mercoledì 29 aprile 2020

I HAVE A DREAM

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Ma lo sapete voi cosa vuol dire avere 15 anni ai tempi del Coronavirus?

Voi adulti che vi sentite sempre in diritto di giudicarci?

Lo sapete cosa vuol dire svegliarsi un mattino e scoprire che NON puoi più andare a scuola ma non è una vacanza … bisogna sperimentare “ la didattica a distanza”… e così sei obbligata a mettere in ordine almeno una parte della tua stanza ( quella che viene ripresa dalla webcam) e a doverti confrontare con ‘sta storia  di vedere i tuoi compagni e i prof senza in realtà essere con loro … di dover imparare un modo nuovo di “andare a scuola”.

Già quest’anno era stato difficile il passaggio dalle medie alle superiori con insegnanti e compagni nuovi … non fai in tempo ad “ acclimatarti ” che arriva addirittura una pandemia.

E non c’è più “l’intervallo” dove mangiare una pizzetta al volo e intanto parlare di “affari di cuore” con la tua migliore amica.
Adesso l’intervallo consiste nel passare dalla cameretta alla cucina, trovare mamma che prepara il pranzo, prendere un bicchier d’acqua e girarsi per tornare in “classe” … ma la mamma ti fa gli agguati … le passi vicino e lei si volta e ti accarezza piano i capelli guardandoti dritta negli occhi … la mamma è l’unica che sembra capirti.

Lo sapete cosa vuol dire non poter più uscire , anche solo per un giretto, al pomeriggio, finito di studiare? Trovarsi con gli amici al baretto vicino al parco cittadino, parlare di cose “leggere” facendo finta di non accorgerti che sta arrivando il “bello” della compagnia. E sapere che  il “bello” della compagnia ti ha rubato il cuore … sentire il suo profumo, la sua voce un po’ roca, la sua mano che si appoggia sui tuoi fianchi … e dopo un po’ prendersi per mano e andare a passeggiare per i sentieri più nascosti del parco … e abbracciarsi e baciarsi e sentire che tutto il mondo è lì … in quell’abbraccio, in quegli occhi verdi, in quei baffetti che ti fanno il solletico.

E ora?? Ora utilizzate le videochiamate, state ore a guardarvi negli occhi … ti viene il magone e non riesci a parlare, le lacrime ti salgono prepotenti e lui ti chiede con la sua voce vellutata: “ che c’è topolina? Non fare così dai … tra poco ci liberano … poi ti giuro che staremo sempre insieme … dobbiamo essere bravi e pazienti … non possiamo fare sciocchezze per le quali pagheremmo conseguenze salate noi e tutti gli altri … dobbiamo essere responsabili … dimostrare di che pasta siamo fatti …”

E tu lo ADORI quando dice così … perché sai che ha ragione … ma allo stesso tempo LO ODI quando dice così, perché non si sa quanto durerà questa quarantena, per quanto tempo ancora sarete relegati nelle vostre case privati della vostra bella “normalità”.

E i fine settimana sono il momento peggiore … tante ore da inventarsi … i primi giorni, spinta anche dalla mamma, hai messo in ordine i ripiani della libreria, i cassetti, l’armadio … hai fatto 2 sacchi pieni pieni di cose inutili. Ma passata l’euforia del momento, riordinato il riordinabile, che si fa? Per fortuna ti piace leggere e così hai ripreso in mano qualche classico, e poi sei passata in soggiorno e ti sei fatta consigliare dalla mamma qualcuno dei suoi libri e devi ammettere che la mamma in quanto a letture ha degli ottimi gusti … ce n’è per tutti: thriller, narrativa, qualche audiolibro, dei romanzetti e dei testi impegnati, alcuni libri li conosci già perché ci hanno tratto delle serie tv e così ti appassioni a leggerli curiosa di vedere quanto il regista sia stato fedele al romanzo.

Ma il tuo cuore è pesante … ogni giorno si srotola uguale al precedente … tutto piatto, tutto ovattato … ogni volta che c’è la conferenza stampa del Presidente  del Consiglio speri che dica “ va tutto bene, possiamo tornare alla nostra vita di prima” … e ogni volta è una delusione … e ogni volta si stringono le maglie e la libertà diventa sempre più lontana.
E arriva Pasqua e fate TUTTI finta che TUTTO vada bene … complice una giornata di sole pranzate in giardino e poi ti rifugi in camera e passi il pomeriggio tra messaggi whatsapp e videochiamate.

E finalmente è sera … e domani sai già che sarà ancora uguale a oggi e a ieri … in un finesettimana forzato ed interminabile.
Ti prepari per la notte, chiudi gli occhi e senti un’inquietudine … provi con il rilassamento e sei lì lì per addormentarti quando ti siedi di scatto sul letto, il cuore ti batte all’impazzata … hai un solo pensiero per la testa … sai che quello che stai per fare è sbagliato ma non te ne importa niente. DEVI farlo.

Scendi piano piano le scale cercando di non far rumore, ti vesti in bagno al buio e poi valuti quale sia la strada giusta da intraprendere.

Non puoi usare né scooter né bici perché aprire il portone del garage potrebbe far rumore.

Scavalchi quindi il cancello e sei in strada … LIBERA!!!

È notte, in giro non c’è nessuno ( non c’è nessuno neanche di giorno se è per questo, da circa un mese le parole più usate sono “lockdown”… “stateacasa” …”andràtuttobene”) … cammini a passo spedito, sai perfettamente qual è la tua meta … e ti pregusti già l’arrivo, e la faccia che farà chi ti vedrà arrivare.

Probabilmente all’inizio ti rimprovererà per essere andata contro le regole, ma poi, lo sai, vi abbraccerete e tutto sarà perfetto.
Cammini e ti assapori il momento dell’incontro … lo costruisci nella tua mente, lo abbellisci, lo modifichi, prende corpo e tu ti senti invulnerabile.

Sei chilometri non sono nemmeno tanti quando è il cuore che ti guida, che ti sprona e ti sorregge … e insomma seguendo le tue fantasie arrivi nella piazza del paese dove vive il tuo Amore.

Fai gli ultimi metri con il cuore che ti martella in petto.

“ e se adesso mi caccia? E se non vorrà più vedermi perché ho fatto sto colpo di testa? E se…e se….”

Ecco il portoncino di casa sua … ti avvicini, leggi il nome sul campanello e alzi la mano per suonare … ma la mano ti resta sollevata a metà … hai fatto una pazzia, hai fatto una stupidaggine … lo sai, ne sei cosciente … ma sei ancora in tempo per rimediare … se adesso torni sui tuoi passi, fai in tempo ad essere a casa prima che sia giorno, ti ficchi sotto le coperte e nessuno lo saprà mai … in fondo non hai incontrato nessuno lungo la strada … ti fai una bella dormita e domani si ricomincia con la noia mortale dei giorni infiniti.

Ma poi verrà quel giorno che tutti sogniamo e sarà bellissimo riabbracciarvi pensando che ognuno di voi, ognuno di noi, ha fatto la propria parte. FINO IN FONDO.

A capo chino torni verso casa … è dura ma è la cosa giusta da fare … ad un certo punto senti una voce lontana che ti chiama … ti giri ma è buio e non vedi nessuno … la voce si fa più insistente e persuasiva … sembra la voce di mamma ma sicuramente ti sbagli … tua madre NON andrebbe mai contro le disposizioni … LEI … eppure … è proprio sua la voce che senti sempre più squillante ed è sua la mano che ti scuote piano piano:

“ Alice … Alice … Alice tesoro.. SVEGLIATI!!”

Apri gli occhi, sei un po’ frastornata, metti a fuoco il viso di tua madre che ti sorride:
“ cos’hai sognato bimba mia? Eri lì che ti contorcevi tra le lenzuola e ripetevi
--- non posso … fino in fondo---
Ma “fino in fondo” cosa??

Alice sorride e risponde:
“ sognavo che stavo consigliando una mia amica a rispettare le regole, a fare la propria parte, FINO IN FONDO”

La mamma ti guarda, sospira, ti stringe a sé e dice:
“ ecco la mia piccola bimba coscienziosa”

Alice si lascia cullare dall’abbraccio di sua madre e sa che domani, o dopodomani o dopodomani ancora tornerà padrona del suo tempo e della sua libertà .

Cosciente di aver contribuito con le sue scelte al fiorire di questa nuova stagione.

martedì 7 aprile 2020

07-04-2020 IL TEMPO SOSPESO

       
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Poco più di un mese fa scrivevo alcune considerazioni sul fatto che un piccolo paese poco distante da casa mia era diventato “zona rossa Covid-19”.

Da allora tutto è cambiato … in un susseguirsi di giorni frenetici siamo diventati tutti “zona rossa” … il contagio si è esteso in un batter d’occhio flagellando inizialmente Lombardia e Veneto, per poi estendersi ad Emilia Romagna, Piemonte, Toscana ed infine a macchia di leopardo in tutt’Italia.

E piano piano, un giorno dopo, l’altro abbiamo visto le nostre abitudini sconvolte, stravolte, mutilate.

E abbiamo imparato ad uscire una sola volta alla settimana e solo per cose veramente “inderogabili”, e abbiamo imparato che il bene più prezioso non è rappresentato dalla bella macchina o dalla casa di lusso ma dalla salute e che non ci sono soldi che possano comprarla.

In realtà non lo abbiamo “imparato” … ci è semplicemente stato ricordato, in modo cruento e fulmineo.

E abbiamo ascoltato per giorni e giorni dei veri e propri “bollettini di guerra” fatti di numero di contagi e di positivi e soprattutto di decessi.

E abbiamo fatto i conti con le nostre paure, quelle che eravamo bravissimi a nascondere dietro la facciata di una vita presa da mille cose, da mille impegni.

E abbiamo guardato in faccia la morte … nessuno di noi che stiamo vivendo questo periodo potrà mai dimenticare, finchè vivrà, le immagini di quel corteo di camion militari che trasportavano le salme delle vittime.

Immagini tangibili … ma per un’immagine così , mille pensieri si accalcano alla mente … i primi giorni sei come risucchiato da un vortice e non riesci nemmeno a pensare lucidamente … sai solo che ti attende un lungo periodo lontano da tutti, chiuso in casa per il tuo bene, dei tuoi cari e del tuo Paese …ti trovi a dover rimodulare le tue giornate con tanto tempo a disposizione … TANTO TEMPO A DISPOSIZIONE … regalato proprio a te che il tempo non sembrava mai abbastanza … ti viene regalato tempo e paradossalmente non sai cosa farne … mentalmente hai un “blocco”, un “rifiuto” … tu NON lo vuoi tutto questo tempo a disposizione, NON SE IL PREZZO DA PAGARE E’ IN "VITE UMANE".

Poi passi alla fase “accettazione” o anche “ arresti domiciliari ragionati” e cominci a tenerti impegnata per non pensare, per non ascoltare i messaggi che vengono da fuori ma anche da “dentro la tua testa” … e così pulisci tutto come non avevi MAI fatto in vita tua ( e come, scaramanticamente, ti auguri NON farai mai più), sistemi cose in sospeso, ti inventi di riordinare e registrare i libri della tua biblioteca personale, sistemi abiti che da tempo “giacevano” nell’armadio in attesa di essere accorciati, ristretti, rammendati.

E cucini: ti inventi tutti i giorni piatti diversi con le cose che hai a disposizione (se nella ricetta c’è un ingrediente che non hai, pazienza! Sperimentiamo nuove varianti) … leggi molto ma soprattutto rifletti …rifletti sul presente ( poco perché ti sale il magone) ma rifletti anche e soprattutto sul futuro … su un futuro che ad oggi vedi nebuloso e incerto … non sai quando tutto questo finirà e soprattutto non sai “come” finirà … ora sei cosciente di com’è la vita ai tempi del Coronavirus …o meglio sei cosciente di com’è la vita delle persone sane, perché fortunatamente, al momento, tu e la tua famiglia siete tra quelli “graziati” … sai com’è non poter più pensare: “ prendo la macchina e faccio un salto in merceria” … sai cos’è quel brivido che ti corre lungo la schiena quando devi uscire per recarti al supermercato a fare la spesa ( e impari a guardare con occhi nuovi commessi e cassieri che credo sentano quel brivido tutti i giorni mentre si apprestano a prendere servizio), sai cos’è essere strappata dalla tua “ confort zone”, dalla tua routine giornaliera fatta di ufficio, colleghi, caffè alla macchinetta scambiando due parole, commissioni in banca e in posta e scaramucce con i clienti … ma il “dopo” … come sarà il “dopo” … credo che più niente sarà come prima … a partire dai rapporti interpersonali … io sono una che “abbraccia e bacia” molto … in questi giorni gli unici depositari di tali gesti sono i miei due uomini … ma non avendo contatti con nessun altro la situazione è “normale” … mi viene voglia di abbracciare (ma soprattutto di essere abbracciata e confortata)? Esco in giardino dove il “maschio alfa” di casa ha deciso di erigere il suo “quartier generale” in questo periodo, lo raggiungo e lo “abbraccio a tradimento”.

Ma poi? Tra una settimana, tra un mese, tra due? Quando torneremo a fare “vita sociale”? quando torneremo al lavoro e anche alle nostre passioni? Penso alla cosa che amo di più e che mi manca parecchio in questo periodo: camminare.

Ok se decido di andare sola non mi cambia nulla … vado, cammino, saluto da distante chi incrocio e torno a casa.

Ma da un po’ di tempo a questa parte mi piace andare a camminare con una cara amica ed entrambe siamo forti sostenitrici dell’abbraccio terapeutico … di quel bel contatto ravvicinato che ti fa sentire in sintonia con l’altro.
Ne parlavo proprio con Lei qualche sera fa e quando le ho detto:
“ e comunque cara Laura, anche quando ci renderanno la libertà di movimento, credo che dovremo continuare con mascherine e distanza di sicurezza…”
………… un lungo silenzio da parte sua e poi:
“Cioè, vuoi dirmi che ci vedremo e non potremo abbracciarci? Nooo, dai……… (silenzio)…va ben dai, l’importante è che possiamo rivederci e stare un po’ insieme”

Ecco, questo è l’essere umano; questa è la potenza dell’UOMO … la Resilienza … la capacità di adattarsi a quello che gli succede.

Ci incontriamo … ci abbracciamo … forte …. NON POSSIAMO ABBRACCIARCI?
…. Ok! Ci incontriamo, ci guardiamo negli occhi e andiamo a camminare … e a distanza di sicurezza e mascherina sul viso torneremo a scambiarci confidenze, a condividere sogni …

Questa è la Resilienza … non posso più andare al lavoro? Il mio orologio biologico però mi sveglia alla “solita ora” … OK … guardo la sveglia e mi crogiolo un po’ di più tra le coperte, me la prendo con calma, mi faccio il caffè con la caffettiera e lascio che il suo aroma avvolga tutta la casa … mi prendo cura della mia schiena facendo gli esercizi che mi ha consigliato la fisioterapista , mi prendo cura dei miei “maschi” anche solo con un sorriso, con una carezza.

Che #stiamoacasa# ok, ma non è sempre facile stare insieme tante ore, tutto il giorno, tutti i giorni … noi siamo doppiamente fortunati perché godiamo di buona salute e abbiamo una casetta piccola ma un giardino bello grande che in questo periodo ha bisogno di parecchi lavoretti di manutenzione…e allora: i maschi sistemano la legna frutto della potatura, tagliano il prato, fanno manutenzione alle rive e alle siepi, fanno manutenzione dell’attrezzatura … e io sistemo i fiori e poi inizio a “fare l’orto”.

Fare l’orto vuol dire “guardare avanti” … guardare al “dopo” con fiducia … fare l’orto significa iniziare oggi qualcosa che ti darà frutti fra 2-3 mesi …

Quindi con uno sguardo al “domani” metto a dimora pomodori e peperoncini tondi piccanti, melanzane e insalatine, basilico e zucchine … mi prendo cura oggi di quello che porterà frutto “domani” … e “ domani” con i frutti dell’orto preparerò conserve e composte da utilizzare il prossimo inverno ma anche e soprattutto da regalare a parenti ed amici, per coccolare e in un certo modo “prendermi cura” anche di loro …

Ed ecco: lentamente si riprende a fare progetti per il “domani” … e non importa quando arriverà questo “domani” … il solo pensiero di fare qualcosa “domani” accende in tutti noi una Speranza per il prossimo futuro.

Domani …

domenica 23 febbraio 2020

23-02-2020 COME LA VIVI


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Stamattina ascoltando il telegiornale un giornalista ha esordito dicendo: “Oggi tutti ci svegliamo un po’ più tristi e un po’ più poveri perché ad alcuni di noi , da ieri, è fatto divieto di muoversi liberamente”

Ecco: oggi io sono una di quelle persone “ricche” perché, almeno per oggi, posso ancora, se voglio, muovermi liberamente … decidere di uscire, andare a fare la spesa, fare una passeggiata … mentre ad una manciata di chilometri da casa mia non è così … ad “ un tiro di schioppo” da casa mia, stamattina tante famiglie si sono svegliate consapevoli che non sarebbe stata una domenica come le altre, ma una domenica di coprifuoco, da passare obbligatoriamente in casa. Banditi i festeggiamenti per il Carnevale , chiusi tutti gli esercizi pubblici, un intero paese in un solo giorno si è trasformato da “ ridente paesino sui colli euganei” a “ paese dove viveva la prima vittima italiana del Coronavirus” … nemmeno l’autobus si ferma più.

E dovrei sentirmi “fortunata” per il fatto che la mia casa è un pochino più a sud di Vò Euganeo, un pochino più a sud di Schiavonia (dove c’è uno splendido ospedale che quasi nessuno a parte gli “indigeni” fino a ieri conosceva).

E invece no, non mi sento per niente fortunata … perché se qualcun altro sta pagando per colpe che non ha, io non posso dire “meno male che non è capitato a me” … in qualche modo è capitato anche a me.

Perché sono sicura che a Vò Euganeo in questo momento c’è una famiglia fatta come la mia,”mamma, papà e un figlio maschio grande” che magari fino a venerdì scorso faceva progetti per questo fine settimana ( a casa mia, nello specifico, sono giorni che sappiamo che oggi c’è la legna da tagliare) e in una manciata di ore si è ritrovata da “ famiglia standard italiana con casa di proprietà, lavoro e progetti” a ”famiglia che vive nella zona rossa del primo focolaio veneto”.

Ed è stato un attimo: io venerdì sera dopo una giornata di lavoro dove resto praticamente fuori dal mondo, non leggo notizie e non ascolto telegiornali, sono andata in farmacia ad acquistare un collutorio.
La farmacia era “stranamente” (stranamente per me che non sapevo le ultime notizie) piena di gente sull’orlo di una crisi di nervi che si accaparrava le ultime mascherine rimaste (addirittura il farmacista stava cercando di rifilare all’ignaro cliente delle mascherine rettangolari non più alte di 10 cm che non so quanto possano servire).

E io li guardavo e non capivo … poi sono tornata a casa, ho acceso la tv e tutto si è chiarito: in un pomeriggio eravamo passati da “ bon è venerdì, alle 17 si stacca e per due giorni ci si riposa” a “ Madonna Santa!! Il Coronavirus è arrivato anche in Veneto”.

E non mi sento sollevata del fatto che non abito a Vò Euganeo.

E ieri mio marito, dopo mesi di preparativi, di buon’ora è partito per andare ad allestire una fiera che doveva svolgersi la prossima settimana a Milano; scrivo “doveva” perché dopo ore ed ore di “rimpiattino” tra Autorità che non si sbilanciano ed imprenditori che hanno investito tanto su questa mostra, ha prevalso il buonsenso e gli organizzatori hanno fatto “saltare” la manifestazione.

E proprio di questo parlavo con Laura ieri pomeriggio in una lunga camminata che ci ha tenute impegnate per 4 ore … passi e parole … confidenze … le ho raccontato la mia preoccupazione per questa fiera che da sempre è un input importante per la nostra azienda ma che quest’anno rischia di diventare una fonte di preoccupazione.

Finchè non è arrivata la telefonata di mio marito: “ è saltato tutto, sto tornando a casa” … sollievo.
Probabilmente questa scelta ci penalizzerà non poco dal punto di vista economico ma la salute, la vita non hanno alcun prezzo. O meglio: hanno un valore talmente alto che non ci è dato di quantificare.

I passi si sono fatti più leggeri, e anche le chiacchiere tra noi … ci siamo dette che camminare ieri non era solo un fatto egoistico ma un dettame dell’ OMS che dice di evitare i luoghi affollati … su 4 ore di cammino avremo incontrato sì e no 10 persone.

E insomma, in questo momento non facile del nostro paese, non mi sento fortunata perché vivo un po’ più a sud di Vò e di Schiavonia.

Ma c’è una cosa che mi fa sentire veramente fortunata: gli amici che ho.

Di Laura e della nostra camminata ho già detto …ma ieri sera mi ha profondamente scaldato il cuore un messaggio vocale che veniva da lontano ..un Amico con la A maiuscola, anzi un AMICO tutto maiuscolo mi ha chiesto non “ come va?” ma “ come la stai vivendo?” che effettivamente è la domanda più giusta da porre, perché la storia che ti circonda cambia a seconda degli occhi con cui la guardi.

Gli ho risposto la verità e cioè che non la sto vivendo tanto bene e le sue parole di risposta piene di calore ed empatia hanno un po’ lenito la mia sofferenza

GLI AMICI, quelli veri ….

mercoledì 12 febbraio 2020

CINQUE ANNI CHE CAMMINO ( parte seconda)

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Camminare aiuta a tirar fuori i ricordi … i ricordi sono un po’ come i soprammobili … quando “metti su casa” i primi li compri e li metti qua e là, in ordine sparso … poi qualcuno te ne regala altri, poi arrivano le bomboniere “ tanto carine!” e come per incanto , accumula oggi, accumula domani, ti ritrovi con un’intera vetrinetta piena di questi ninnoli.

Un bel giorno decidi di fare “le pulizie di fino” e svuoti completamente la vetrinetta per spolverare contenitore e contenuto … ed è così che, in fondo, nell’angoletto più buio, ritrovi quello che i piemontesi chiamano un “ciapapuer” ( raccogli polvere) … ma non è uno qualunque … immediatamente, appena lo vedi, ti scatena una ridda di ricordi nitidissimi ed è come salire su una macchina del tempo … in un istante sei in un altro tempo e magari in un altro luogo.

E allora prendi questo “pezzo prezioso”, lo spolveri per bene e gli trovi un’altra collocazione … ecco proprio là : su quella mensolina in alto, da solo.
E non fai in tempo a sistemarlo che dalla finestra entra un raggio di sole e lo inonda di luce … e tutto si fa più bello e luminoso.

Quindi camminando faccio “le pulizie di fino” dell’anima e trovo cose che erano nascoste chissà dove e che invece meritano un “posticino speciale” … e il posticino speciale credo possa essere proprio questo …

Il mio cammino di oggi ha “ripescato” qualcosa che non è un ricordo vero e proprio perché all’epoca ero troppo piccina … ma è il racconto che mi è stato fatto da una delle tre protagoniste femminili di questa storia.

Sono tre le “femmine” che animano questa storia, questa che è una grande storia d’amore ; e poiché le altre due donne da un po’ non “abitano” più tra noi, credo sia mio dovere dare loro il giusto tributo.

E’ la storia di una bimba e di due donne “amorevoli” , una “amorevole” in quanto mamma della bimba e l’altra “ amorevole” in quanto –aspirante mamma- … e poi è la storia di un oggetto “inanimato” che però per certi versi fa la “parte del leone” … questa quindi è

LA STORIA DEL CUSCINO ROSSO

Avevo due anni, forse poco più, e la mia mamma da un po’ non stava bene … malesseri strani, non si capiva bene cos’ avesse. Questo aveva spinto il medico di base a consigliare un ricovero ospedaliero per  fare accertamenti più approfonditi.

Ed ecco muoversi la “macchina” dell’organizzazione familiare: Papà era grande e grosso e se la sarebbe sicuramente cavata, ma le bimbe?? Laura ( mia sorella maggiore) aveva intorno agli otto anni ed era stata dirottata immediatamente  dai nonni materni, che , seppur non godessero entrambi di ottima salute , si rendevano sempre disponibili a dare una mano con noi bambine ( questo mi fa tornare alla mente le estati passate a casa dei nonni … quanto mi sono divertita!! Ma questa è un’altra storia … non escludo di raccontarvela, prima o poi). Rimanevo io, la “piccola di casa” ed era due volte difficile trovarmi la giusta collocazione.

Era difficile perché ero veramente piccolina quindi bisognosa di cure e attenzioni particolari, doppiamente difficile perché, fino a quel giorno, io e la mamma eravamo state un corpo e un’anima sola. Dove ero io c’era lei, e dove andava lei c’ero SEMPRE IO.

Non so cosa abbiano architettato le altre due donne di questa storia, so solo che un certo giorno arrivano a casa mia lo zio Mario (all’anagrafe Luciano), fratello di mamma,  e sua moglie, la zia Maria .

Sposati da un po’, al momento senza bimbi ( sarebbe passato ancora qualche anno prima che Enrica entrasse nelle loro vite e le riempisse di un amore contraccambiato e incondizionato … spero tu sia consapevole Enrica di quanto hai fatto felici i tuoi genitori con il tuo arrivo, di quanto amore ti hanno donato e di quanto ancora il tuo Papi  ne abbia da darti …) probabilmente la mia Mamma aveva visto nella zia Maria tutto quello che serviva per la sua cucciolina: una dose immensa di tenerezza, tanto amore da dare a piene mani, una vice-mamma di tutto rispetto.

E così gli adulti parlavano tra loro, facendo finta che fosse una visita normale, ed invece “tramavano” alle mie spalle …
La zia mi aveva preso in braccio e cercava di capire come poter far breccia in quel legame così “solido” , così “granitico” che era l’attaccamento che avevo con mia madre.

E poiché tutti abbiamo “un tallone d’Achille” e lei conosceva la mia passione per il colore rosso,  ad un certo punto, accarezzandomi i capelli mi aveva sussurrato:
“ sai, a casa ho un bel cuscino ROSSO,che però poverino si annoia tutto il giorno a stare là da solo .. ci sono solo io che però non ho tanto tempo da dedicargli …( io la stavo ascoltando attentissima, con tanto di occhi sgranati per la curiosità) e così ieri mi ha detto che vorrebbe tanto qualcuno con cui giocare, e sarebbe così felice di andare a dormire abbracciato ad un bimbo, o una bimba … verresti a casa nostra a giocare un po’ con lui?”
E io pronta ( rivolta a mia madre) “ posso mamma? Ci andiamo? Quand’è che ci andiamo insieme?”

E lì la maestrìa di una donna che anche se non ancora mamma aveva saputo trovare le parole giuste per convincere e al tempo stesso confortare la bimba piccina:
“ sai la mamma deve andare qualche giorno in un posto dove i bimbi non possono entrare ( avevo messo il broncio), così pensavo che intanto tu potevi venire a conoscere il mio cuscino rosso … state un po’ insieme, vi fate compagnia, giocate e poi non appena la mamma torna a casa, e sarà prestissimo, ti riportiamo subito da lei”

In quel momento credo di essere stata come Montalbano ne “gli arancini di Montalbano” e cioè di aver avuto
 un cori d'asino e unu di liuni” di essere stata cioè parecchio indecisa sul da farsi …

Insomma, com’è, come non è,  gli zii riuscirono a portarmi a casa loro, dove c’era veramente un bellissimo cuscino rosso, che diventò nei giorni seguenti il mio compagno di giochi.
La zia era fantastica: mi dedicava tutto il suo tempo esattamente come mammina … inventava ogni giorno giochi da fare  insieme e il tempo passava presto; ogni mattina , al risveglio chiedevo di poter tornare a casa dalla mamma, e ogni mattina la zia trovava parole nuove per tranquillizzarmi che presto avrei riabbracciato la mamma … poi si inventava qualcosa e mi distoglieva dalla mia tristezza.

Una sera lo zio era arrivato a casa tutto pimpante e in un batter d’occhi avevano preparato la borsina con le mie cose:
“ dai che andiamo a fare un giretto” aveva poi  detto spingendomi delicatamente verso la porta.
Avevo agguantato il mio nuovo amico rosso fiammante ed eravamo partiti … fuori era buio e io guardavo le vetrine illuminate, le auto che scorrevano veloci, i tram che scampanellavano approssimandosi alla fermata.

Tutta presa da queste scoperte non mi ero avvista di essere arrivata sotto casa mia: avevo alzato gli occhi e mamma era lì, accovacciata che mi aspettava a braccia aperte … e piangeva!!! Come piangeva!! E il papà, al suo fianco, che sfoderava il sorriso delle grandi occasioni … e poi c’era Laura, che sorrideva anche lei ma il suo sorriso era strano … c’era qualcosa di nuovo nel suo sorriso … anzi: “mancava” qualcosa al suo sorriso … in quei pochi giorni di lontananza aveva perso un dente ed era così buffa con quel buco proprio lì davanti … e probabilmente un po’ si vergognava, tant’è che rideva tenendo una mano davanti alla bocca.

Eravamo saliti tutti in casa e mia mamma ( com’era bella la mia mamma!!! Tanto tanto bella con gli occhi lucidi dall’emozione) aveva raccontato un po’ della sua vicenda ospedaliera ma subito aveva chiesto alla zia com’era andata la sua avventura di vice mamma … e la zia aveva raccontato tutto quello che avevamo fatto … e quanto buona ero stata … e che bello era stato avere una frugoletta per casa.

Poi era arrivato il momento del commiato: la zia mi aveva preso in braccio e mi aveva sussurrato :” ricordi? Ti avevo promesso che appena la mamma tornava a casa ti avrei riportato da lei … ho mantenuto la promessa. Ricordati che, quando vuoi, il cuscino rosso è sempre a casa mia che ti aspetta”

Mi aveva baciato visibilmente commossa e poi mi aveva “allungato” alla mamma in un “virtuale” passaggio di consegne.
E in quel momento io avevo mantenuto un braccio sulla spalla della zia e ne avevo messo uno sulla spalla di mamma, forse cercando di prolungare ancora un po’ quell’armonia che c’era tra noi tre: io bimba amata , la mia mamma “ufficiale” e la zia che per qualche giorno era stata la mia mamma “in pectore”.

Un abbraccio alla mia Mamma e alla zia Maria , siete state e sarete per sempre mamme MERAVIGLIOSE.

sabato 8 febbraio 2020

CINQUE ANNI CHE CAMMINO ( parte prima)


                                                                                               -Qualche anno fa-
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Qualche giorno fa, la app che utilizzo quando cammino mi ricordava che sono ben 30 gg che cammino ogni giorno … in realtà sono molti di più ma sono “solo” 30 gg che ho installato la app …

Questo mi faceva riflettere sul mio “camminare”    sono cinque anni che cammino … 5 anni dal quel maggio 2015 quando, con un colpo di testa del quale NON mi sono MAI pentita, ho deciso di voler inseguire un sogno … quel sogno era Santiago di Compostela.

Ma quel sogno era anche regalarmi del tempo.

Tempo solo per me … tempo per mettere in ordine pensieri … tempo per chiarire cose irrisolte … tempo …

E l’ho fatto!! E l’anno dopo ancora … e poi ho capito che una settimana intera una volta l’anno non era sufficiente … serviva la “goccia che scava la roccia” … un po’ di tempo tutti i giorni … piccole scintille che illuminano anche le giornate più buie …

Ci ho messo un sacco di tempo a capire tutto questo … no in realtà non ci ho messo un sacco di tempo a capire … ci ho messo un sacco di tempo ad imparare a gestire il “tempo” … a trovare una persona alla quale delegare un po’ delle mie occupazioni …  io, la signora “Perfettini” …  quella che non trovava mai nessuno all’altezza perché  “mettevo l’asticella troppo alta” , ho imparato ad “abbassare un po’ l’asticella” … la persona che collabora con me in ufficio da un po’ di tempo a questa parte, forse un anno fa non l’avrei nemmeno presa in considerazione perché cercavo qualcuno che imparasse tutto quello che faccio io … oggi ho deciso che chi mi aiuta, intanto è importante  che impari a fare  “bene” alcune cose … facendo lei “queste cose” posso permettermi, ogni giorno, di andare a camminare , e questo non ha prezzo.

E se anche la mia collaboratrice non è proprio “quella dei miei sogni” va bene uguale … i miei sogni li rincorro altrove …

Cinque anni che cammino … quanta strada che ho fatto!!! Strada fatta di chilometri, di scarpe consumate, di vie polverose e sentieri pieni di fango, di lunghe giornate solitarie … ma strada fatta anche di tante belle persone incontrate, persone che sono diventate Amici, persone che sono diventati un po’ “famiglia”.

Strada fuori e soprattutto dentro di me … quando per tante ore al giorno la tua unica compagnia sei TU , prima o dopo ti trovi “costretto” a guardare con occhi nuovi e a rivalutare la persona che sei … e se prima eri critica nei suoi confronti per tanti motivi ( io sono rigorosa con tutti ma soprattutto con me stessa) camminando insieme, giorno dopo giorno, ti ritrovi ad analizzare situazioni, incontri, storie che ti hanno portato ad essere quella che sei oggi.

E oggi credo di essere una “bella persona” proprio per tutto il mio passato … quello fatto dell’amore dei miei genitori, di un’infanzia serena, di un’adolescenza un po’ “beat” , dell’uomo giusto al momento giusto, di una maturità ponderata …
ma credo che si diventi adulti anche e soprattutto quando “ ci si sbatte il muso”.

Quindi grazie anche  a quelli che  mi hanno fatto sentire “ che non ero mai abbastanza”, a quelli che si sono fermati all’apparenza e non hanno dato una chance  “alla sostanza”, a quelli che “ ma cosa vuoi saperne tu che sei una donna?” a quelli che non avevano nemmeno il coraggio di dirmelo in faccia che “ faccio finta di essere amico della Barboni, ma solo perché è brava in matematica e mi passa i compiti”… insomma grazie a chi su di me non avrebbe scommesso nemmeno “una lira”

Io ci ho messo del tempo, forse troppo, chissà,  ma camminare ha tirato fuori un sacco di cose che stavano lì, sepolte sotto la polvere … cose con le quali era necessario fare pace se volevo “ voltar pagina”.

Camminare ha tirato fuori la bimba che al corso di pattinaggio sul ghiaccio, dopo un piccolo approccio dove morivo dalla paura di cadere, era stata fatta accomodare sugli spalti perché ritenuta “non idonea” da un istruttore sicuramente pratico ma  poco sensibile.
Senso di sollievo immediato all’idea di evitare una caduta ma immediatamente dopo senso di “esclusione” dal gruppo … 

Adesso, dopo tanti anni guardo quella bimba decisamente “troppo cicciotta” per fare pattinaggio artistico e le sorrido pensando che, in fondo, in fondo, l’ha scampata bella.

E camminare ha tirato fuori anche quella bimba che dai 7 ai 12 anni ha dovuto convivere con una malattia che l’ha costretta a frequenti ricoveri ospedalieri fatti di tante ore solitarie … di ore passate a fare i compiti ( piccola bimba giudiziosa che non voleva rimanere indietro con il programma) e a leggere i fumetti nell’attesa che , alla sera, arrivasse la mamma a farle compagnia per un’oretta … solo un’ora al giorno con la mia mamma, quando, fino al giorno prima, tutta la mia giornata era piena della presenza della mia mamma. La mia mamma poverina che passava le sue giornate sui mezzi pubblici per barcamenarsi tra me e la “sua” mamma, che nello stesso periodo era ricoverata dall’altra parte della città e combatteva la sua battaglia più aspra.

E quella bimba aveva tutti i diritti di essere arrabbiata con “il mondo intero” … i suoi compagni andavano in gita e lei era in ospedale, le giornate si allungavano, arrivava la primavera, i suoi amici tornavano a giocare in cortile e lei era in ospedale,  arrivava l’estate, le vacanze scolastiche e la sera si poteva restare fuori un po’ di più e lei era in ospedale…

Allora pensava: “e tutto questo tempo che passo qui, chi me lo darà indietro?” e sentiva che le avevano “rubato” qualcosa …

In realtà i Medici le hanno dato indietro quel tempo “rubato” e gliel’hanno dato indietro moltiplicato per 10, per 100, per 1000.

I ricoveri frequenti servivano a monitorare la malattia e le terapie per debellarla … quindi la “signora agè” di oggi ringrazia quei medici e quelle giornate tristi perché le hanno permesso di diventare donna, moglie, madre … piccola signorinella con la faccina pallida che ritrovo su alcune foto in bianco e nero degli anni 70 : e fallo un sorriso!!! I medici ti hanno fatto un grande regalo ( ma tu allora mica lo sapevi , quindi nelle foto hai sempre quel “sorriso” tirato e gli occhi tristi).

E camminare ha tirato fuori un sacco di altre cose, ma ve le racconto un’altra volta … fuori c’è il sole … vado a fare quattro passi …

giovedì 6 febbraio 2020

06-02 SENZA TITOLO

                                                                                   -Da qualche parte in Polesine-
                      questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie


Solitamente quando scrivo qualcosa prima “fisso” il titolo e poi, da quello, parto con i pensieri.


Oggi è difficile … ho un sacco di titoli che mi frullano per la testa ma nessuno è “perfetto” per quello che voglio scrivere.

Ci sono un sacco di titoli di canzoni che potrei usare

Da –“A TE” di Jovanotti

A  “La Cura” di Battiato

E ancora “Io e te per altri giorni” dei nostri amati Pooh

E tanti altri ma … nessuno, al 100% , riesce a dare il senso a quello che voglio dire.

Vivere con una persona è bellissimo ma non sempre facile … è come un giro alle giostre: vai sul “Tagadà”... assesti un po’ la postura e ti diverti come un matto a stare in equilibrio mentre tutto intorno a te gira.

Cambi giostra e ti ritrovi sull’autoscontro: se anche guidi bene benissimo ci pensano gli altri a “venirti addosso”..ma lo fanno sorridendo e quindi non è poi tanto male ...

Provi il “castello degli orrori” ed entri in un posto buio … ogni passo che fai non sai bene dove ti porterà ma … allunghi la mano, trovi quella del tuo compagno che la stringe e insieme si va … fino all’uscita, fino a rivedere il sole.

E poi ci sono le “Montagne Russe” … quelle che non vorresti mai provare perché ti fanno troppa paura  ma un certo giorno ti ci ritrovi seduto sopra non sai bene neppure tu perché e come, e queste cominciano la salita … senti che la salita è faticosa … senti la macchinina che “arranca” e a te sale la tensione … perché là, in alto, c’è una curva, e per quanto i tuoi occhi si sforzino per cercare di vedere cosa c’è oltre , finchè non arrivi in cima , puoi solo immaginarlo.

E immagini un sacco di cose ma chissà perché nessuna bella … e alle volte la verità, dopo la curva, lassù in alto, fa ancora più schifo di come l’avevi immaginata.

Ma non sei sola: giri lo sguardo e il compagno della tua vita è lì … e sai che, se anche dovesse andare male malissimo, affronterete quel “male malissimo” insieme … e pensi questo finchè la “macchinina” precipita e tu pensi che vomiterai in testa a quello seduto davanti … poi la corsa rallenta e finalmente puoi scendere … la testa ti gira, lo stomaco è sottosopra, le gambe un po’ cedono ed ecco che due braccia forti ti sorreggono … 

e sei stanca di giostre e allora passeggi vicino alle attrazioni  augurandoti che la vita ti faccia un po’ “riprendere fiato” … e tiri qualche pallina nelle vaschette dei pesci rossi e non vinci niente, e ci riprovi, e ancora e ancora  (perché sei una testarda e non rinunci mai)… e ti “mangi” talmente tanti soldi per le palline che avresti potuto comprare un peschereccio intero … e alla fine, il signore del banchetto, per pietà, te lo regala il pesciolino … e tu scegli quello “ rosa” … un vecchio pesciolino sbiadito che nessuno vorrebbe mai … ma non tu … tu sei convinta che  a tutti va data una possibilità, anche al pesciolino ormai prossimo alla pensione.

Lo zucchero filato … quello proprio no!!! Lo zucchero filato non ti piace: troppo appiccicoso … molto meglio le mandorle o “il mandorlato” … ne assaggi un pezzettino ma il resto te lo tieni e lo porti a casa … lo conservi per i giorni “difficili” quando c’è bisogno di un po’ di “dolce” per rasserenarsi …

Ma vivere insieme può essere anche come una lunga, bellissima, rilassante vacanza … tanti giorni di “far niente” … di ozio smisurato … di giornate lunghissime che non sai come riempire … aiuto!!!

Ecco : quando penso alla nostra vita insieme sicuramente NON posso vederla come “una lunga, bellissima, rilassante vacanza” ( ma nemmeno l’avrei voluta) … vivere vicino a te è una scoperta continua, tu non ti fermi mai, sei sempre a caccia di nuovi stimoli … quindi direi che la nostra vita insieme è stata più un “parco divertimenti” … qualche giro di “montagne russe” , un po’ di autoscontro , una puntatina nel “castello degli orrori” ma anche lunghi pezzi di strada insieme, mano nella mano , a riprendere fiato.

E altri pezzi di strada , magari un po’ più solitari per capire bene quanto importante è il “NOI” che abbiamo costruito insieme …

E  tu sei spesso lontano e allora io, per riempire quel grande vuoto creato dalla tua assenza ( com’è silenziosa la casa certe sere!!) scrivo …
Anni fa, quando ho aperto il Blog , alla domanda : “ perché hai deciso di scrivere su un Blog?” ho risposto la stessa cosa che risponderei oggi : “ perché in qualche modo bisogna riempire il vuoto che si crea certe sere … e l’alternativa era farmi l’Amante ma credo che per certe cose bisogna esserci “tagliate”… così ho preferito scrivere “ 

Come quasi sempre , quello che scrivo ha preso il sopravvento ed è un po’ uscito dall’intento primario …

L’intento primario era quello di fare gli auguri  di BUON COMPLEANNO all’Uomo che da tanti anni fa “battere il mio cuore” … la persona con la quale ho scelto di condividere il mio “cammino” .., la persona che c’è, SEMPRE, sia quando c’è da passeggiare sgranocchiando il "mandorlato" e vincere i pesci rossi , ma soprattutto quando le “Montagne Russe” sembrano non finire mai …

BUON COMPLEANNO DINO…