Domenica da sempre, a casa loro, era sinonimo di “lentezza”.
Si alzavano un po’ più tardi, facevano colazione e poi, magari, guardavano un
film in tv (era così strano guardare un film alle 10 di mattina!!)
Da un po’ di tempo però ( esattamente da quando, il
settembre precedente aveva avuto un “piccolo, banale incidente” in montagna)
Daisy non riusciva a rimanere a letto a lungo senza che la schiena le facesse
pagare il conto.
Pensare a come si era procurata questo fastidioso
mal di schiena poteva avere una connotazione “comica”. Se non fosse che erano
passati 3 mesi e le cose anziché migliorare, tendevano a peggiorare.
Si erano regalati un fine settimana in un posticino
speciale in Val d’Isarco, un posto di quelli dove ogni volta è un po’ come “tornare
a casa” … paese piccolino (uno dei “Più Bei Borghi d’Italia), turistico il
giusto, che per 3 fine settimana, a cavallo tra fine settembre e ottobre,
ospitava il “Torggelen” , una sorta di festa in piazza con musiche, canti e
tante cose buone da mangiare. Qualcosa di più di una festa in piazza … tutto il
paese contribuiva alla buona riuscita della manifestazione e il colpo d’occhio
a cui si assisteva entrando nella piccola cittadina era veramente eccezionale.
La mattina di buon’ora, curiosa di andare a vedere i
preparativi per la festa, Daisy aveva lasciato “l’uomo” a dormire e di
soppiatto era uscita per avviarsi verso la piazza. Non aveva fatto 10 passi che
, non aveva ancora capito come, si era ritrovata “col culo in terra”. Rialzatasi,
spolverato un po’ il fondoschiena dolorante, ipotizzato che non ci fosse niente
di rotto, si era guardata intorno per capire come caspita avesse fatto a
scivolare in modo così, così, così … maldestro. Ed ecco svelato il mistero:
proprio all’uscita del resort, in discesa, ad un certo punto la pavimentazione lasciava
il posto al brecciolino … ed era proprio lì che il suo piede aveva perso l’aderenza
facendola finire “di peso” seduta a terra.
Come aveva fatto a distrarsi così??? Ecco come:
stava fantasticando di scrivere un racconto di quei giorni di vacanza e aveva
il naso all’insù e la testa fra le nuvole … e ci aveva rimediato un bel
capitombolo.
Era andata lo stesso a camminare, anche se un po’
dolorante e quando era tornata indietro e aveva raccontato la disavventura si
era vista prendere “benevolmente” in giro. Cosa che aveva gradito poco,
considerato che con il passare delle ore il fastidio alla schiena si era
parecchio accentuato.
Tornare a casa il giorno dopo era stata una “via
crucis” … non c’era posizione che le permettesse di trovare un po’ di sollievo,
si muoveva continuamente sul sedile, tanto da sembrare una “tarantolata”.
Poi , piano piano, giorno dopo giorno, le cose erano
sembrate andare meglio … lei era una di quelle che, prima di decidersi di
andare dal medico procrastinava dicendo “ lascio passare qualche giorno, poi se
non mi passa ci vado” … di fatto il dolore alla schiena non era mai passato del
tutto ma, a fine dicembre, non si era ancora decisa a rivolgersi a qualcuno per
trovare sollievo.
Non era un male ingestibile, ma neanche si poteva
dire che stesse bene: faceva fatica a salire e scendere dall’auto, non riusciva
più a portare pesi, non riusciva a stare in piedi immobile a lungo e come già
detto, non riusciva a rimanere a letto un po’ di più la domenica.
Anche quel giorno era andata così: aveva provato a
trovare una posizione più comoda per cercare di dormire ancora un po’ ma …
niente da fare: una piccola lama appuntita le si infilava tra le vertebre e non
c’era posizione che tenesse.
Così era scesa in lavanderia, aveva fatto un po’ di
stretching sperando le cose migliorassero … già che era lì aveva caricato e
avviato la lavatrice e poi si era ricordata che voleva fare qualche foto alle
piante del suo giardino .
Era uscita con la macchina fotografica e aveva fatto
degli scatti interessanti alla “nandina” e all’ “agrifoglio” ( entrambe le
piante sfoggiavano delle belle bacche rosse in un periodo in cui la natura
aveva ben poco da offrire) e mentre si stava avviando verso casa, chissà perché
si era seduta sulla panca gelida che stava sotto il gazebo. Stava lì e non
riusciva a muoversi … sentiva di stare bene in quel posto, anche se, a dire il
vero, brividi feroci le correvano lungo il corpo senza interruzione.
E poi, come evocato da chissà dove, ecco un
fermo-immagine del sogno della notte precedente: il tavolo sotto il gazebo
apparecchiato come per le grandi occasioni con piatti e bicchieri che solitamente
riservava alle festività.
Va detto che il tavolo sotto il gazebo, unitamente
alle due panche, veniva utilizzato prevalentemente in estate in occasione delle
grigliate … e di sicuro lei in quelle occasioni NON usava tovaglie importanti o
suppellettili delicate.
Eppure nel suo sogno la tavola era apparecchiata
proprio come se fosse gran festa e aveva la sensazione che ci fossero altre
persone non della famiglia con lei mentre in realtà, durante tutto il sogno c’erano
sempre e solo loro tre , con tre faccette “appese” e quel senso di “attesa” …
Evitò di parlarne con “l’uomo” … l’aveva
abbondantemente presa in giro il giorno prima con la storia della galera e
delle arance … non aveva nessuna voglia di fare il bis, anche se, appena
sveglia, la sensazione era stata la stessa del giorno precedente … come se nel
suo sogno le cose non fossero andate molto meglio della notte precedente.
APRILE 2020
Il mese era passato tra attese e speranze
sistematicamente disattese … la tv era un crescendo di “terrorismo mediatico”,
così alla fine avevano deciso di non accenderla nemmeno più.
Si aspettavano le comunicazioni del Governo (che
solitamente arrivavano a sera inoltrata) con la speranza di qualche
allentamento in quella che stava diventando una vera e propria “galera
psicologica”.
E ogni volta era una delusione … e ogni volta era un
procrastinare di altri 5 o 10 gg per poi confermare , se non inasprire, quanto
già in atto.
C'era un posto però dove trovava sollievo: nella lettura. In
poco tempo, l’idea di leggere per Lorena era diventata qualcosa di più grande …
si era aggiunto un amico , e poi un’amica, e poi altre ancora e l’idea primaria di far
compagnia a Lorena si era trasformata in un gruppo di lettura su Whatsapp.
Che poi, diciamoci la verità: le letture non erano
altro che una “scusa” per stare un po’ insieme, per discutere di quanto
ascoltato ma anche di tante altre cose … un modo come un altro per far “comunella” , per fare “muro” e non lasciarsi
sopraffare dalla malinconia o ancor peggio dalla paura.
Ehhh sì perché la paura era sempre lì … dietro l’angolo
… l’ignoto si sa, un po’ di timore lo incute sempre e mai come in quei giorni
il futuro era quantomeno nebuloso … nessuno poteva promettere niente … nessuno
poteva elargire speranze.
Bisognava solo restare ben saldi e attendere tempi
migliori.
E così a
Pasqua, complice un clima mite e soleggiato, avevano deciso di pranzare in
giardino con tutti “ i sacri crismi” … tovaglia delle grandi occasioni, il servizio
di piatti ereditato dalla mamma di Daisy, bicchieri di cristallo … e Lei aveva
deciso di apparecchiare per 2 persone in più … per Lorena e per Claudio, invitati "virtuali" che al
momento erano gli unici 2 ascoltatori delle letture … solo qualche giorno dopo,
il tavolo non sarebbe bastato per accogliere tutti coloro che si erano messi “nelle
mani della Maestra” ( chissà mai perché i suoi amici l’avevano battezzata
così?!?) per uscire dalle secche della Pandemia.
E per
tutto il mese di Aprile aveva supportato e consigliato gli amici del gruppo …
aveva elargito a piene mani idee e pensieri, spunti di riflessione, parole di
conforto nei momenti più impegnativi.
E tutti loro forse pensavano che “la Maestra” era una tosta e non perdevano occasione per ringraziarla per quanto stava facendo per loro … in realtà erano Loro che avevano fatto e stavano facendo TANTO per la Maestra … e come spesso succede quando si fa del bene incondizionatamente … probabilmente non ne erano nemmeno del tutto consapevoli … MA LEI SI’ …
E Maggio era alle porte ...
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