lunedì 4 novembre 2019

SCUSI SE GLIELO CHIEDO MA …. CI CONOSCIAMO?

 (come sempre..questo disegno è mio e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarlo, per piacere cita la fonte. grazie)

Piccolo inciso: l'idea per questo racconto ha preso forma in modo un po’ embrionale il giorno di ferragosto, dopo uno scambio di messaggi con una cara amica … i personaggi sono di fantasia, solo i loro nomi ricordano, vagamente, quelli di una coppia a me cara.
Il disegno invece è tratto da una foto che la “cara amica” in questione, mi ha inviato al termine dello scambio di messaggi … “cara Amica Ricciolona” spero tu sia contenta dell’uso che ho fatto della tua foto …

Si erano conosciuti che erano ragazzini e Lei, da subito, aveva capito che Lui sarebbe stato “l’uomo della sua vita”.
Erano cresciuti frequentando ambienti diversi ma il paese dove abitavano non era una metropoli e le occasioni per “incrociarsi” erano frequenti.

Ogni volta che lo vedeva il suo cuore cominciava a ballare “la tarantella”…-tu-tumtum-tu-…-tututum … tum-  le guance si arrossavano e diecimila pensieri le affollavano la mente: “ammazza che carino che è! Guarda come spicca sui suoi amici! E che portamento!! Bello e fiero … come posso fare per farmi notare?”
Eh già perché nonostante Agnese fosse una gran bella ragazza, il bell’Alberto proprio la snobbava … quando si trovavano negli stessi posti, per quante manovre facesse lei di avvicinamento, sembrava che fosse “trasparente” … lui continuava a parlare e scherzare con gli amici, salutava una persona che passava lì vicino, ma per Lei … nemmeno uno sguardo.

Si confidava con le amiche, quelle “del cuore” e loro erano prodighe di consigli:
-Dovresti prendere il “toro per le corna” e andare a suonare il campanello di casa sua. Poi quando lui apre ti inventi una scusa ... -
-Sì brava!! E se mi apre sua madre? O ancor meglio sua nonna? Cosa le dico? E poi tempo 10 minuti e mia madre viene a saperlo … e allora sì che sono rogne!!-
-Allora potresti chiedere a Domenico di farti da “cavalier servente” e cominciare ad uscire con lui … lo sai che stravede per te!! E trovare il modo di andare insieme nei posti che solitamente frequenta Alberto e la sua banda … dai una dai due dai tre, magari si accorge di quanto bella sei e di che occasione si sta perdendo!!-
-Ma figurati!! Intanto non è giusto nei confronti di Domenico … e se poi quello si “monta la testa” e crede che io voglia fare sul serio con lui? E non è nemmeno bello dirgli che voglio “usarlo” per far ingelosire Alberto … Domenico è buono, è un ottimo amico ma ha un debole per me e non voglio assolutamente che si illuda.-
-A ‘sto punto scusa mettiti il cuore in pace, accetta la corte di Domenico, che tra l’altro è anche un “buon partito” e vivi la tua vita serenamente.-
-Ma sei scema??? Io … o Alberto o nessuno!!-

E così gli anni passavano … Domenico, stanco di un amore non corrisposto, aveva rivolto altrove le proprie attenzioni, aveva trovato una ragazza che lo apprezzava per quello che era, si era sposato e trasferito lontano. E Agnese aveva così perso il suo migliore amico.
Le amiche, ad una ad una, avevano preso le loro strade: chi si era sposata ed era diventata mamma, chi aveva proseguito con gli studi e stava facendo carriera nella grande città, chi aveva deciso di mollare tutto e vedere il mondo e al momento faceva la cameriera a Disney World ad Orlando, in Florida, per mantenersi e pagarsi il biglietto di ritorno a casa.

Agnese, dal canto suo, finiti gli studi, aveva aperto un piccolo laboratorio-negozio, dove confezionava e vendeva articoli fatti al telaio, ma anche monili prodotti da lei. Aveva buongusto e i suoi articoli si vendevano bene, specialmente con l’avvento di Internet e delle vendite online.

Alberto si era diplomato, aveva aperto uno studio di consulenza con un amico e viveva una vita serena.
Nella sua vita non c’erano né fidanzate, né mogli e questo da un lato teneva viva la “fiamma” dell’amore di Agnese, ma, col passare degli anni, faceva anche nascere qualche dubbio.
Clara, l’unica oltre ad Agnese a non essersi ancora accasata (- l’uomo per me devono ancora inventarlo- diceva ridendo di un riso “dolce-amaro”) ogni tanto ripartiva all’attacco:
-Agnese, ragiona!! Se fino ad ora non ha trovato quella giusta, può darsi anche che non gli interessi trovarla … ci sono sai degli uomini così … com’è che si chiamano? Ah sì … misogini … stanno bene in compagnia degli amici ma evitano le donne e le relazioni impegnative. Fattene una ragione e guardati intorno prima che sia troppo tardi!!-
E Agnese ribatteva convinta:
-E se invece è rimasto solo semplicemente perché non ha ANCORA trovato quella giusta? E quella giusta magari sono io?? Devo solo trovare il modo di “mettermi in luce”, fare in modo che lui si accorga di me e poi vedi come lo faccio innamorare!!-
-Agnese ascoltami … ma chi ti dice che tu sia quella giusta? E chi ti dice che Lui è quello giusto per te? Solo perché stai inseguendo un sogno fin da bambina non è detto che stai percorrendo la strada che vi porterà alla felicità insieme … forse dovresti semplicemente mettere “nel cassetto” questo sogno ed iniziare a vivere sul serio. Poi non so se lo sai, ma da qualche tempo lo vedo spesso correre in bicicletta e in paese si dice che abbia preso sul serio il fatto che per un paio di volte si è piazzato bene in alcune competizioni provinciali e che sia stato contattato dalla Federazione che vede in lui un potenziale campione. Se riesce a diventare un ciclista professionista “ti saluto!!” e chi lo vede più in paese!! Dai retta a me … guardati intorno e magari scopri che l’uomo giusto per te è Mario, che ha due occhi che sembrano due laghi di montagna … oppure Andrea, che tutti dicono sia un gran donnaiolo, ma forse è solo perché sta aspettando l’anima gemella e nel frattempo si diverte un po’-
-Te l’ho detto anni fa Clara e te lo ripeto ora: o Alberto o nessuno!! Devo solo trovare il modo di “inserirmi” nella sua routine-

Da lì a poco, sul giornale era apparso l’annuncio che lo Studio di Alberto cercava un’impiegata part-time che si occupasse di archiviazione e segreteria.
Agnese di queste due cose sapeva poco o nulla ma non aveva voluto perdere un’occasione così ghiotta: di buon mattino si era preparata di tutto punto (e lo specchio le aveva rimandato un’immagine di sé piacente e piacevole) e all’apertura dello studio era già là davanti con in mano una copia del giornale.
L’aveva accolta il socio di Alberto che a sommi capi le aveva spiegato il lavoro da svolgere: archiviare i documenti relativi ai clienti in faldoni specifici, tenere i registri in ordine, smistare la corrispondenza. Sarebbe stata impegnata solo al mattino e questo le permetteva, seppur a orario ridotto, di tenere aperto anche il suo piccolo laboratorio, dove, come Penelope nell’Odissea, lavorava in attesa dell’arrivo del suo Eroe.

Erano così cominciate le mattinate in Studio con il nuovo lavoro: si vedeva che da tempo nessuno svolgeva quella mansione. Erano centinaia le cartelline che aspettavano di essere archiviate … e c’erano parecchie scatole pieni di carte da smistare e catalogare.
Di Alberto però nemmeno l’ombra … dopo un po’ aveva azzardato a farne cenno con l’altro Socio e aveva così scoperto che Alberto raramente passava in studio al mattino, ma era sempre presente il pomeriggio fino a tarda sera … la mattina la usava per andare ad allenarsi con la bici e stava raggiungendo livelli degni di nota.
-Prima o poi finisce che mi cede la sua quota e va verso l’agonismo … è talmente bravo!! Agnese l’ha mai visto correre?? Un’eleganza, uno sprint … dovrebbe vederlo quando affronta le salite … una vera macchina da guerra … e non ce n’è per nessuno sa … una di queste volte se vuole la accompagno ad una delle gare. – questo le aveva risposto l’altro socio sospirando.

Ad Agnese di andare a vedere “la macchina da guerra” su per le salite in verità non importava un granché (tanto finché pedalava sicuramente non avrebbe trovato tempo da dedicarle ...). Il fatto invece che potesse decidere di vendere tutto e buttarsi anima e corpo nello sport spinse Agnese a cambiare un po’ i suoi piani di avvicinamento.
Successe così che, parecchie volte, quando Alberto entrava in ufficio al pomeriggio, trovasse “la ragazza dell’archivio” ancora china sui faldoni, e che la medesima rispondesse in modo un po’imbarazzato al suo sguardo curioso:
scusi dottore ho fatto tardi ma volevo finire queste due cartelline così le metto in archivio e domani parto avvantaggiata … stia sicuro che non la disturberò … sarà come se non ci fossi … e poi ho quasi finito”
Lui si sedeva alla sua scrivania e si immergeva nel lavoro … lei invece del lavoro proprio si dimenticava e restava a guardarlo di sottecchi “adorante” fino a quando lui alzava gli occhi e la trovava ancora lì.
A quel punto diventava paonazza e imbarazzatissima guadagnava l’uscita pensando già alla prossima mossa.

Altre volte, chiuso il laboratorio, tornando a casa, vedeva le luci ancora accese in ufficio e la sua auto parcheggiata poco distante. Allora, una sera, aveva preso il coraggio a due mani, tirato fuori la copia delle chiavi dell’ufficio ed entrata tutta baldanzosa fingendosi stupita di trovarlo ancora lì.
-Ohhh Dottore!! Buonasera!! Visto l’orario pensavo che qualcuno fosse andato via dimenticando le luci accese e allora ho pensato di entrare a spegnerle … ma ha visto che ora è?? E’ molto tardi … non c’è nessuno che la reclama a casa? –
- No signorina, fortunatamente a casa non c’è nessuno che mi aspetta quindi posso dilungarmi un po’ e finire certe cose visto che sarò assente parecchio da ora in poi … ma lei non si preoccupi … vada, vada pure a casa che a chiudere e spegnere tutto ci penso io qua … buonanotte. –
Una doccia fredda “visto che sarò assente parecchio da ora in poi” … che voleva dire? Che smetteva con lo studio? Doveva saperne di più.

La mattina dopo aveva sondato un po’ il terreno con l’altro socio (a chiamarlo sig. Antonio proprio non riusciva … per lei era “l’altro socio” e basta) raccontandogli tra il serio e il faceto, l’incontro e il dialogo della sera prima.
Il sig. Antonio aveva così confermato i suoi dubbi: Alberto era stato preso “sotto l’ala” da una squadra corse molto quotata che vedeva in lui doti e la giusta dose di caparbietà per metterle a frutto. Per far questo però doveva intensificare gli allenamenti e le gare e questo significava meno tempo per lo studio.
Occorreva l’ennesimo “cambio di rotta” … Agnese si licenziò dallo studio (con sommo rammarico del sig. Antonio che nel giro di una settimana di fatto perdeva il socio ed una valente collaboratrice) ed il tempo che prima dedicava ad archiviare lo avrebbe speso per seguire le trasferte di Alberto.
E si sarebbe fatta trovare ad ogni tappa, ad ogni arrivo … e prima o poi lui avrebbe capitolato, se lo sentiva.
Ma come fare per saperne di più della squadra corse?? Semplice: bastava cambiare pettinatura!! Cosa c’entra vi chiederete … c’entra, c’entra, perché da che mondo è mondo le parrucchiere sono un universo parallelo dove le clienti parlano di tutto, e quindi LE PARRUCCHIERE sanno TUTTO di tutti.
La parrucchiera era l' amica Clara che, suo malgrado e nonostante non fosse d’accordo sui piani di Agnese, la mise al corrente su:
- sede della squadra corse, 
-luoghi degli allenamenti e 
-date delle gare. ( neanche i servizi segreti avrebbero potuto fare meglio di così!)

Ed iniziò così un periodo fatto di appostamenti, di incontri “casuali” al bar o al ristorante, ma per quante Agnese se ne inventasse, lui proprio non la “vedeva” … era tornata ad essere l’adolescente “trasparente” di qualche lustro prima.
E si macerava cercando di pensare a qualcosa di nuovo, quel qualcosa che avrebbe “svegliato” Alberto e finalmente l’avrebbe fatto accorgersi di lei.

E tutta presa dall’inseguire questo sogno non si accorgeva che il tempo passava, e i mesi lasciavano posto ad altri mesi, e le stagioni alle stagioni … era diventata un’ossessione che la prendeva al mattino appena sveglia e non l’abbandonava più fino al momento in cui crollava esausta sul letto.
Ne aveva risentito anche il lavoro, ma tanto a lei serviva veramente poco per vivere, anzi per “sopravvivere” nell’attesa che il bell’Alberto finalmente si accorgesse di lei.

Poi un giorno si era guardata alla specchio appena sveglia e quello che aveva visto non le era piaciuto affatto: viso tirato e affilato, profonde occhiaie, colorito pallido … i capelli erano scompigliati, ma il fatto di avere una "criniera leonina" faceva sì che con due colpi di spazzola i suoi capelli tornassero lucenti e vaporosi.
E così aveva deciso: quel giorno sarebbe stato “il canto del cigno” del suo sterile amore per Alberto … avrebbe assistito alla sua gara per l’ultima volta e poi sarebbe tornata alla vita “normale” augurandosi di essere ancora in tempo … ancora in tempo per riprendere il suo lavoro, tornare a coltivare le amicizie e perché no ... magari per farsi una famiglia.

Era duro rinunciare ad un sogno, no anzi -AL SOGNO- della sua vita … aveva vissuto tutta la vita sognando qualcosa che non si era mai avverato, come il Sottotenente Giovanni Drogo del romanzo “Il Deserto dei Tartari”di Dino Buzzati che per tutta la vita, aspetta, nella fortezza Bastiani, l’attacco del nemico ed il nemico si palesa solo quando egli ormai stanco, anziano e malato sta abbandonando la fortezza stessa.

In qualche modo, oggi, avrebbe avvicinato Alberto per dirgli “addio” … non sapeva se durante la colazione, oppure all’arrivo o durante il pranzo, ma sapeva di doverlo fare. Doveva in qualche modo, mettere la parola FINE a questa storia e guardare avanti. Ma quanto male faceva!!

A colazione non ci era riuscita perché lui era già sulla pista, durante la gara e all’arrivo neppure perché tanta, troppa gente si era assiepata intorno al vincitore, accedere alla sala ristorante dove era andato a pranzare era rimasta un’utopia in quanto si entrava solo se fortunati possessori di invito.

Si era così avviata a piedi, lungo la strada … lei e i suoi pensieri …e per la prima volta i suoi pensieri non erano rivolti a -come posso fare per “agganciarlo”- ma piuttosto erano pensieri lievi … di quando era ragazzina, delle gite fatte con i suoi genitori, delle vacanze con le amiche … non sapeva come ma era riuscita a “lasciar andare” la sua –ossessione- , il suo pensiero fisso. Non era ancora il momento di pensare a “cosa farò domani” ma era bello sapere di avere tutto un pomeriggio a disposizione,il pomeriggio di OGGI, di dolce far niente.

Abbracciata a questi pensieri non si era accorta del piccolo avvallamento del terreno … aveva messo un piede in fallo ed era “volata giù” cadendo in mezzo alla carreggiata … una caduta banale, dalla quale rialzarsi subito, se in quel momento non fosse sopraggiunto, in bicicletta, il “nostro” Alberto che, uscendo da una curva, si era avvisto troppo tardi di Agnese che cadeva e gli era ruzzolato addosso.
Che botta!! Alberto avvezzo com’era alle cadute si era prontamente rimesso in piedi, aveva prontamente spostato la bici dalla carreggiata per poi prendersi subito cura della signora che ancora stava distesa immobile sull’asfalto.
Aveva cercato di rianimarla con qualche piccolo schiaffetto senza sortire però alcun effetto; aveva pensato allora di utilizzare l’acqua della borraccia e spruzzargliene un po’ sul viso … dopo questo trattamento la signora aveva piano piano ripreso colore e un po’ alla volta aveva riaperto gli occhi, guardandolo prima con lo sguardo un po’ velato e poi tutta una serie di emozioni era passata su quegl’occhi verdi come la vallata che li circondava: incredulità, stupore, e ad un certo punto era convinto di averci letto un pizzico di gioia … gioia per cosa? Probabilmente la signora era ancora sotto shock.

Piano piano l’aveva fatta alzare dalla strada e l’aveva fatta accomodare su una panchina che dava sul Belvedere.
Le aveva chiesto se si ricordasse il proprio nome, dove abitava, se le facesse male da qualche parte e l’aveva trovata collaborativa e vigile … aveva scoperto così che si chiamava Agnese (perché quel nome non gli suonava nuovo?..) e che abitava nello stesso paese dove lui era nato e vissuto a lungo.

Sorreggendole le spalle l’aveva guardata meglio e poi le aveva chiesto “Scusi se glielo chiedo ma…. Ci conosciamo?”
Lei non aveva risposto, almeno non subito: si stava gustando quel braccio sulle spalle e quel momento atteso così a lungo.


sabato 2 novembre 2019

UN'AMICA ... L'AMICA


                                                                          -Da qualche parte in Polesine- Ottobre 2019
                      questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie


Mi piace molto questa frase:

"L'Amicizia raddoppia le gioie e divide le angosce. Non camminare davanti a me, potrei non seguirti. Non camminare dietro di me, non saprei dove condurti. Cammina semplicemente al mio fianco e sii mio amico"

Fortunate sono le persone che possono dire di avere anche SOLO "un vero amico".

L'amicizia si declina in tante forme, in mille sfaccettature ... non è necessario conoscersi da una vita, l'importante è che da entrambe le parti ci sia sincerità ( che è comunque sempre alla base di ogni rapporto umano).
la sincerità non lascia spazio alle "male erbe" come l'invidia, il possesso, l'egoismo.
Se qualcosa non ti piace in ciò che fa o dice un amico, è giusto e corretto farglielo notare ... se la persona che riceve le tue considerazioni si risente di quanto le dici ... forse non è l'amico che vorresti ma semplicemente un conoscente.

Riccardo Cocciante anni fa cantava:
"Non dico che dividerei una montagna
ma andrei a piedi certamente a Bologna
per un amico in più..."

e anche:
"Perchè mi tiene ancor più caldo
di un pullover di lana
a volte è meglio di una bella sottana
un caro amico in più..."

e ancora:
"Perchè un amico se lo svegli di notte
è capitato già
esce in pigiama e prende anche le botte 
e poi te le ridà..."

e poi
" Piccolo grande aiuto,
discreto amico muto..."

Ecco ... secondo me l'Amicizia è anche e soprattutto questo: accettare l'altro per com'è sperando che Lui/Lei faccia altrettanto con te.
Poi ci sono le persone fortunate come me che un bel giorno, a 50 anni suonati da un po' , conoscono una persona e quella persona piano piano entra nella loro vita e la arricchisce, la illumina.
Ad onor del vero sono una donna molto fortunata perché intorno a me, vicino e lontano, so che ho persone che mi amano e mi apprezzano per quella che sono, pregi (pochi) e difetti (molti di più).
E l'accettazione è per me la più grande forma d'Amore e di Amicizia ... ho imparato nel corso degli anni e "sbattendoci il muso" che non si può piacere a tutti, e che, per quanto cerchiamo di fare del nostro meglio, ci sarà sempre qualcuno che non ci apprezza o addirittura ci evita e non ci vuole nella propria vita.
Bene ... un certo giorno ho deciso di "non rincorrere più i mulini a vento" ma di focalizzare la mia attenzione su chi, la mia attenzione la merita.
E mi si è aperto un mondo ... perché, finché mi ostinavo a rincorrere chi di me proprio non ne voleva sapere, perdevo un sacco di occasioni.
Fatto spazio nel mio cuore, in poco tempo ci sono entrate tante bellissime persone.
Ma non perdiamo "il focus" di questo racconto ...
Sei lì che pensi che vorresti provare a fare una cosa nuova ... vorresti testare un percorso mai fatto ... ci pensi un po' su, ti documenti e poi mandi un messaggio "all'amica del piano di sotto" ( in realtà non abitiamo così vicine ma abbastanza da metterci 5 minuti a raggiungere una la casa dell'altra):
"Laura ma se io ti proponessi di fare un percorso nuovo?"
La risposta immediata: "Dimmi solo dove e quando e arrivo..."
Ecco: Laura ripone in me una fiducia "sconfinata" ( vai a capire perchè ... lo sa che mi perdo sempre eppure non ha esitato un attimo ... non ha neanche pensato di chiedere "dove andiamo?")
Ma credo che questa sia una sua prerogativa nei confronti del mondo ... essendo una persona "Mite" è convinta probabilmente che tutti lo siano e quindi si fida.

"Beati i Miti perché erediteranno la Terra"

E insomma ci incontriamo un sabato pomeriggio e proviamo questo percorso: siamo fortunate perché nonostante sia quasi la fine di ottobre, la giornata è bella, tiepida, limpida e camminare si rivela un piacere.
Mi fermo a pensare a che strana è la vita: io sono, per quello che riguarda il camminare, "un lupo solitario". Non è che non mi piace la gente, ma da sola sto meglio, mi vivo le camminate in modo "globale" ... sono "tutta per il cammino" e "il cammino è tutto per me".
Eppure Laura è riuscita a scalfire questa "armatura", è entrata in punta di piedi e camminare con lei è un piacere unico.
Facciamo un paio di assestamenti al percorso scaricato da Internet ( non fosse altro perché probabilmente la mappa è un po' vecchiotta e nel frattempo hanno chiuso un passaggio a livello indicato come "luogo di transito" lungo il percorso ... vedi la fortuna di viverci in un posto? Ti viene un dubbio e vai a fare un sopralluogo qualche giorno prima della partenza ... questo ti evita di fare km in più cercando una strada alternativa ... poi magari ti perdi come succede a me quasi sempre e i km in più li fai lo stesso ...) e andiamo via veloci chiacchierando fra noi.
Arriviamo ad un "capitello Mariano" ... la strada asfaltata curva a destra e a sinistra c'è solo una stradina sterrata con tanto di segnale "divieto di accesso" ... la mappa è ben custodita nello zaino ( perché tirarla fuori? Perché?) e noi prendiamo a destra , senza esitazione.
E senza esitazione, dopo un'oretta, arriviamo finalmente in paese ... peccato che NON sia il paese dove dovevamo arrivare, bensì uno "spostato" di 4-5 km dalla "retta via".
Ci fermiamo a bere qualcosa nel bar della piazza, a turno andiamo in bagno e quella che resta al bancone si intrattiene con la barista e scopre che la suddetta è un'accanita camminatrice ed è arrivata a Santiago ben due volte.
Le raccontiamo qual'era la nostra iniziale idea di percorso e ci dà una dritta per arrivare velocemente ( insomma, velocemente ... ci tocca camminare un'ora in più del previsto) al punto "X".
Da lì in poi, fortunatamente tutto fila liscio e arriviamo a destinazione, stanche ma felici, quando il sole è già tramontato da un pezzo.
Saliamo in macchina per tornare a casa e Laura per tutto il tragitto parla di tutto quello che abbiamo visto e fatto nel pomeriggio appena trascorso e MAI, nemmeno una volta, del fatto che, per colpa mia, abbiamo sbagliato strada.
Ecco perché mi considero molto fortunata ad avere una persona come Laura per Amica ... Laura mi accetta per quello che sono ... se sbaglio "non mi punta il dito contro" ma guarda il buono che c'è in me ...
E tante altre potrei raccontarne ... come quando, dopo una lunga mattinata al lavoro ( lavora all'aperto quindi soggetta al sole cocente d'estate e al freddo pungente d'inverno, per non parlare del fatto che parecchie mattine fa delle vere e proprie levatacce per raggiungere in orario il posto di lavoro), invece di andare dritta a casa a prepararsi il pranzo ( alle volte rientra alle 14 passate) , prima passa da me in ufficio con un grappolo d'uva o un sacchetto di mandaranci perchè mi dice "lo so che tu con la pausa pranzo corta non riesci neanche ad andare a casa" ... oppure quando arriva con i biscotti super buoni fatti dai frati e io resto sempre senza parole nel ricevere così tante coccole elargite a piene mani ...

L'Amicizia è un bene prezioso ... cara Laura "Cammina semplicemente al mio fianco e sii mia amica"




giovedì 31 ottobre 2019

PIANO, PIANO … A PICCOLI PASSI.

 (come sempre..questo disegno è mio e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarlo, per piacere cita la fonte. grazie)


Infilo lo zaino e mi chiedo come ho fatto a lasciarlo così a lungo in fondo all’armadio.
Lui che fa parte di me, Lui che E’ parte di me.

Me lo sistemo bene addosso: gli spallacci avvolgono morbidamente le mie clavicole, le cinghie al petto ad in vita aiutano a ripartire il peso che quasi non si sente. Chiudo le fibbie..quella al petto è perfetta, quella in vita “balla” un po’ … possibile che sia dimagrita? Ehhh si perché anche in questo io sono una donna  “anomala” … da sempre in lotta con la bilancia, ad un certo punto della mia vita ho deciso di indossare abiti comodi ( decathlon e i suoi capi sportivi … santi subito!!!) per imparare ad “accettare me stessa”… ad apprezzare le mie curve, le mie rotondità.
Questa “forma mentis” però fa sì che non ho mai un paio di pantaloni o una gonna che un certo giorno “stringono” un po’ in vita oppure che “scivolano” dolcemente verso il basso.

E’ lo zaino l’unico che mi rimette davanti allo specchio : se non lo adopero per un po’ , alla prima uscita, nel momento di allacciare le fibbie SO esattamente cos’ho combinato dall’ultima volta … bene a quanto pare dall’ultima volta ho condotto una vita sana e morigerata che ha permesso alla fibbia in vita di scivolare un po’ verso i fianchi … poca roba ehh … però abbastanza da mettermi di buonumore … e abbastanza da decidere di fare un piccolo segno con il pennarello sulla stringa per capire “quanto” ( in termini di centimetri) ho lavorato bene sul mio corpo in questi mesi.

E poi ecco … il momento magico : raddrizzo le spalle e mi guardo allo specchio … come mi piace quello che vedo!!

E’ da poco tempo che ho capito uno dei “perché mi piace viaggiare con lo zaino” ( tant’è che ormai nella mia vita le valigie sono totalmente bandite anche quando faccio vacanze standard) : mi piace viaggiare con lo zaino perché “mi raddrizza la schiena”. Detta così sembra una stupidaggine ma in realtà … passo tante ore seduta alla scrivania a lavorare al pc … questo fa sì che le mie spalle tendano ad incurvarsi in avanti … a questo aggiungi che sono una donna “mediterranea” nel più ampio senso del termine ( fianchi larghi e tette grosse) e anche questo fa sì che proprio a causa del peso nella parte alta del busto, la mia postura risulti sempre un po’ “piegata”.
Ed ecco che, come per miracolo, nel momento in cui mi sistemo lo zaino sulle spalle, tutto si riequilibra : le spalle si raddrizzano e io mi sento pronta ad affrontare la vita "di petto".

Mi manca da morire il mio andare , da sola . Il mio alzarmi quando ancora fuori è buio , rifare lo zaino “ a memoria” ( l’ho rifatto talmente tante volte, che tutto, in automatico, trova magicamente il suo posto) , chiudermi piano la porta alle spalle e fermarmi un attimo sulla soglia a respirare. In quel respiro c’è tutta l’attesa del nuovo giorno e anche un piccolissimo brivido di paura … mica lo so cosa e dove mi porterà questo giorno nuovo che nasce … ho una meta, è vero, ma da adesso al momento dell’arrivo ci sono tante ore e tanti chilometri … chissà quante ne combinerò anche oggi!!!
E poi è ancora strada … e sono ancora passi … ed è il silenzio che mi accompagna rotto solo dai suoni della natura … e il mio respiro, che sento riecheggiare nelle orecchie , e che dà il ritmo ai miei piedi.

E’ fantastico accorgermi che camminare mette in armonia tutto il mio corpo … allungo il passo,  il respiro si fa più veloce e i pensieri scorrono come fotogrammi sulla pellicola di un film … mi fermo un attimo, prendo fiato, bevo un po’ e il film rimane in “standby” a beneficio del mio gustarmi quanto mi circonda … suoni, profumi, piccoli animali curiosi che fanno capolino e si avvicinano un po’ timorosi e un po’ temerari … ecco: io sono esattamente come loro. Quando parto da casa ho sì il desiderio di questa nuova avventura ma anche un po’ di timore nel non sapere quello che mi aspetta … poi, ogni volta che mi lascio “coinvolgere” e “travolgere” dal viaggio,  questo mi regala sempre cose nuove e spunti per altre prossime esperienze.
Prendo una mandorla dal sacchettino e piano piano mi avvicino allo scoiattolo che immobile , sicuramente sta pensando a cosa fare : fidarsi di questa sconosciuta e recuperare una “merendina” oppure tornare frettolosamente sull’albero e mettersi al sicuro? Propende per la prima ipotesi e viene premiato dalla mandorla e da un grattino sulla piccola testa morbida … è un attimo. Sfreccia via velocissimo e alzando gli occhi lo vedo su un ramo,  in alto, al sicuro,  tra le zampette la mandorla che gli ho regalato. I nostri sguardi si incrociano, poi ognuno torna sulla sua strada.

Sono queste le cose che mi piacciono dell’andare “lento” … gli incontri che si fanno lungo la via … e come ogni incontro cambi “le parti” ai personaggi: con lo scoiattolo ero io ( forse) quella che poteva incutere timore … poi invece incontro un cane bello grosso e io, nonostante a casa abbia 2 bestiole di oltre 35 kg cadauna, non so perché, ma dei cani ho paura … che siano alani, pastori maremmani, semplici chihuahua o piccoli meticci … I CANI MI FANNO PAURA.
E non è una paura che si svela nel momento che il cane viene verso di me abbaiando o ringhiando … è PAURA a prescindere.
Ho paura che mi attacchi frontalmente , ma anche che io riesca ad oltrepassarlo e mi attacchi “alle spalle” … ho paura che non sia solo e possano arrivare altri suoi amici …
Camminando verso Roma con la mia amica Francesca ho avuto una grandissima lezione in questo senso: lei è una che si fida a prescindere … di tutti. Come direbbe mio nonno “la se fida de Bestie e Cristian”.
Più volte , nei due giorni che abbiamo passato insieme, abbiamo incontrato cani che vagavano liberi e non tutti sembravano mansueti … Francesca quando si accorgeva che questi “tipetti” si facevano un po’ troppo vicini o un po’ troppo insistenti, li guardava dritto negli occhi e parlava loro ( del resto una che si chiama Francesca vuoi che non parli agli animali come il suo santo Patrono??) .. ad alcuni con tono gentile e convincente … ad altri in modo fermo e perentorio. Non ha mai sbagliato un colpo …

Ma torniamo a me … quest’anno che si avvia alla conclusione è stato RICCO … ricco di incontri, di nuove amicizie, di tante belle persone che sono entrate nella mia vita e che farò di tutto perché non ne escano più; contemporaneamente è stato POVERO ... povero di “passi” … povero di Cammino.

Il tempo che avevo a disposizione l’ho adoperato in un modo diverso, alternativo … ho prestato servizio come volontaria in un Ostello … ho percorso altre strade … le strade “dell’IO” … in un cammino di crescita e consapevolezza all’interno di me … un cammino di conoscenza e di coscienza … ho deciso di fare la “Pellegrina” dall’altra parte … non da quella che arriva, ma da quella che accoglie … nel senso più ampio del termine … ero partita da casa con l’idea di “donare” qualcosa ( fosse anche solo il mio tempo) e sono tornata con tanti “doni” che mi sono stati fatti dai “Pellegrini” in primis … ogni persona una storia, e ho scoperto quanto mi piace ascoltare gli altri e quello che vogliono condividere con te … e poi dal mio “compagno di servizio” : una persona splendida che è riuscita con il suo bel carattere a rendere “unica” questa esperienza … e poi i “gestori” dell’Ostello … con loro mi sono sentita subito “ a casa”… e casa è il posto più bello dove tornare e ritornare. 

Con queste persone è nata una bella amicizia, e ci siamo ritrovati    (con loro e con i miei Amici Pellegrini Veneti ormai Storici) ad inizio ottobre quando ho voluto averli qui, nel profondo Sud del Veneto … a casa mia. 
Ho organizzato un fine settimana fatto di cultura ( un po’) , cibo e condivisione ( tanta, veramente tanta) e una bella camminata sulle sponde dell’Adige.

Prima ancora, a Luglio ho partecipato ad un raduno simile a questo in montagna, organizzato da Ines , una cara amica della provincia di Vicenza , che ci ha voluto far conoscere il Monte Summano e le sue bellezze … e anche lì sono stati giorni pieni di tante cose, di quelli che lasciano il segno.

Ma arriva un momento in cui questi “piccoli cammini” per quanto belli siano, non bastano più … e allora che si fa? Si inizia ad organizzare il PROSSIMO, e solo per il fatto che comincio a cercare, sfogliare, leggere ... insomma , solo per il fatto che “mi metto in pista”, già mi sento in Cammino.

La prima cosa è dirlo ai miei “Maschi”… quando ho ben chiaro cosa farò nel 2020 li rendo edotti e come al solito loro mi guardano sconsolati, poi “si guardano l’un l’altro” e nei loro sguardi ci sono un sacco di parole che non dicono (e di questo li ringrazio) e, soprattutto c’è sempre la solita domanda “ cosa dobbiamo fare con questa qui??”

Il Passo successivo è quello dell’organizzazione vera e propria ( periodo, tappe, cosa vedere..) ed è proprio su questo che sto lavorando in questi giorni …

Caro zaino preparati ... tra un po' saremo di nuovo io, te e la strada...

giovedì 6 giugno 2019

SCUOLINA-SANTIAGO PARTE 1

                                                                                           -Galizia-  Agosto 2015
                      questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie

Piccolo inciso: che mi piace andare a piedi per il mondo già lo sapete ... quello che forse non tutti voi sapete è che sono Moderatrice di un Gruppo Regionale collegato al Cammino di Santiago.
Un gruppo fatto di gente BELLA, di gente educata, di gente che si è iscritta con il semplice intento di condividere.
Secondo me, nel nostro gruppo non ci sarebbe nemmeno bisogno di un Moderatore. Ma tant'è ne abbiamo addirittura 2 ... e tutte e due Donne ( che a noi Pellegrini Veneti le "quote rosa" ci fanno un baffo!). Io e Cristina. Quotidianamente ci "affacciamo" , vediamo che tutto procede liscio, controlliamo se c'è qualcuno che vuole iscriversi e ... BON il nostro lavoro finisce lì.
Beh ... non proprio : uno dei compiti del Moderatore "Bon-Ton" è quello di ricordare agli iscritti, poche, semplici regolette.

Nello specifico :
--Il Pellegrino si sostiene sempre
--Non ci sono domande sceme ( anche se per la decimillesima volta vi chiedono "ma i bastoncini passano come bagaglio a mano?" la risposta sarà sempre cortese, mai del tipo " ma scusa, fino ad oggi dov'eri? sulla luna? i bastoncini NON passano come bagaglio a mano, DEVI IMBARCARLI!!")
--Se qualcosa che leggi non ti piace, non ti interessa, lo trovi scontato, assurdo, improponibile ... non devi far altro che passare avanti senza per forza commentare.
--Tutti prima di diventare pellegrini "esperti" abbiamo preparato il nostro primo cammino con ansia, curiosità e timore ... bisognerebbe sempre ricordare com'era il nostro stato d'animo di allora e empaticamente porsi con chi sta progettando il suo primo cammino

Quindi, ogni tanto è mio compito ricordare questi semplici pilastri del "quieto vivere" all'interno del gruppo.

Il mio pensiero era che "scrivilo una, scrivilo due, scrivilo tre volte" la gente ad un certo punto si annoiasse a leggere sempre le stesse cose e le prendesse un po' sottogamba.

Così ho cominciato a scrivere dei "mini-racconti" ambientati in una piccola scuola, con due maestre bionde (una "buona" Cristina, l'altra ... l'altra sono Io) e due scolaresche un po' vispe ... i bimbi di questa scuola sono liberamente tratti da persone che hanno un posto particolare nel mio cuore e che fanno parte del Gruppo Santiago Veneto.

Ogni mini-racconto racchiude in sè le "regolette" ma anche molto di più ... finora questi racconti erano ad esclusivo uso degli iscritti al gruppo ma ho pensato fosse simpatico condividerli anche con chi mi segue su questo blog.

Mi auguro che vi divertiate a leggerli come io mi sono divertita a scriverli ...

BUONA LETTURA




06-04-19


Stamattina andando al lavoro pensavo che è un po’ che non assolvo al mio ruolo di Moderatore, e cioè un po’ che non vi faccio le “raccomandazioni standard” … così ho pensato di fare un post “scherzoso” che racchiude un po’ tutto quello che è sempre bene ricordare.
RIPASSO
Maestra:-Bene bambini oggi facciamo un piccolo ripasso su Santiago, i Gruppi ad esso associati e i Pellegrini. Vediamo un po’: vieni tu Pierino. Come ci comportiamo con il pellegrino che chiede per la millesima volta quanto già chiesto precedentemente da altri 999 pellegrini?
Pierino:-Lo mandiamo a quel paese, gli diciamo che la finisca di fare domande sceme, gli diciamo che se non ha voglia di portare lo zaino è meglio che vada in vacanza alla pensione Miramare a Milano Marittima, gli diciamo che se vuole dormire con tutti i confort e avere il bagno privato è meglio che stia a casa sua, gli diciamo che vada….
Maestra:-Fermo, fermo, fermo!! Mi sa che anche se abbiamo fatto un sacco di ripassi tu non sei stato tanto attento. Male, molto male! Torna a posto, ti do 4--, preparati meglio per la prossima volta. Dunque vediamo … vieni tu Robertino che so che sei sempre preparato e mi dai tante soddisfazioni … rispondi per piacere alla domanda che ho fatto al tuo compagno.
Robertino:-Il Pellegrino va incoraggiato sempre, non ci sono domande stupide, ci sono solo domande e dubbi e i moderatori dei Gruppi sono lì apposta per aiutare chiunque abbia qualcosa da chiedere.
Maestra:-Bravo Robertino..torna a posto. Giampiero , Robertino ha parlato dei Gruppi ..dimmi l’utilità dei Gruppi riconducibili al Cammino di Santiago e quali sono le modalità per farne parte?
Giampiero: i Gruppi servono da “piazza” virtuale dove incontrarsi per scambiarsi dubbi, consigli, opinioni. Nei gruppi non si fa politica, non si mettono link riconducibili ad altri gruppi altrimenti diventa una “Babele”… nei gruppi ci sono i Moderatori che lo dice la parola stessa “Moderano” cioè cercano di tenere calmi gli animi, richiamano all’ordine i “casinisti”, accompagnano alla porta quelli che ripetutamente non si comportano in modo corretto. Insomma Maestra, fanno quello che fai tu con Noi!
Maestra ( sorridendo):-Bravo Giampiero hai capito perfettamente: I Gruppi sono come le classi e i Moderatori sono come le Maestre.. Adesso sentiamo un po’..tu bimba del terzo banco con i capelli a caschetto, ti chiami Ilaria giusto? Dimmi un po’: come sono i Pellegrini prima di affrontare il loro primo cammino e come dobbiamo comportarci con loro?
Ilaria:-I Pellegrini nel periodo che va da quando “bon ho comprato i biglietti, tra 6 mesi parto” e il momento nel quale salgono sull’aereo che li porterà all’inizio del loro cammino sono come gli adolescenti in piena tempesta ormonale ( e io ne so qualcosa) … un momento sono euforici e il momento dopo sono terrorizzati, un attimo prima li vedi tutti elettrizzati e un attimo dopo sono assaliti da mille dubbi … Dobbiamo essere pazienti con loro e abbracciarli spesso, così si caricano di endorfine e si tranquillizzano un po’ …
Maestra:-Brava Ilaria hai reso perfettamente il clima che si respira intorno ad un pellegrino pre-partenza … e adesso tu là in fondo, bimba ricciolona, tu sei… Ines vero? Dimmi Ines: com’è il pellegrino una volta tornato a casa?
Ines:-Il pellegrino non torna mai veramente a casa, una parte di lui resta là, in Galizia , su uno dei tanti cammini … quindi per stemperare un po’ la nostalgia delle belle camminate mattutine verso Santiago, il pellegrino-tornato cammina anche qui … e se è fortunato a vivere dove vivo io, tutti i giorni o quasi va e sale sul Monte Summano, e ogni giorno vede cose nuove perché nuovi sono i suoi occhi … e poi … per consolarsi, il pellegrino progetta un nuovo cammino.
Maestra:-Brava Ines torna pure sul Summano … ehm cioè no, torna pure al posto. Direi che abbiamo detto quasi tutto … l’ultima domanda la facciamo a te bimba biondina con la coda di cavallo … ti chiami?? Laura, giusto tu sei Laura .. abbiamo parlato dell’utilità e delle funzioni dei gruppi, abbiamo parlato del Pellegrino che un certo giorno parte e va a Santiago per uno dei tanti Cammini … ti chiedo: per essere un “pellegrino” quanti km deve durare il cammino? E come ci si comporta lungo il cammino?
Laura:-Io credo che non importa quanti km fa il Pellegrino, non importa se lo fa a piedi, in bici o a cavallo, non importa se lo zaino “grosso” se lo fa portare dal taxi da una tappa all’altra, non importa se decide di dormire in pensione piuttosto che in ostello … l’unica cosa importante è lo spirito con il quale affronta il cammino, siano gli ultimi 100 km del francese,oppure il cammino Inglese, o i 1000 e più km della Plata da Siviglia a Santiago … noi non sappiamo perché il Pellegrino fa certe scelte e non sta a noi giudicarle. Il Pellegrino va incoraggiato sempre …
Maestra:-Brava Laura, non avrei saputo dirlo meglio. E adesso voglio sentirvi dire tutti in coro la frase creata apposta per incoraggiare i pellegrini … coraggio al mio 3 … 1-2-3
CORO:-SEMPRE,PER SEMPRE,PER TUTTI.
(driiiiiinnn suona la campanella tutti in cortile a far ricreazione)

mercoledì 6 marzo 2019

LETTURE

                                                                              -Cammino Inglese-  Giugno 2018
                      questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie

Mi piace leggere ... da sempre.
se guardo "all'indietro", a come passavo il mio tempo libero, la maggior parte dei ricordi che ho sono di me "con qualcosa da sfogliare" in mano .... questo "qualcosa" poteva essere un fumetto ( Topolino è stato il primo, poi le raccolte Disney, poi "Intrepido" e "Monello") per passare ai libri illustrati e per finire alla narrativa e non solo.

In questi ultimi anni la mia passione per la lettura si è arricchita di un nuovo tassello: I BLOG. Mi piace andare a caccia di notizie ma anche di cose "leggère" ... mi piace conoscere le persone, le loro storie, quello che hanno da dire.

Ci sono persone che hanno Blog bellissimi perchè secondo me "loro" sono persone bellissime ... ci sono persone che scrivono così bene, ma così bene che ... un giorno incontri il loro blog e ti piace talmente tanto quello che scrivono che te lo leggi tutto ( ho passato intere serate da "single forzata" a leggere pagine scritte anche 10 anni fa).

e io queste persone le ammiro perchè hanno un modo di raccontare, di raccontarsi che ti lascia estasiata ... e penso "queste sì che sono brave!!" ( sto realizzando ora che la maggior parte dei blog che frequento sono di donne).
e poi un giorno scopro che una di loro, una di quelle brave ... segue il mio Blog. E resto un attimo così ... a bocca aperta.

Lei è Mamigà e scrive in un modo pazzesco.

Ogni tanto "passo a casa sua" e leggerla è sempre un balsamo per l'anima. E un giorno finchè son lì che leggo il suo ultimo post, il mio occhio corre a sx dove c'è la barra del "vado a trovare...." e vedo la foto del mio post. Incredula guardo meglio ed effettivamente è proprio il mio blog quello lì ...

Dopo un attimo di orgoglio la domanda che nasce spontanea è : cosa spinge una persona così, così, così .... ( non mi si è incantato il disco, semplicemente mi vengono in mente un sacco di aggettivi ma nessuno che rispecchi al 100% quello che io penso di Lei) così "WOW!!" a seguire il mio blog??

Lei che scrive così bene ...

Per me, questo posticino è semplicemente un diario "online" ad uso e consumo di quelle 4-5 amicizie che abitano un po' lontano da me e con le quali non mi vedo così frequentemente come vorrei.
Quindi resto stupefatta ( piacevolmente stupefatta a dirla tutta), che qualcuno che non mi conosce "dal vivo" possa anche solo approcciarsi a quello che scrivo e dopo aver letto qualcosa di mio decidere che merito di essere nella lista dei blog "da andare a trovare".

E insomma era un po' che ci pensavo: volevo fare come Trenitalia e "ringraziare TUTTI quelli che passano di qui per la preferenza accordata" ... grazie Mamigà che ogni tanto passi e leggi ... non ci conosciamo ancora ma sono fiduciosa che prima o poi passeremo allo step successivo ... da "blog che vado a trovare" a "oggi vado a trovare Mamigà" ( o "Mamigà viene da me" o ancora meglio  "Io e Mamigà ... un incontro a metà strada)

giovedì 28 febbraio 2019

ALICE E' TORNATA (Alice is back...)

                 (questa foto è di mio marito che ne rivendica tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)

Avevamo lasciato Alice qui...


Presto erano arrivate le vacanze Natalizie fatte di un po' di riposo, di tempo da dedicare agli affetti, di tempo da dedicare a lunghe passeggiate, di tempo da stare a tavola e condividere … di TEMPO.
E in questo tempo ogni tanto faceva capolino una vocina che diceva :
-Mahhh scusa … l’esito non dovrebbe essere già arrivato?-
e prontamente Alice si rispondeva :
-Ma dai con le festività tutto si dilata, se ne riparlerà sicuramente a gennaio.- e così dicendo relegava i pensieri, quelli brutti, in un angolino piccino piccino e continuava a vivere, a fare cose, a inventarsi sempre cose nuove.

Poi era arrivato gennaio e il ritorno alla normalità, alla routine fatta sostanzialmente di lavoro e casa.
E dall’ ospedale di Paese Piccolo nessuna notizia.
Un giorno suo marito l’aveva guardata dritta negli occhi ( e a quello sguardo lì non si sfuggiva …) e le aveva detto:
-direi che 2 mesi di attesa sono sufficienti noo? Adesso ti attacchi al telefono e finché non hai una risposta non metti giù.-
Ed erano state mattinate perse cercando di parlare con qualcuno … l’interno designato all’ingrato compito rispondeva solo 2 ore al giorno e in quelle 2 ore o squillava libero o era perennemente occupato.

Finché, finalmente, una mattina, quando ormai aveva perso ogni speranza e già tramava l’idea di fare un sit-in incatenata davanti all’ entrata principale dell’ospedale ( con 'sto freddo? Fossi matta!!) , una voce di donna parecchio scortese le aveva risposto.
Alla sua richiesta aveva risposto piccata :
-Guardi non vedo ancora il referto, ma sa con le festività…-
Alice si era permessa di obiettare che le feste erano ormai finite da oltre un mese e l’altra sull’ orlo di una crisi di nervi aveva replicato:
-sì ma durante le feste si ferma tutto , quindi poi TUTTO riprende in ritardo. Riprovi più avanti.- e aveva riattaccato prima che Lei avesse avuto modo di controbattere.

Aveva lasciato passare un’altra settimana (eravamo ormai a metà febbraio ) e aveva nuovamente richiamato sperando che l’infermiera della volta precedente non fosse di turno, fosse in ferie, si fosse presa un giorno di permesso, usufruisse di un periodo di aspettativa.

Per la serie “Lassù qualcuno mi ama”, al primo tentativo qualcuno aveva prontamente risposto e NON era la stessa persona.
La persona dall’ altro capo del filo era cortese, disponibile, ma questo non era bastato. Il referto ancora non c’era.
Alice aveva provato a far presente che ne frattempo erano passati oltre 2 mesi e mezzo e l’infermiera bonariamente aveva risposto:
-Sa, siamo un po’ in carenza di personale quindi sempre costantemente “indietro” , però le posso dire che proprio in questi giorni abbiamo ricevuto da Ospedale Grande pacchi e pacchi di referti di esami fatti poco prima del suo. Mi sentirei di dirle che ci risentiamo la settimana prossima e vedrà che avrò qualche buona notizia anche per lei.-
Ecco: così doveva essere: di fatto dalla prima alla seconda telefonata non era cambiato nulla, se non l’atteggiamento dell’interlocutore. Le parole, le parole sono importanti, ma anche e soprattutto COME vengono dette.

Per la fine della settimana successiva aveva prenotato un corso al quale non sarebbe mancata per nulla al mondo … era da un sacco di tempo che lo aspettava e desiderava regalarsi quei 3 giorni per riappropriarsi un po’ del proprio tempo e della propria identità.
Al lavoro aveva chiesto un permesso per il venerdì e già si gustava il lungo viaggio in treno, la prima parte in compagnia di un buon libro e la seconda invece in compagnia di un’amica con la quale condividere aspettative e dubbi su questa nuova esperienza.

I giorni precedenti alla partenza aveva lavorato a ritmi serratissimi per lasciare meno cose possibili in sospeso durante la sua assenza, e giovedì era lì che arrancava per sistemare alcune pratiche un po’ spinose.
Ad un certo punto si era sentita come la ragazza della pubblicità della Fiesta ( …non ci vedo più dalla fame…) e aveva deciso di fare una pausa caffè.
Si stava godendo la calda bevanda quando l’occhio le era caduto sul display del telefono ( sempre in silenzioso al lavoro) che lampeggiava per indicare una chiamata in arrivo.
Nr sconosciuto, prefisso di Città Grande.
Ancora adesso si chiedeva cosa l’avesse spinta a rispondere.
-Pronto?!-
-Buongiorno, parlo con la signora Alice X?-
-Sì sono io…chi parla?
-Buongiorno, sono un’infermiera di Ospedale Grande … lei si è sottoposta a questo esame il giorno 30 novembre?-
-Sì ( voce sempre più flebile, mille pensieri che passano per la testa alla velocità della luce …)
- Guardi signora abbiamo il referto ma bisognerebbe fare un ulteriore esame di approfondimento. Riesce a venire lunedì prossimo?
-Sì certo … cosa faccio? Mi reco a Ospedale Piccolo dicendo che mi avete chiamato?-
-No signora guardi , è meglio che venga direttamente a Ospedale Grande così risparmiamo tempo che in queste cose il tempo è tutto-
-D’accordo … vuole che porti via i precedenti referti?
-Perché … ha dei referti precedenti?
-Sì tre anni fa mi sono sottoposta al medesimo esame e poi mi avete chiamato per un approfondimento e poi dopo 6 mesi per un ulteriore esame che chiudesse il cerchio … porto via tutto e poi vedete voi cosa vi serve-
-Ma scusi … tutti questi approfondimenti li ha fatti con il Sistema Sanitario Nazionale o privatamente? Perché noi non ne abbiamo traccia ..-
-Li ho fatti tutti a Ospedale Piccolo e non privatamente …
-Non so mi sembra strano … comunque, ci vediamo lunedì-

Alice respirò e così facendo scoprì che era stata in apnea per tutto il tempo della telefonata.

Ed ecco tutti i dubbi, le incertezze, le paure fare capolino dal quell’ angoletto buio dove le aveva relegate per quasi tre mesi.
E le domande, il fuoco di fila delle domande che si faceva:
--perché Ospedale Grande e non Ospedale Piccolo come la volta scorsa?
--Perché l’infermiera ha detto che in questi casi il tempismo è tutto?
--Perché non trovano traccia degli esami precedenti?
--Perché … perché … perché …

Ed ecco che tutta l’emozione per il fine settimana che la attendeva era svanita per lasciar posto alla preoccupazione, alla paura per quello che l’aspettava lunedì.
E per un attimo aveva pensato di disdire tutto, starsene a casa, rinchiudersi in se stessa e commiserarsi per tre giorni attendendo la fine di quel lunghissimo weekend.

E poi invece aveva capito: era proprio quello che non doveva fare. Non doveva permettere alla paura di cambiare i suoi piani, di rubare i suoi sogni, di carpire le sue aspettative.
E così aveva preparato lo zaino e venerdì era partita proprio come si era ripromessa.

Da subito aveva realizzato che la scelta fatta era quella giusta: si era gustata il viaggio con l’amica Lulù, un viaggio fatto di tante parole, tante risate e anche qualche sospiro finché si raccontavano un po’ le loro vite.
All’ arrivo avevano fatto un bel giro per la piccola cittadina e poi via … al corso, a imparare, a confrontarsi, a conoscersi meglio.

Giorni pieni, giorni volati via, giorni dove non aveva proprio avuto tempo, o quasi, di pensare a cosa l’attendeva il lunedì successivo. Solo al momento dei saluti e degli abbracci qualcosa si era incrinato dentro di lei e le lacrime erano scese copiose rigandole le guance ( fortunatamente non si truccava mai quindi a parte gli occhi rossi i danni erano stati pochi). Lacrime di gratitudine per tutto ciò che di bello il corso le aveva regalato (formatori splendidi, corsisti simpatici con i quali era nata spontaneamente un’amicizia) ma anche lacrime di “pensieri” … nuvole grigie ad oscurare una così bella giornata.
Lacrime che parlavano di “e se” …
--e se lunedì le cose non vanno bene, ecco che tutto quello che ho imparato oggi non potrò metterlo in pratica mai.
--e se lunedì mi dicono che c’è qualcosa che non va , dovrò rimodulare la mia vita con le nuove esigenze e forse queste persone così speciali non le rivedrò più.
--e se … e se …

Tornata a casa aveva passato la notte in bianco ripercorrendo per l’ennesima volta la telefonata ricevuta solo 3 giorni prima che aveva avuto il potere di stravolgerle così la vita.
E aveva analizzato ogni parola, ma anche ogni sfumatura  o inclinazione della voce del suo interlocutore e, ad ogni cosa aveva dato i significati più disparati.

E finalmente lunedì: partenza di buon’ora per non rischiare di arrivare in ritardo, dopo essere passata dall’ accettazione si siede in attesa. Al suo fianco il compagno di una vita, il compagno DELLA VITA, quello che “poche smancerie ma quando c’è bisogno c’è sempre” … presenza rassicurante.

Lei ha l’uragano dentro e fuori, lui serafico cerca di leggere un libro. Cerca appunto … perché di fatto avere Alice a fianco in quel momento preclude qualunque tipo di attività.

Ed ecco esce un medico e la chiama.

E’ cortese ( forse troppo cortese? Probabilmente ha qualcosa da dirmi di brutto e cerca le parole giuste?), la fa accomodare e le spiega che nel primo esame fatto c’è qualcosa che richiede un approfondimento.

Alice ribatte che anche la volta scorsa era stato così … lui la guarda interrogativo e lei spiega tutto quello che ha già detto all’ infermiera durante la telefonata.

Il medico cambia aspetto … sorride bonario, legge i referti precedenti, ci pensa su un po’ e poi dice:
--guardi, solo con queste carte che non so perché io non vedo nel database dell’Azienda Sanitaria capisco che è tutto a posto. Però già che è qua, l’esame più approfondito glielo faccio lo stesso così intanto lei si calma un po’ e riprende colore. 
E’ entrata che era color grigio tendente al verde e aveva la faccia di una che va al patibolo … poi finché io parlavo, sul suo viso sono passate così tante sfumature che percepirle tutte era impossibile. In questo momento non ha ancora ben capito cosa le sto dicendo e la sua faccia è un grande punto interrogativo.
Adesso le faccio l’esame e lei riprende fiato e fa mente locale.-

L’esame dura pochissimo e conferma che non c’è nulla di invariato rispetto a 3 anni prima.

Finché detta il responso il medico le fa segno di accomodarsi sulla poltroncina e alla fine le consegna la busta dicendo:
-E con questo le rendo la sua vita … esca da qui e se la goda … per quanto mi riguarda ci vediamo tra 2 anni per il solito controllo … Ecco: in questo momento lei dovrebbe farsi fare una foto che la ritragga così com’è ORA: occhi splendenti, guance rosate. E questa foto tenerla sul comodino e guardarla per rincuorarsi quando le cose non vanno proprio come vorrebbe. Lei non ha idea di quante persone passano per il mio studio ogni giorno: e quando entrano qui hanno tutte quell’ aria da cerbiatto smarrito di fronte al cacciatore … e purtroppo parecchie di loro escono da qui con la conferma delle loro paure, con la conferma che la loro vita non sarà mai più la stessa … e poi ci sono quellecome lei … quelle alle quali io, anche se non per merito mio, regalo TEMPO, spensieratezza, VITA.-



Ecco cosa mancava nella vita di Alice: un medico-filosofo!



Esce dallo studio ... LUI è lì che legge ( finalmente senza Alice al fianco è riuscito a farlo) … si ferma un attimo a guardarlo e LUI avverte la sua presenza prima ancora di vederla … alza gli occhi, cerca conferme; e il sorriso di Alice è la più bella conferma.

Le prende la mano e insieme escono nel tiepido sole di febbraio. Là fuori la vita li aspetta.


venerdì 15 febbraio 2019

L'AMORE NON SI DICE ... L'AMORE SI FA

          (questo disegno è mio e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarlo, per piacere cita la fonte. grazie)



E con “l’amore si fa” non intendo l’atto fisico, non intendo l’incontro corporeo tra due persone  ( anche se …).


“L’Amore si fa” nel senso che si costruisce, tutti i giorni, L’amore è fatto di piccole cose, di gentilezze quotidiane delle quali gli altri magari nemmeno si accorgono, proprio perché quotidiane vengono vissute come un “diritto” da chi le riceve. 



Ma l’Amore non è un diritto acquisito MAI, così come l’Amore non deve e non può essere un dovere, MAI.

L’Amore è alzarsi di buon’ora e preparargli la colazione la mattina prima di andare al lavoro, cosi che l’altro, al risveglio, trovi questa piccola gentilezza.

l’Amore è prendersi carico di sbrigare tante piccole incombenze per non farle pesare all’ altro.

L’Amore è prendersi cura dell’Amato in mille modi : curandolo quando è ammalato, gioendo insieme dei traguardi raggiunti, coltivando le amicizie comuni.

L’Amore è fatto di mille sfumature … avete presente i colori dell’alba? Di che colore è il cielo? Potremmo rispondere “E’azzurro” sì certo è ANCHE azzurro ma … a est, proprio là dove il cielo incontra la linea dell’orizzonte? Dove sta per spuntare il sole? Là è rosato, ma non proprio rosato, più arancio, ma nemmeno arancio …

Ecco: l’Amore è come un’alba, è fatto di piccole impercettibili sfumature che trasformano tutto.

E l’Amore va coltivato come una bella pianta … e come una pianta è delicato , perché come una pianta può morire se gli si dà poca acqua ma allo stesso modo muore se l’acqua è troppa , anche per l’Amore è così … l’Amore deve essere giusto, deve essere in equilibrio. 
Non può essere poco, non può essere disattento, distaccato, tiepido … ma non può essere nemmeno troppo … troppo possessivo, troppo esclusivo “sono tutto per te, sei tutto per me e basta!” e il resto del mondo scompare. No!

L’Amore è rispetto, l’Amore è complicità, l’Amore è avere e dare spazio sufficienti per stare bene insieme ma anche da soli … perché l’Amore vero è quello che gioisce del bene dell’Amato, che viene prima di ogni altra cosa.

“L’Amore si fa” … facile, troppo facile dirsi “ti amo” e poi giorno dopo giorno comportarsi da egoisti, pensare solo a se stessi e ai propri bisogni.

L’Amore è come un diamante … ha tante facce tutte ugualmente splendenti.

C’è l’Amore tra due persone che si scelgono ed insieme percorrono il cammino della vita.

Ma c’è anche l’Amore di un genitore verso un figlio … quell’ Amore che ti fa alzare nel cuore della notte, ti fa attraversare la casa in silenzio, scalza, e ti fa appoggiare le labbra sulla fronte di tuo figlio ammalato per sentire se la temperatura è scesa. E se la fronte è ancora calda somministri un’altra dose di antipiretico e poi ti siedi sul tappeto al fianco del letto, tiri le gambe contro il petto ed attendi che la temperatura si abbassi.

E l’Amore, in un’altra stagione della vita, è quello del figlio diventato adulto verso i genitori ormai anziani … quel figlio che la domenica, prima di portare i suoi bimbi a giocare a calcio li porta a trovare i nonni. Arriva con un piccolo vassoio di pasticcini o magari con quelle caramelle che piacciono tanto ai suoi “vecchi”. 
E li porta a passeggio, regola il suo passo con il loro e si gusta questi momenti sereni che fuggono veloci. 
Quel figlio che si siede vicino a sua madre e la ascolta raccontare per la centesima volta la stessa storia. E proprio quando decide di averla sentita abbastanza questa storia, la mamma lo guarda con occhi birichini e gli dice : “ ti ricordi quando eri piccolo e tornavi da scuola con qualche novità?? Me la raccontavi e me la raccontavi e me la raccontavi ancora, pieno di entusiasmo ed io ti ascoltavo e ti lasciavo raccontare. Ecco: adesso è il tuo momento di ascoltare le mie storie” 
e il figlio si china su sua madre e le accarezza i capelli ingrigiti. E le dedica un po’ del suo tempo e contemporaneamente regala una lezione di vita ai suoi bimbi, insegna loro il rispetto e l’Amore per chi ci ha donato la vita. Perché lo sappiamo: i bambini non ascoltano quello che gli si dice , ma imparano da quello che vedono: E un figlio che ama e rispetta i suoi genitori dà un ottimo esempio ai propri figli che saranno gli adulti di domani.

E l’Amore è quello verso gli altri, verso chi è in difficoltà, verso chi magari ha solo bisogno di qualcuno che lo ascolti …

E l’Amore è quello che proviamo verso i nostri amati animali , verso la natura…l’Amore per la natura è passeggiare in un bosco, vedere un ciclamino e … lasciarlo lì, guardarlo, annusarlo e lasciarlo lì al suo posto … non “ mi porto a casa il bulbo così l’anno prossimo ho i ciclamini di montagna sul balcone”. No! I ciclamini stanno bene lì , nel sottobosco.

E potrei portarvi altri mille esempi ma oggi, finiti i festeggiamenti di San Valentino con mazzi di rose e cene come se non ci fosse un domani, penso che l’Amore vero è quello che si dimostra tutti i giorni , ma anche e soprattutto quando è necessario.

Oggi il mio pensiero va ad una MIA amica (virtuale, conosciuta in rete ma che sento vicina e alla quale sono vicina) … questa amica sta passando un periodo un po’ complicato ed è stata sottoposta in questi giorni ad un delicato intervento chirurgico dall’ esito incerto.
Ecco penso a Lei e penso a R. , il suo compagno da una vita che ha passato ore, interminabili ore, fuori dalla sala operatoria in attesa che l’intervento avesse termine.

Questo è l’Amore : ESSERCI.

Lei sapeva, quando è entrata in sala operatoria, che una volta uscita Lui sarebbe stato là ad aspettarla, e questo sicuramente le ha dato la forza di essere coraggiosa, combattiva anche se la cosa alla quale andava incontro era dura, impegnativa, e non sa bene dove la porterà.

Però Lei sapeva che Lui era lì ad aspettarla.

E’ questo “il fare l’Amore ” che intendo io : ESSERCI … e che l’Altro sappia che CI SEI … che magari non ce ne sarà bisogno … ma se dovesse capitare, entrambi sapere di poter contare sull’ altro.