conoscere il territorio in cui vivo, perchè se non facciano noi qualcosa per il posto dove viviamo chi lo farà?? IO!
Questa sono io! Daniela, 62enne veneta, aspirante tedofora.

 

 


venerdì 27 gennaio 2023

MINOU (parte terza)

 


(fonte web)

E finalmente era arrivato Andrea: Andrea con la sua risata contagiosa, Andrea e le sue scorribande in bicicletta o a piedi per i sentieri di campagna, Andrea e la sua parlantina ( ogni tanto la nonna pensava: “ ma non è che da qualche parte esiste un –tasto- per spegnerlo?”), Andrea che quando entrava in casa era come una folata del vento di marzo: scompigliava tutto e portava con sé il profumo dell’età più bella.

E poi Andrea e la sera: si faceva la doccia, indossava il pigiama, si lavava i denti e te lo ritrovavi seduto vicino vicino al nonno che parlottavano fitto fitto di chissà quali segreti.

I ruoli si erano invertiti: adesso era lui che raccontava storie per intrattenere il nonno: storie vere, storie “romanzate”, storie completamente inventate. E il nonno, ascoltandolo, ogni tanto interrompendolo per chiedere qualche chiarimento, pareva rifiorire.

Dopo un lungo periodo nel quale aveva abbandonato anche la cura dell’aspetto fisico lasciandosi cresce la barba che lo faceva assomigliare un po’ al nonno di Heidi  ma anche ad un clochard, con l’arrivo di Andrea la barba era sparita portando via dal suo viso almeno 10 anni.

La “Donna” lo guardava di sottecchi e fremeva in cuor suo per questo bel cambiamento.

Un giorno Andrea fece irruzione in cucina gridando:

-Nonna, ma lo sai che la Micia ha fatto i gattini? Vedessi che belli che sono! Sono 3 e tutti di colori diversi! Ce n’è uno tutto grigio, uno rossiccio e uno bianco ma così bianco che sembra una nuvola!! Come si fa a capire se sono maschi o femmine? No perché sai proprio qualche giorno fa a scuola parlavo di voi, della fattoria, della Micia e un paio di miei compagni dicevano che avrebbero taaaaanto voluto un gatto e avevano anche avuto il benestare dei genitori però ( c’è sempre un però) tutte e due le mamme hanno messo una clausola – basta che sia maschio che poi le femmine ci riempiono la casa di gattini- … Nonna tu sai come si riconoscono i maschi dalle femmine? Sìììì?? E allora dai vieni, vieni che andiamo a vedere e capiamo !!-

La nonna non era riuscita ad inserirsi in questo fiume di parole e solo alla fine era riuscita a dire :

-Forse è meglio se aspettiamo ancora un po’. Se la Micia ha deciso di far nascere i suoi piccoli in fienile è perché li vuole proteggere e magari potrebbe non gradire la nostra visita-

-Ma no nonna non sono in fienile!! Sono là fuori che scorrazzano in cortile e inseguono le farfalle e le lucertole! Vieni a vedere!!-

Dal soggiorno si era alzata una voce: era il nonno che, come al solito, dissentiva sull’opportunità di dare “troppo spago” ai gatti.

-E adesso mi raccomando che non li facciate venire in casa! Che ci mancano solo i gatti in questa casa! C’è già una vecchia brontolona, un vecchio invalido e un bimbo terremoto, direi che siamo al completo! Che poi finisce che vanno a finire sotto le ruote della carrozzina e mi fanno fare un capitombolo!!- però chissà come mai la sua voce aveva un inflessione divertita al pensiero.

Nonna e nipote corsero fuori e un vero spettacolo si presentò ai loro occhi: Mamma Gatta tranquillamente acciambellata sotto il gazebo non perdeva di vista i suoi pargoli.

Uno di loro si stava arrampicando sul melograno e la sua impresa sembra un balletto: due passi avanti e poi cadeva a terra, ci riprovava e dopo tre passi eccolo ancora volare giù e riprendere da capo.

Un altro invece stava effettivamente studiando il volo di una farfallina azzurra che svolazzava vicino al suo naso per poi allontanarsi un po’ quasi volesse farsi inseguire.

Il terzo infine (quello - bianco ma così bianco che sembra una nuvola-) era appoggiato sul bordo di un secchio e guardava dentro, quasi volesse specchiarsi.

La Nonna prima prese tra le braccia Mamma Gatta e la accarezzò per un po’ come a farle capire che non aveva nulla da temere, e poi piano piano si avvicinò ai tre gattini non perdendo d’occhio la loro madre e le sue possibili reazioni: Intanto spiegava al nipote:

-Vedi? L’istinto di ogni madre è quello di proteggere i propri piccoli e infatti Mamma Gatta si è messa in una postazione tale che li tiene d’occhio tutti e tre. Occorre quindi prima far capire alla Micia che le tue intenzioni sono buone e solo dopo provare ad avvicinarti ai cuccioli. E anche se ti sembra che la mamma sia tranquilla non la devi mai perdere di vista e se la vedi avvicinarsi con il pelo arruffato è meglio che tu cambi strategia o ancora meglio che per il momento cambi proprio strada!-

Andrea aveva ascoltato le parole della nonna con gli occhi sgranati, quindi si era avvicinato con cautela alla Micia, se l’era messa sulle ginocchia e aveva iniziato ad accarezzarla con metodo, dalla testa e fino alla punta della coda per poi ripartire da capo. Dal rumore “sordo” delle fusa che faceva, la Micia sembra gradire questo trattamento.

Il bimbo, ad un certo punto, sempre tenendo Mamma Gatta in braccio e continuando ad accarezzarla, si era avvicinato alla nonna che intanto era riuscita ad agguantare il micetto “trapezista”. Lo aveva girato a pancia all’aria e dopo una breve ispezione aveva sentenziato:

-Ecco un bel maschietto per uno dei tuoi amici!-

Si era poi spostata verso quello che rincorreva le farfalle, che al suo arrivo era corso a nascondersi dietro un vaso di gerani.

Con tutta la dolcezza di cui era capace, la Nonna lo aveva stanato, preso in braccio, controllato e poi tutta contenta:

-E anche questo è maschio! Un altro amichetto accontentato-

-Vado subito a telefonare ai miei amici per dare la buona notizia!- aveva esclamato Andrea depositando la Micia a terra e correndo verso casa.

-Aspetta!! Non vuoi sapere se quello bianco è maschio o femmina?- aveva detto la Nonna accorgendosi però di “parlare al vento”.

Acchiappare quello bianco era stato un gioco da ragazzi tanto era intento a specchiarsi nel secchio.

Lo aveva accarezzato un po’ e dopo un controllo sommario aveva scoperto che quel batuffolo di neve era una femminuccia … ecco perché si specchiava! Vanitosa come tutto il genere femminile!

Se l’era avvicinata al viso e le aveva soffiato in un orecchio:

-i tuoi fratelli solo per essere maschi, probabilmente hanno già trovato famiglia. Per te invece, anche se sei uno splendore, le cose saranno un po’ più complicate. Ma non permetterò a nessuno di farti del male”.

Nel mentre, quasi avesse capito che stava succedendo qualcosa di “grosso” era arrivata Mamma Gatta.

La Donna, la Gatta e la Micina avevano stretto un patto si alleanza là, in mezzo al cortile.

E dalla finestra del soggiorno, l’Uomo guardava quel quadretto perfetto.

martedì 3 gennaio 2023

VIVERE PER RACCONTARLA

 

questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte.
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“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”

Diceva Gabriel Garcia Marquez

E quella di oggi, per me, è una data che ti spinge a riflettere, ( non a fare bilanci, che i numeri sono il lavoro e oggi di lavorare proprio non mi va) a ricordare, a raccontare.

Arrivata fin qui è il caso di fermarsi un po’, prendere fiato e fare un po’ di ordine.

Oggi si passa ad un’altra decina (che poi, basterebbe non contarli gli anni che si compiono e sarebbe finita lì!!! Ehhh bravo, e cos’avrei scritto nel mio post?!?) ed è una decina impegnativa.

Non si tratta infatti di passare da 29 a 30 ( che quando ho compiuto 30 anni ero in “dolce attesa”, quindi uno dei periodi più belli della mia vita).

E nemmeno da 39 a 40 che quello è stato un periodo “parecchio impegnativo” della mia vita e l’ultimo dei miei pensieri era pensare di festeggiare.

E neanche da 49 a 50, che il mio “mezzo secolo” avrei voluto, per una volta, festeggiarlo al caldo e andarmene in Australia, ma poi le cose sono andate un po’ diversamente e non se n’è fatto niente.

Sto arrivando a questa nuova decina in modo “soft” … se vogliamo, me la sto godendo.

Ho imparato a non dare niente per scontato, a investire tempo ed energie per chi lo merita e a “lasciare andare” quelli che invece “è meglio perderli che trovarli”.

In questa decina che sta finendo ho messo in piedi un sacco di cose. (le ricordo così, in ordine sparso)

Ad esempio ho trasformato un periodo buio come il lockdown del 2020 in un’opportunità per fare “qualcosa di bello” .. e così dopo quasi tre anni ogni mattina so che ci sono una trentina di persone che aspettano “le mie letture su whatsapp” … per alcuni sono la compagnia durante il rito del caffè, per altre finchè vanno a camminare o svolgono le faccende domestiche … e mi piace questa nuova piega che ha preso la mia vita: entrare nelle case della gente, far loro compagnia.

Questa cosa mi ha portato amicizie nuove, ha consolidato rapporti che già avevo, mi ha fatto fare pace con la mia voce che proprio non mi piaceva.

Sono diventata parte di gruppi “reali” nati all’ombra della nostra bella Abbazia: il gruppo di lettura e il gruppo volontari biblioteca. E anche qui mi sono confrontata con persone che non conoscevo e con le quali è nato un bel rapporto.

Io che ero quella che “lavorava nell’ombra” ( perché sono più una donna “del fare” che “dell’apparire”) dal settembre scorso sono coordinatrice del gruppo di lettura ed è una bella sfida per me, anche perché il confronto è con la persona che mi ha preceduto che è “tutto quello che vorrei essere io e invece…”

Lei è elegante, pacata, mai un tono sopra le righe … adoro queste sue qualità.

Io sono scanzonata, caciarona e mi sento quasi sempre inadatta.

E poi ci sono i gruppi dei pellegrini veneti (e non solo): gruppi di facebook e gruppi “in carne, ossa e zaino”.

Con quelli “carne, ossa e zaino”(che sono una parte della mia grande famiglia allargata) ho organizzato finesettimana bellissimi fatti di passi, cultura del territorio, cibo, abbracci e tante risate.

Mi piace portare i miei amici qui, a casa mia, nel mio Polesine, terra troppo spesso ignorata e che invece nasconde tanti piccoli gioielli che è giusto valorizzare.

Ho poi trovato -un’altra famiglia- nei volontari che gestiscono un meraviglioso ostello laggiù “nel west” …

Sono diventata ospitaliere volontaria pensando di “regalare” un po’ del mio tempo ai pellegrini in transito sulla via Francigena e invece ogni volta che torno dalla settimana nella quale presto servizio in ostello, sono io che sono molto più ricca di quando sono partita.

In questa decina che si sta chiudendo ho preso e sono partita, da sola, destinazione Santiago. E non una ma bensì due volte perché un po’ di ripasso ogni tanto ci vuole.

E camminare da sola mi ha dato modo di mettere alla prova la mia costanza, la mia “capatosta”, la mia resilienza e anche le mie fragilità.

Ecco che oggi mi piace pensare alla mia vita come ad un sentiero. Mi fermo un attimo, mi volto indietro e guardo quanta strada ho fatto: giorni sereni e giorni di pioggia, vento che ti scompiglia i capelli e sole che ti arrossa le guance. Strade in piano e salite mozzafiato, qualche discesa scivolosa e poi di nuovo sentieri dolci e lievi.

Direi che è ora di rimettersi in viaggio: raccolgo il mio zaino ( che è straordinariamente leggero perché ho imparato a lasciare lungo strada le cose che “pesano”) e volgo lo sguardo all’orizzonte: il sentiero fa una curva gentile, morbida che però non mi permette di vedere cosa c’è aldilà, cosa mi aspetta, dove mi porteranno domani i miei passi.

Ma è giusto così, è giusto viversela appieno giorno dopo giorno: oggi comincia una nuova decina che ho intenzione di vivere “intensamente”, sperimentando, progettando e anche “lasciando un po’ al caso”

Sarà un viaggio interessante ed entusiasmante, ne sono sicura!!!


domenica 6 febbraio 2022

SEI TU ...

 

questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie

06-02-2022

Uno che non passa inosservato … uno che ha carisma … uno che sa cosa vuole e se lo va a prendere … uno che quando si mette in testa una cosa stai pur sicuro che la farà …

Questo e molto altro sei tu … sei un uomo impegnato e “impegnativo” (mica è sempre facile tenere il tuo passo) … sei un tipo che chiede molto, alle volte troppo a se stesso … uno che non si arrende mai …

La vita ti ha messo davanti a “prove importanti” , prove che avrebbero terrorizzato chiunque ma non te …

Ti sei trovato a 23 anni, nel lontano 1988 a dover scegliere se mollare tutto o prendere le redini di “un sogno”.

Perché l’Azienda è il “tuo sogno” … la tua creatura … ci hai dedicato praticamente tutta la vita e non sono sempre state “rose e fiori” … a 23 anni avevi tutto il diritto di dire “no grazie” e decidere di fare una scelta meno coraggiosa … e invece no … testa bassa e avanti tutta.

E quest’anno la “ tua creatura” (che prima di essere tua , è stata il sogno del tuo papà) compie 70 anni tondi tondi.

Bel traguardo … ti si accendono gli occhi quando mi racconti le cose che stai architettando per far sì che sia un anniversario da ricordare.

Mi piace quando sento la gente che parla di te e percepisco la stima e il rispetto che hanno e mi piace quando “tutto rema contro” ed è allora che viene fuori di che pasta sei fatto … per certi versi sei un uomo all’antica, di quelli che “la parola data è sacra” … e così tanto più la sfida è impegnativa, tanto più diventa stimolante.

Ed è stato così anche in quest’ultimo anno … proposte di collaborazioni “di prestigio” ma che di fatto si trasformavano in un ulteriore incarico oneroso per tempi e scadenze: non ti ho mai visto inquieto o timoroso … hai trovato in nostro figlio un ottimo compagno di avventura che ti affianca e ti spalleggia.

Non c’è niente che ti spaventa: ti rimbocchi le maniche, indossi la tuta ed ecco il nostro AD torna con le “mani in pasta”.

San Francesco diceva:

-Chi lavora con le mani è un lavoratore,

chi lavora con le mani e la testa è un Artigiano

chi lavora con le mani, la testa ed il cuore è un ARTISTA-

direi che questa frase ti si addice alla perfezione … sei un Artista a tutto tondo.

Ma fortunatamente , se anche il lavoro ti assorbe così tanto, NON sei solo lavoro … ami il “BELLO” sia esso arte, musica o spettacolo.

E così eccoti qui, Presidente del Teatro; dopo un inizio incerto e quasi subito stoppato nel 2020, hai voluto fortemente ripartire nel 2021 anche se ancora le incognite sono tante … la stagione sta procedendo bene, il teatro ha fatto “sold out” per il concerto di Natale … la gente è ancora un po’ timorosa ma ha anche tanta voglia di riprendere in mano la propria vita  … e tu sei già lì che progetti la prossima stagione.

E poi la tua più bella caratteristica: la curiosità, il desiderio di sapere.

La tua intelligenza nel scegliere di frequentare persone anche molto diverse da te per cultura, idee e convinzioni … consapevole che sono proprio le differenze che ci arricchiscono ( e in questo siamo talmente simili!)

E poi voglia di approfondire, di “ andare sul posto” per toccare con mano luoghi teatro di eventi storici.

Insomma sei una di quelle persone che , dopo una presentazione sommaria, mi piacerebbe conoscere e frequentare .

L’ho detto all’inizio, lo ribadisco qui: non è sempre facile “starti dietro” … ma non mi spavento … ti lascio andare con il tuo passo , qualche volta cammino con te, qualche volta rimango un po’ indietro … l’importante è che ci troviamo ogni sera a “fine tappa”

E se fino a qualche settimana fa, una canzone che mi faceva pensare a te era questa ( perché tu per me sei veramente “il più grande spettacolo dopo il Big Bang”)

 il più grande spettacolo dopo il Big Bang (Jovanotti)

Da qualche giorno ne ho trovata una molto bella, molto dolce, che ti voglio dedicare

 sei tu (Fabrizio Moro)

“…..e accompagni i miei passi, come fossi un bambino,

sei la cosa più bella che ho sempre difeso,

e hai sconfitto i miei dubbi quando io mi ero arreso.

Che ci vuole una forza incredibile per dire –buongiorno-

Mentre provi a vagare tra te e chi sta intorno,

mi hai visto credere in me e poi non crederci più

ma l’insistenza di vivere appesi ad un filo

SEI TU………….

……..prendi ancora se vuoi la mia rabbia in affitto,

la distanza tra un uomo che ha vinto ed un uomo sconfitto

SEI TU….” (Fabrizio Moro)

 

E come dicono i pellegrini che vanno verso Santiago incontrandosi:

“BUEN CAMINO , ULTREIA ET SUSEIA” ( ancora più avanti, ancora più in alto)

BUON COMPLEANNO ANIMA MIA…


giovedì 11 marzo 2021

COSA TI MANCA?

        questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie


11-03-2021

Domanda secca … risposta scontata: mi mancano gli abbracci.

Troppo facile rispondere così e basta … proviamo a sviscerare un po’ meglio.

Mi manca il contatto, la vicinanza, mi manca ridere fino alle lacrime stando “appiccicati”, mi manca “vedere” i sorrisi e non solo immaginarli riflessi negli occhi.

Mi manca di poter fare le cose “di pancia” … fino ad un anno fa, potevo alzarmi una mattina del fine settimana, vedere che fuori splendeva il sole e decidere su due piedi di andare a fare una bella passeggiata prima del lavoro. Senza dover star li a scervellarmi per ricordare “ di che colore siamo” e in base al colore, andare a vedere la tabella del “posso-non posso”.

Mi manca di poter prendere la macchina e andare a Milano a trovare “la cuginetta” o il mio “socio” hospitalero solo per il gusto di passare un po’ di tempo insieme, senza dover far conti su confini regionali e “di che colore sono io” ma anche “di che colore sei tu”.

Mi manca non potermi recare al camposanto a trovare i miei genitori, per poter sistemare un po’ le loro piante e farci quelle lunghe chiacchierate che tanto mi piacciono, finché faccio un po’ di pulizia.

Mi mancano gli spettacoli, a teatro o negli stadi … siano essi concerti piuttosto che rappresentazioni teatrali … prendersi mezza giornata per andare a vedere uno spettacolo in una città che non conosco e così aspettando che venga l’ora in cui aprono le biglietterie, girare a mani in tasca e naso all’insù scoprendo piccole meraviglie di provincia.

Mi manca viaggiare, vedere posti più o meno lontani, mi manca tutto “il prima” del viaggio: acquisto biglietti, pernotti, pianificazione delle cose da vedere in base al numero dei giorni a disposizione.

Mi manca arrivare in un posto sconosciuto e scoprire che è ancora più bello di come lo immaginavo, e se non è più bello, ma nemmeno bello, anzi fa un po’ schifino, mi manca il cercare di trovare pregi dove ce ne sono pochi.

Mi manca  prendere un battello  e sedermi fuori, anche se fuori c’è un freddo artico, anzi sedermi fuori proprio perché c’è un freddo artico, e lasciare che il vento mi spettini .

E mi mancano le mie camminate sull’Adige … quelle che cammino verso ovest e ad un certo punto trovo una panchina … così mi siedo lì, ed è bellissimo il silenzio che mi circonda.

Un silenzio fatto di mille sfumature: il rumore dell’acqua che scorre pigra, i passerotti che litigano per una briciola, le fronde degli alberi mosse dalla brezza che sembrano parlottare fra loro.

Mi mancano certi sentieri, dove sei consapevole di essere sola ma ogni tanto senti un fruscio e giri lo sguardo intorno guardinga per capire cos’è stato.

Mi manca partire all’alba, prima dell’alba, quando tutto ancora dorme, quando fuori è ancora buio, ma così buio che non vedi una freccia e ti perdi … e mica te ne accorgi subito che ti sei persa: cammini, vai avanti, ottimista che prima o poi troverai un altro sentiero per tornare “sulla retta via” … e viene giorno, ma di “quell’altro sentiero” nemmeno l’ombra … e allora torni sui tuoi passi e  ti inebri di profumi e sensazioni.

E potrei andare avanti fino a domattina raccontandovi “cosa mi manca” … ma tutte le cose elencate sono semplicemente una “divagazione” dal focus principale.

MI MANCA POTER FARE PROGETTI.

QUESTO E’.

Mi manca non poter pensare a niente di più lontano della prossima settimana   (anche se, scaramanticamente a Natale mi sono regalata il biglietto per uno spettacolo che si terrà a fine maggio. Sognatrice? Forse. Ottimista? Sempre!)

Mi manca un orizzonte … come quello di certe foto … lontano, lontanissimo.

Perché fare progetti è un modo per esorcizzare il futuro … fare progetti significa essere e sentirsi vivi.

Oggi riflettevo proprio su questo: Mio nonno paterno era solito, nelle lunghe sere invernali , fare progetti per la nuova stagione. E così lo sentivi dire : “ Ah l’anno prossimo (inteso come la prossima primavera) nell’orto pianto questo, tolgo quello, semino un po’ più in là, aggiungo qualche pianta nuova nella vigna, provo a piantare carciofi o asparagi.”

Poi, un giorno, dopo un periodo un po’ travagliato, il medico gli aveva detto che il suo orizzonte si stava avvicinando a grandi passi.

Credete che il nonno abbia smesso di fare progetti? Tutt’altro!! Ha semplicemente cambiato un po’ la formula .

Durante gli ultimi anni, ha continuato a pensare a cosa avrebbe fatto ad ogni primavera e ce lo raccontava così: - ah l’anno prossimo “sa ghe son” ( se ci sarò ancora…) farò questo, questo e questo – quindi consapevole di cosa poteva succedere ma non perdendo mai la sana buona abitudine di pensare a qualcosa per il futuro.

Dobbiamo continuare a sognare, dobbiamo continuare a fare progetti … i nostri sogni sono più forti delle restrizioni e i nostri progetti prima o poi diventeranno realtà …

Importante è non farsi trovare impreparati all’appuntamento … Facciamo come gli scout… il loro motto è “Estote Parati” (siate pronti) e si rifà ad un passo del Vangelo di Luca :

--et Vos estote parati, quia qua hora non putatis, Filius hominis venit –      (Siate pronti perché nell’ora che non supponete, viene il Figlio dell’Uomo)

Torneranno quei giorni ed è nostro dovere ESSERE PRONTI.

 

martedì 7 aprile 2020

07-04-2020 IL TEMPO SOSPESO

       
                             questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie


Poco più di un mese fa scrivevo alcune considerazioni sul fatto che un piccolo paese poco distante da casa mia era diventato “zona rossa Covid-19”.

Da allora tutto è cambiato … in un susseguirsi di giorni frenetici siamo diventati tutti “zona rossa” … il contagio si è esteso in un batter d’occhio flagellando inizialmente Lombardia e Veneto, per poi estendersi ad Emilia Romagna, Piemonte, Toscana ed infine a macchia di leopardo in tutt’Italia.

E piano piano, un giorno dopo, l’altro abbiamo visto le nostre abitudini sconvolte, stravolte, mutilate.

E abbiamo imparato ad uscire una sola volta alla settimana e solo per cose veramente “inderogabili”, e abbiamo imparato che il bene più prezioso non è rappresentato dalla bella macchina o dalla casa di lusso ma dalla salute e che non ci sono soldi che possano comprarla.

In realtà non lo abbiamo “imparato” … ci è semplicemente stato ricordato, in modo cruento e fulmineo.

E abbiamo ascoltato per giorni e giorni dei veri e propri “bollettini di guerra” fatti di numero di contagi e di positivi e soprattutto di decessi.

E abbiamo fatto i conti con le nostre paure, quelle che eravamo bravissimi a nascondere dietro la facciata di una vita presa da mille cose, da mille impegni.

E abbiamo guardato in faccia la morte … nessuno di noi che stiamo vivendo questo periodo potrà mai dimenticare, finchè vivrà, le immagini di quel corteo di camion militari che trasportavano le salme delle vittime.

Immagini tangibili … ma per un’immagine così , mille pensieri si accalcano alla mente … i primi giorni sei come risucchiato da un vortice e non riesci nemmeno a pensare lucidamente … sai solo che ti attende un lungo periodo lontano da tutti, chiuso in casa per il tuo bene, dei tuoi cari e del tuo Paese …ti trovi a dover rimodulare le tue giornate con tanto tempo a disposizione … TANTO TEMPO A DISPOSIZIONE … regalato proprio a te che il tempo non sembrava mai abbastanza … ti viene regalato tempo e paradossalmente non sai cosa farne … mentalmente hai un “blocco”, un “rifiuto” … tu NON lo vuoi tutto questo tempo a disposizione, NON SE IL PREZZO DA PAGARE E’ IN "VITE UMANE".

Poi passi alla fase “accettazione” o anche “ arresti domiciliari ragionati” e cominci a tenerti impegnata per non pensare, per non ascoltare i messaggi che vengono da fuori ma anche da “dentro la tua testa” … e così pulisci tutto come non avevi MAI fatto in vita tua ( e come, scaramanticamente, ti auguri NON farai mai più), sistemi cose in sospeso, ti inventi di riordinare e registrare i libri della tua biblioteca personale, sistemi abiti che da tempo “giacevano” nell’armadio in attesa di essere accorciati, ristretti, rammendati.

E cucini: ti inventi tutti i giorni piatti diversi con le cose che hai a disposizione (se nella ricetta c’è un ingrediente che non hai, pazienza! Sperimentiamo nuove varianti) … leggi molto ma soprattutto rifletti …rifletti sul presente ( poco perché ti sale il magone) ma rifletti anche e soprattutto sul futuro … su un futuro che ad oggi vedi nebuloso e incerto … non sai quando tutto questo finirà e soprattutto non sai “come” finirà … ora sei cosciente di com’è la vita ai tempi del Coronavirus …o meglio sei cosciente di com’è la vita delle persone sane, perché fortunatamente, al momento, tu e la tua famiglia siete tra quelli “graziati” … sai com’è non poter più pensare: “ prendo la macchina e faccio un salto in merceria” … sai cos’è quel brivido che ti corre lungo la schiena quando devi uscire per recarti al supermercato a fare la spesa ( e impari a guardare con occhi nuovi commessi e cassieri che credo sentano quel brivido tutti i giorni mentre si apprestano a prendere servizio), sai cos’è essere strappata dalla tua “ confort zone”, dalla tua routine giornaliera fatta di ufficio, colleghi, caffè alla macchinetta scambiando due parole, commissioni in banca e in posta e scaramucce con i clienti … ma il “dopo” … come sarà il “dopo” … credo che più niente sarà come prima … a partire dai rapporti interpersonali … io sono una che “abbraccia e bacia” molto … in questi giorni gli unici depositari di tali gesti sono i miei due uomini … ma non avendo contatti con nessun altro la situazione è “normale” … mi viene voglia di abbracciare (ma soprattutto di essere abbracciata e confortata)? Esco in giardino dove il “maschio alfa” di casa ha deciso di erigere il suo “quartier generale” in questo periodo, lo raggiungo e lo “abbraccio a tradimento”.

Ma poi? Tra una settimana, tra un mese, tra due? Quando torneremo a fare “vita sociale”? quando torneremo al lavoro e anche alle nostre passioni? Penso alla cosa che amo di più e che mi manca parecchio in questo periodo: camminare.

Ok se decido di andare sola non mi cambia nulla … vado, cammino, saluto da distante chi incrocio e torno a casa.

Ma da un po’ di tempo a questa parte mi piace andare a camminare con una cara amica ed entrambe siamo forti sostenitrici dell’abbraccio terapeutico … di quel bel contatto ravvicinato che ti fa sentire in sintonia con l’altro.
Ne parlavo proprio con Lei qualche sera fa e quando le ho detto:
“ e comunque cara Laura, anche quando ci renderanno la libertà di movimento, credo che dovremo continuare con mascherine e distanza di sicurezza…”
………… un lungo silenzio da parte sua e poi:
“Cioè, vuoi dirmi che ci vedremo e non potremo abbracciarci? Nooo, dai……… (silenzio)…va ben dai, l’importante è che possiamo rivederci e stare un po’ insieme”

Ecco, questo è l’essere umano; questa è la potenza dell’UOMO … la Resilienza … la capacità di adattarsi a quello che gli succede.

Ci incontriamo … ci abbracciamo … forte …. NON POSSIAMO ABBRACCIARCI?
…. Ok! Ci incontriamo, ci guardiamo negli occhi e andiamo a camminare … e a distanza di sicurezza e mascherina sul viso torneremo a scambiarci confidenze, a condividere sogni …

Questa è la Resilienza … non posso più andare al lavoro? Il mio orologio biologico però mi sveglia alla “solita ora” … OK … guardo la sveglia e mi crogiolo un po’ di più tra le coperte, me la prendo con calma, mi faccio il caffè con la caffettiera e lascio che il suo aroma avvolga tutta la casa … mi prendo cura della mia schiena facendo gli esercizi che mi ha consigliato la fisioterapista , mi prendo cura dei miei “maschi” anche solo con un sorriso, con una carezza.

Che #stiamoacasa# ok, ma non è sempre facile stare insieme tante ore, tutto il giorno, tutti i giorni … noi siamo doppiamente fortunati perché godiamo di buona salute e abbiamo una casetta piccola ma un giardino bello grande che in questo periodo ha bisogno di parecchi lavoretti di manutenzione…e allora: i maschi sistemano la legna frutto della potatura, tagliano il prato, fanno manutenzione alle rive e alle siepi, fanno manutenzione dell’attrezzatura … e io sistemo i fiori e poi inizio a “fare l’orto”.

Fare l’orto vuol dire “guardare avanti” … guardare al “dopo” con fiducia … fare l’orto significa iniziare oggi qualcosa che ti darà frutti fra 2-3 mesi …

Quindi con uno sguardo al “domani” metto a dimora pomodori e peperoncini tondi piccanti, melanzane e insalatine, basilico e zucchine … mi prendo cura oggi di quello che porterà frutto “domani” … e “ domani” con i frutti dell’orto preparerò conserve e composte da utilizzare il prossimo inverno ma anche e soprattutto da regalare a parenti ed amici, per coccolare e in un certo modo “prendermi cura” anche di loro …

Ed ecco: lentamente si riprende a fare progetti per il “domani” … e non importa quando arriverà questo “domani” … il solo pensiero di fare qualcosa “domani” accende in tutti noi una Speranza per il prossimo futuro.

Domani …