giovedì 23 agosto 2018

UNA PICCOLA STORIA D’AMORE (parte terza)

              (questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)

LA STORIA VISTA DA LORO

--Come faremo? Cosa faremo? Ci rivedremo? Ogni quanto potremo rivederci? E per quanto tempo potremo tenere in piedi un amore “a distanza”? –

Queste le domande che incessantemente si ripetevano senza trovare risposta.

<<Sai cosa facciamo? Scappiamo di casa e andiamo via insieme, in un posto dove non potranno mai trovarci … che ne dici?>> chiedeva Chiara guardandolo con occhi speranzosi.

<< Non possiamo lo sai … siamo minorenni … quando ci ritrovano , perché tanto lo sai che ci ritrovano , ci fanno un “c..o così” … e poi io un dolore così grande ai miei genitori non voglio darlo. E diciamocela tutta : come camperemo? Chi dà da lavorare a due ragazzini come noi? Cosa facciamo? Andiamo a chiedere l’elemosina? Facciamo una rapina? Non dai ragiona …>> Francesco doveva fare la parte di “quello grande”, quindi le diceva quello che sapeva essere giusto anche se, in cuor suo, avrebbe davvero preso il primo treno con Lei, destinazione “Chissàdove”

<<Allora facciamo così - continuava imperterrita - voi partite e io dopo un po' scappo e vi raggiungo ...>>

<<Ma sei matta? Ma non lo sai in che guaio ci andremmo a ficcare facendo così? Tuo padre farebbe denuncia, i primi a cui la polizia penserebbe siamo noi, ti troverebbero, verresti rimandata subito a casa e la mia famiglia avrebbe guai a non finire per averti ospitata. Te l'ho detto: occorre pazienza. L'anno prossimo diventiamo maggiorenni e poi le cose saranno molto più semplici>>

<< Ma ragiona – continuava lei piccata – che vita ci aspetta? Io qui da sola , con la mia famiglia che è quello che è , provare a continuare a fare la vita di sempre , scuola,palestra e compiti a casa … qualche cinema la domenica in attesa che tu riesca a venire a trovarmi. E tu , in un posto tutto nuovo, dove non sai la lingua quindi anche andare a scuola per te sarà un casino … quante volte riuscirai a tornare qui a trovarmi? Il viaggio costa e finchè non avrai finito la scuola dipenderai in tutto e per tutto da tuo padre che , poveretto, già adesso fa i salti mortali >>

<< Mi troverò un lavoretto nei fine settimana e chiederò a mio padre di lasciarmi i soldi che prendo così potrò venire a trovarti più spesso di quello che credi … adesso tu vedi tutto nero ma vedrai che ce la faremo … e poi ci scriveremo e ci telefoneremo … beh insomma telefoneremo non so … le interurbane costano un occhio!! Dai ci scriveremo un sacco di lettere che poi conserveremo e tra 20 anni le mostreremo ai nostri figli. Ti scriverò una lettera al giorno e tu farai altrettanto … intanto comincerò a scriverti io e appena avrò l’indirizzo della casa nuova te lo spedirò così tu potrai rispondermi … ce la faremo vedrai …>> e dicendo queste cose , se la stringeva al petto accarezzandole i capelli.

E così tra pianti, sospiri e progetti di fuga, era arrivato anche il giorno della partenza. Sembrava che Francesco dovesse partire per la guerra tanta era la desolazione che leggeva negli occhi di Chiara… la mattina era sceso in strada per incamminarsi con la sua famiglia verso la stazione e davanti al portone aveva trovato
 tutti i compagni di scuola che erano venuti a salutarlo e avevano preparato uno striscione con scritto  “Ci mancherai. Torna presto”. 

Trovò anche Chiara che era combattuta se salutarlo sotto casa o accompagnarlo fino al treno. Decise lui per tutti e due. La prese per le spalle e guardandola fisso negli occhi disse : << Rimani qui, sarà più facile salutarci qui in mezzo ai nostri compagni e sarà un po’ meno gravoso per te. Lo sai vero che questo è solo un arrivederci? Lo sai che tornerò non appena potrò e che non passerà giorno senza che io ti scriva e ti pensi. Ecco, quando la lontananza ti peserà un po’ troppo pensa a questo: pensa che un altro giorno è passato e che ne manca uno in meno al nostro nuovo incontro>> e dopo un bacio “da film” prese la strada verso la stazione senza più voltarsi indietro.

La lunga attesa era incominciata…
                                                                           (continua)

mercoledì 22 agosto 2018

UNA PICCOLA STORIA D’AMORE (parte seconda)


 (questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)


LA STORIA VISTA DA LEI

“No!! Non era possibile!! Non stava succedendo davvero! Non a Lei … non a LORO!!

Chiara era letteralmente sopraffatta da quanto le stava accadendo … Francesco era tutta la sua vita e se ne stava andando lontano, lontanissimo e lei non poteva fare nulla per fermarlo.

Francesco e la sua famiglia erano i suoi unici punti di riferimento … erano una famiglia semplice, una famiglia “normale”, certo non come la sua.

I suoi genitori erano due persone completamente incompatibili … erano diametralmente opposti … suo padre era un uomo pacato, tranquillo, senza grandi slanci, faceva il bibliotecario e i libri erano tutta la sua vita.

Sua madre era stata una ragazzina ribelle che aveva visto nel matrimonio l’unica via d’uscita ad una famiglia borghese che le stava troppo stretta. Aveva scelto un “uomo grigio”, un uomo che sembrava essere distaccato da tutto, un uomo che, credeva,  l’avrebbe sempre assecondata.

Ma si era presto stancata della vita matrimoniale e aveva cominciato ad uscire da sola, vedere gente, frequentare feste dalle quali tornava sempre più tardi e sempre più insoddisfatta.

Il marito non sapeva come placare questa smania che logorava sua moglie e aveva pensato che, forse, se avessero avuto un bimbo, questo le avrebbe riempito le giornate allontanando i demoni che la perseguitavano.

Ne avevano parlato a lungo, lei a tratti era entusiasta di questa prospettiva ma subito dopo era terrorizzata all’idea di una piccola vita che dipendesse completamente da lei.

Alla fine si era convinta ed era nata lei, Chiara. Una bimba con grandi occhi interrogativi e un carattere docile e tranquillo.

La mamma si era divertita a crescere quella bambolina che piangeva pochissimo, mangiava come una lupacchiotta e scoppiava in sonore risate quando il papà le faceva il solletico.

Ma più la bimba cresceva, più tornava la smania della mamma nel cercare qualcos’altro su cui puntare la propria attenzione.

E così aveva cominciato a lasciare sempre più frequentemente la bimba con il papà e a partire anche per giorni interi senza dare sue notizie.

Il marito la lasciava fare … confidava nel fatto che prima o poi si sarebbe stancata e sarebbe finalmente rientrata nei ranghi che le competevano.

Invece più il tempo passava più la donna si incattiviva e incolpava il marito della sua insoddisfazione … i suoi amici non la cercavano per qualche giorno? La colpa era del marito che era un “orso” e non la accompagnava mai nelle sue uscite. Il solito gruppo partiva per una crociera alla quale lei doveva rinunciare perché troppo al di sopra delle sue possibilità? La colpa era del marito che “con lo stipendio da fame da bibliotecario” non poteva permettersi di esaudire tutti i suoi desideri. 
Naturalmente non la sfiorava minimamente l’idea che poteva anche lei trovarsi un’occupazione e contribuire così al menage familiare … Il marito doveva provvedere a tutto, era il suo preciso dovere.

E Chiara era cresciuta in un ambiente gelido, dove la madre sbottava per un nonnulla e il padre minimizzava, dove la madre nel bel mezzo di una discussione faceva un’uscita plateale sbattendo la porta e il padre prendeva la sua bimba e la portava ai giardinetti o a mangiare il gelato.

La bimba stravedeva per il suo papà, ma crescendo aveva cominciato a vederlo per ciò che era veramente: un uomo senza amor proprio, completamente annientato e succube della moglie. 

Così Chiara aveva cominciato a frequentare la casa di Francesco, dove soldi ce n’erano pochi ma si respirava un calore e un’unione tra i suoi abitanti che a casa sua era utopia.

E la mamma di Francesco aveva accolto la bimba come un’altra figlia … per lei c’era sempre un piatto in tavola o la merenda quando si fermava a casa loro a fare i compiti …e quante volte aveva preparato il divano letto per far sì che non dovesse tornare a dormire in una casa vuota e solitaria.

E adesso tutto questo stava per finire……
                                                                                                                                                                                      (continua)

martedì 21 agosto 2018

UNA PICCOLA STORIA D'AMORE (parte prima)

            (questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)

Anni ‘80

Chiara e Francesco si conoscevano da sempre: erano coetanei e da sempre avevano vissuto nello stesso palazzo un po’ in periferia.

Una zona dove ancora si può giocare sui marciapiedi e in estate fino a tardi, fino a quando scende la sera. Fino a quando si leva un coro di mamme, da un balcone all’altro, che chiama i figli a rapporto … <<Sali che è ora di cena, ma prima un bel bagno che sembri un animaletto selvatico.>>

Chiara e Francesco avevano condiviso tutto: le elementari prima ( la scuola materna no, quella era per i “fighetti” , o per quelli che avevano la mamma che lavorava) e poi le medie … le prime uscite serali fino a tardi ( negli anni 80 con il temine “tardi” si intendevano le 11 di sera), i primi concerti, le prime feste … il primo bacio.
Essere considerati “una coppia” era stato normale … senza tanti clamori sognavano una vita insieme, tante piccole cose da condividere nel viaggio della vita.

LA STORIA VISTA DA LUI

Poi , un giorno , un assolato giorno d’agosto , il papà di Francesco aveva indetto una riunione familiare urgente . 
Già il fatto che fosse “urgente” aveva un po’ preoccupato Francesco ma pensava e sperava che si trattasse dell’acquisto della nuova auto. Suo padre infatti solo qualche giorno prima era rimasto in panne con la vecchia utilitaria che, forte dei suoi 500.000 km , aveva dato “forfait”.

Dopo aver chiamato a raccolta tutti i Santi del Paradiso e aver provato invano a rimetterla in moto, l’aveva abbandonata sul ciglio della strada e si era avviato a piedi. In tasca una busta che pesava come il piombo.

Alla sera la “riunione urgente” … Francesco aveva cercato di smorzare un po’ i musi lunghi dei suoi genitori facendo quello che gli riusciva meglio: “il buffone” … e giù con battutine sul papà che aveva fatto chilometri e chilometri a piedi per tornare a casa , e via a punzecchiare la mamma chiedendo di che colore volesse la nuova auto. Ma niente, tutti i suoi sforzi si erano rivelati vani e i genitori restavano lì, con le loro facce “appese” : la mamma sedeva al tavolo con la schiena dritta e lo sguardo basso, stropicciando tra le mani un fazzolettino con le iniziali ricamate … il babbo non riusciva a star seduto e andava avanti e indietro per la cucina rigirando tra le mani la famosa busta. I fratelli più piccoli di Francesco continuavano a giocare ignari di quello che stava succedendo.

Alla fine il papà “era sbottato” dicendo:
<< ecco, voi sapete che le cose qui non vanno mica tanto bene … siamo venuti via dal Sud sperando di trovare un po’ di benessere qui al Nord ed effettivamente per un po’ di tempo è stato così. Io avevo trovato un buon posto come operaio, la mamma qui a casa cuciva qualcosa per i vicini, questo appartamentino preso in affitto a “equo canone” è decoroso e abbastanza spazioso per tutti.
Poi tutto è cominciato ad andare male … prima è cominciata la crisi, che inizialmente non sembrava niente di che  … e invece sta durando da troppo tempo e mettendo a rischio tante piccole aziende come quella dove lavoro io … e si parla di licenziamenti e non so fino a quando riusciranno a restare aperti … e mentre fino a qualche anno fa, uscivi da un’azienda e ne trovavi subito un’altra pronta ad assumerti, adesso chi ha un posto fisso se lo tiene ben stretto e se uno si licenzia l’azienda non lo sostituisce più ma fa con quelli che ha. E a questo aggiungi che il padrone di casa mi ha detto che vuole mettere in vendita il nostro appartamento e chi ce li ha i soldi per comprarlo?!? E se lo compra qualcun altro e poi ci sfratta? E un povero uomo come me cosa può fare in questi casi?? Ho girato dappertutto cercando un nuovo lavoro ma niente, sono andato a visitare appartamenti sfitti nella speranza di trovare qualcosa che andasse bene per noi ma … o erano topaie, o costavano troppo.
Così mi sono deciso e ho scritto a mio fratello, quello che vive in Germania, raccontando a grandi linee cosa ci sta succedendo.
Ho spedito la lettera e mi sono messo in attesa … in attesa di una risposta che non arrivava mai. Ero arrivato anche a pensare che la mia lettera si fosse persa e invece, finalmente, qualche giorno fa ho ricevuto questa lettera da vostro zio.
Questa lettera che è allo stesso tempo, una boccata di ossigeno e una botta sulla testa.
Una boccata di ossigeno perché lo zio, dopo aver ricevuto la mia lettera si è messo in moto, ha contattato tutti i “compaesani” che come lui sono emigrati in Germania negli anni ’60 e si sono fatti una posizione. Ha bussato a 100 porte e ad ognuno ha spiegato la nostra situazione, finché ha trovato una persona che ha una piccola azienda di ricambi e che cerca un guardiano. Offrono stipendio più l’alloggio ma … e questa è la botta sulla testa di cui parlavo prima, vogliono che il guardiano prenda servizio il primo di settembre. Cioè, se decidiamo di trasferirci, abbiamo meno di 2 settimane per imballare tutto, allontanarci da questa città e provare a ripartire a oltre 1000 chilometri di distanza. Ecco il perché di questa riunione urgente: è pur vero che ad oggi io ho ancora il mio lavoro e non ci hanno dato lo sfratto ma … e se poi tra qualche mese succede e ad Amburgo non hanno più bisogno del guardiano? Con che faccia chiederò ancora aiuto a mio fratello?>>

Aveva parlato tutto d’un fiato e adesso che aveva finito era letteralmente “crollato” su una sedia come se fosse completamente svuotato … si sentiva un fallito, come marito e come padre. Non aveva saputo trovare quella tranquillità economica alla quale aveva aspirato fin dal giorno in cui era sceso dal treno con tanti sogni e le tasche vuote. Aveva trovato lavoro è vero, aveva mantenuto decorosamente la famiglia è vero, stava facendo sacrifici e un secondo lavoro affinchè i suoi ragazzi potessero continuare a studiare. Ma tutto questo a quanto pare non era sufficiente visto che tutto poteva cambiare nel giro di una notte. E che uomo è quello che chiede alla propria famiglia di sradicarsi ancora per cercare fortuna altrove??

Nella testa di Francesco intanto si affollavano un milione di pensieri e nessuno nemmeno vagamente coerente … l’unica cosa che riusciva a mettere a fuoco era “tra 2 settimane sarò a 1000 km da qui … e del mio futuro con Chiara cosa ne sarà?” E pensava a come dirglielo, e pensava che non esiste un metodo indolore per dire alla persona con la quale fino ad oggi hai condiviso tutto “devo partire … non so quando potremo rivederci … non so cosa farò una volta arrivato a destinazione … non so la lingua … non so cosa farò senza di te …” e il solo pensiero di non vederla più tutti i giorni era come una lama che gli trafiggeva il petto.
                                                                                                (continua)

lunedì 20 agosto 2018

MATTINE D’AGOSTO (parte seconda)


 ( questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)


Oggi si torna al lavoro ma non per questo voglio abbandonare questa bella abitudine che ho preso … dovrò solo modificare un po’ i tempi e gli orari.

E così, un po’ prima delle 6 e mezza sto già parcheggiando davanti al Liceo e sono pronta per partire.

Inizialmente faccio una strada tutta nuova e nuovi sono gli incontri…

--incontri una signora un po’ “attempatella” che seduta sotto il patio di casa sta gustandosi il primo caffè del giorno scorrendo i messaggi sul telefono. Scorre, si sofferma, legge e sorride. Chissà forse sta leggendo un messaggio dei figli in ferie, magari dei nipoti che vivono dall’altra parte del mondo, o forse di qualche amica che “ha fatto la pazzia” ed è andata in vacanza con un gruppo organizzato. Si accomoda meglio sulla poltrona di vimini e si appresta a rispondere sospirando: malinconia per chi è lontano o un po’ di sana invidia per le amiche che si stanno divertendo in qualche paradiso tropicale? Mah….

--incontri un signore che porta a passeggio un cagnetto in età “pensionabile” ( sia il signore che il cane) ... il cagnetto se la prende comoda facendo 2 passi e soffermandosi ad annusare un filo d’erba o a fissare una farfalla intenta a volare da un fiore all’altro … il suo compagno umano cerca di sollecitarlo a muoversi, a fare un po’ più in fretta e spazientito esclama : << e dai!! Mica possiamo star fuori tutto il giorno!! Fai quello che devi fare e spicciati>> e dà piccoli colpetti con il guinzaglio cercando di smuovere la bestiola.
Ma l’amico a quattro zampe alza su di lui due occhioni languidi e con un’espressione più chiara di mille parole sembra dire : << ma tu da me che vuoi? Ti ho chiesto io di uscire? NO!! Io me ne stavo tanto bene dietro al divano sul mio cuscino! Ma tu no ...vuoi uscire a tutti i costi. Ehi io c’ho una certa età, non puoi pensare che faccia le corse come quando mi hai portato a casa ed ero un cucciolino pieno di vitalità. Quindi armati di pazienza perché io più svelto di così non ce la faccio!>>

--incontri … incontri quello che “distoglie lo sguardo”. Non è sempre la stessa persona, ma identico è l’atteggiamento. Cammina spedito guardando dritto davanti a sé, ma quando lo incroci e stai per sfoderare il tuo miglior sorriso per salutare, volta la testa da un’altra parte e tira dritto facendo finta di niente e lasciando te con la bocca tirata in un mezzo sorriso che più che un sorriso sembra l’effetto dell’anestesia del dentista.
E ti viene da pensare:”forse dovrei imparare anch’io ad evitare lo sguardo di chi incontro” e subito dopo ti correggi  : “ ma perché? È così bello regalare agli altri un sorriso!!” e continui a mettere in pratica l'insegnamento del Mahatma Gandhi –sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo--… e continui a sorridere a chiunque incontri.

--incontri un ragazzo “che ha la pelle un po’ più scura della tua” e che armato si secchio e spugne si sta avvicinando ad alcune vetrine … è giovane, allegro e fischietta. Incrocia il tuo sguardo e ti sorride con gli occhi … lo fa con tutti, finchè non incontra la tipica coppia di vecchietti ai quali non va bene nulla. Sorride anche a loro, ma loro anziché contraccambiare iniziano a “berciare”:
<<eccolo lì il solito extracomunitario …ma cos’avrà da sorridere e fischiare? Eh già …questi arrivano con i barconi, clandestini e poi rubano il lavoro a noi…>>( che già qui ci sarebbe qualcosa da ridire ... i signori in questione tutto hanno meno che l’età per essere ancora nel mondo del lavoro ma tant’è ve l’ho detto prima … sono quelli ai quali non va mai bene nulla)
È un attimo: il sorriso si spegne sul volto del ragazzo … sembra che una nuvola abbia oscurato il sole. Chissà quante volte ha sentito ‘sta storia. E poi assisto ad una grande lezione di educazione e intelligenza. Il ragazzo si avvicina ai vecchietti, ma proprio vicino vicino tanto che loro arretrano di un passo improvvisamente muti, appoggia il suo armamentario sul marciapiede e li apostrofa in un italiano perfetto, appena sfumato da un accento “veneto doc 100%”: << Sa, mia madre è nata in Africa ed è venuta tanti anni fa in Italia per studiare. E’ venuta con l’aereo e con un regolare permesso di soggiorno per studio. Ha studiato e poi ha conosciuto mio padre nel bar dove lavorava per mantenersi all’università. Mio padre, che è un vicentino dalla notte dei tempi, un "magnagatti" insomma. Io sono nato in questa bella regione dove mia madre ha deciso di rimanere per amore e d’estate do una mano a mio zio che ha un’impresa di pulizie, tutto qui. Come vede non rubo nulla a nessuno>> raccoglie le sue cose e prosegue per la sua strada. Uno dei due vecchietti, che assolutamente deve avere l’ultima parola, sottovoce risponde : << sì però se lui non aiutava suo zio, magari suo zio poteva assumere qualcuno … visto che è come dico io? Ruba il lavoro agli altri!!>>

Stamattina sto pensando a com’è diverso il “camminare-pellegrino” dal “camminare-cittadino”.

Nel primo caso il cammino è scandito dal numero di chilometri che si dovranno percorrere, nel secondo caso dal tempo che si ha a disposizione per camminare.

Così al mattino, lungo il Cammino, ci si imbatte in pellegrini che studiano mappe e cercano di pianificare fin dove possono arrivare … gli stessi pellegrini che alla sera, dopo aver fatto il bucato e aver indossato un paio di sandali per “far respirare un po’ i piedi” magari consultano qualche “app” sul telefonino per vedere quanti chilometri sono riusciti a fare e cosa li aspetta il giorno dopo.

Invece per le vie cittadine camminano persone che si sono “ritagliate” un po’ di tempo per andare a camminare nel mare degli impegni quotidiani e magari li senti parlare tra loro e dire : << ho circa un’ora prima di andare a riprendere i bambini a calcio … quasi quasi mi faccio una bella camminata a passo spedito. Meno male che ho sempre in auto il borsone con tutto l’occorrente.>>

La differenza sta nella priorità che il camminare ha nella vita di tutti i giorni … se hai deciso di “metterti in cammino” significa che hai mollato tutto e si suppone che la cosa principale che scandirà le tue giornate sarà proprio il camminare ...ecco quindi che, con tanto tempo a disposizione è la distanza che la fa da padrona.

Se invece ti devi destreggiare tra lavoro, casa, figli, faccende domestiche, cerchi di “infilare” la camminata in mezzo a tutte queste attività … e allora la cosa importante è trovare “un po’ di tempo” indipendentemente dalla distanza che saprai o potrai fare.

E parlando di tempo … come diceva il Bianconiglio di “Alice nel paese delle meraviglie” <<presto che è tardi!>> che oggi si riprende il lavoro, e tra le tante cose da fare voglio continuare a trovare il tempo per camminare, per guardarmi intorno, per far caso anche alle piccole cose…

domenica 19 agosto 2018

MATTINE D'AGOSTO


 ( questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)


Alzarsi presto per andare a camminare … alzarsi presto sperando di trovare un po’ di fresco.

E ti addentri nelle viuzze di questo splendido Paese che da oltre 35 anni ti ha “adottata” e incontri…

--incontri la signora che, ciabattine di spugna e vestitino leggero a fiori, sta innaffiando, regalando un po’ di refrigerio alle piante del suo giardino in attesa di un’altra calda giornata estiva.
E finchè annaffia scambia battute e opinioni con la dirimpettaia che, nonostante siano appena le 7 di un mattino di festa, sta spazzando il marciapiede davanti al suo cancello.
E da una parte all’altra della strada ecco il dialogo :
<Ma allora: chi ha vinto la tombola ieri sera?>
<<Uno “foresto”,uno che vien da via>>…
<Mai visto tanta gente come ieri sera alla fiera ...vedi cosa fanno fare “i schei”? fanno arrivare gente anche da lontano..>
<<cambiando discorso : ma è vero che ”el Pretin” presto andrà in un’altra parrocchia?...>>

Le loro voci sfumano mentre ti allontani…

--incontri il ragazzino zainetto in spalla e cuffiette, che cammina con lo sguardo fisso al cellulare e non si avvede che poco più avanti, proprio in rotta di collisione con il suo passo , c’è un palo della luce … tutto assorto dalla musica sparata dritta nel cervello dagli auricolari, se non staccherà gli occhi presto dal display sai che botta!?!

--incontri due ragazzine gambe lunghe e gonna corta che si affrettano ridendo verso la fermata dell’autobus … oggi è festa che autobus passa? Ah sì quello che porta al mare … e infatti le fanciulle hanno grandi borse colorate dove probabilmente hanno messo il telo-mare e qualche sogno, gli occhiali da sole e alcuni sospiri, un libro da leggere e un cuore che batte per uno sguardo azzurro come il cielo di oggi …

--incontri qualcuno che, come te, cammina solo per il piacere di farlo, altri che probabilmente lo fa seguendo il consiglio del medico ma che vorrebbero tanto essere altrove (chessò a pescare o a sistemare il garage o la cantina) e lo capisci dallo sguardo imbronciato, dal modo con cui trascinano i piedi, e qualcun altro ancora che a camminare e basta proprio non riesce e quindi prima allunga un po’ il passo e poi parte di corsa e non lo vedi più.  E quando i vostri sguardi si incontrano viene naturale sorridersi e augurarsi buon giorno e a te ritornano in mente altre mattine, altre strade, altri sorrisi e altri “Bon dia—Buen Camino”

--incontri due donne non più giovanissime che parlano tra loro fitto fitto una lingua che proprio non capisci … ma dal loro abbigliamento (gonna al ginocchio, maglietta polo e infradito) capisci che non sono in giro così di buon mattino per camminare ma si stanno probabilmente recando al lavoro … probabilmente sono colf o forse badanti … angeli venuti dall’Est per prendersi cura dei nostri anziani, delle nostre case, delle nostre famiglie. Affidiamo loro quanto di più caro abbiamo.

Arrivi al Parco Munari ( eh già abbiamo intitolato il parco dietro l’abbazia a un nostro concittadino illustre … sì perché Bruno Munari “uno dei massimi protagonisti dell'arte, del design e della grafica del XX secolo” è nato a Milano ma a Badia ha trascorso infanzia e adolescenza), alzi gli occhi e vedi Lei, l’Abbazia della Vangadizza, illuminata dal sole e incorniciata dagli alberi del parco.
E poi superato il parco ecco la piazza ...la piazza che ieri sera era tutto un brulicare di persone a spasso e stamattina è deserta e bellissima. La piazza con le giostre … le giostre che ieri sera mettevano musica a manetta per invitare la gente a provare le attrazioni e stamattina sono lì, silenziose e sonnacchiose in attesa che il sole tramonti di nuovo per diventare ancora, per una notte, le padrone incontrastate di queste sere d’estate.

E pensi che sei fortunata a poter disporre del tuo tempo così, senza fretta … che oggi non c’è nessun lavoro per cui affrettarsi (domani sì , ma oggi sei ancora in ferie), non c’è nessun autobus da rincorrere, non c’è nessuna gara a chi arriva primo con chi incroci sul tuo sentiero.

L’unico appuntamento ce l’hai con te stessa ed è un gran bell’appuntamento. Ti dedichi del tempo, lasci che i pensieri e i ricordi facciano quello che vogliono … e i ricordi arrivano, e anche se attesi non sono mai banali. E pensi a cose vissute tanto tempo fa, e pensi ai tuoi cari, quelli che non ci sono più e quelli che invece ritroverai quando tornerai a casa. Pensi alle amicizie, quelle recenti e quelle passate, quelle perse per sempre e quelle ritrovate. 
Pensi che è bello godere anche e soprattutto delle piccole cose e che la vita è una sorpresa continua ed è bellissimo farsi sorprendere.

giovedì 2 agosto 2018

2 AGOSTO 1980. E SE...

                             ( foto tratta da : http://ormeilblogchelasciatracia.blogspot.com)



Avevo 17 anni e tutta la vita davanti…Era l’estate del 1980 e mia cugina Stefania ( allora quindicenne) stava trascorrendo un periodo di vacanza da noi in campagna…l’idea era che avremmo fatto “a mezzo”…prima lei a casa mia, poi io ospite a casa sua a Torino.
Ci eravamo divertite parecchio in quel periodo (del resto , in quegli anni , ci si divertiva veramente con poco)..lunghi giri in bicicletta in paese o sull’argine del Po, la fiera di fine luglio e le giostre .. qualche giretto alla sera in piazza a prendere il gelato..e poi tante ore chiuse in camera a sognare come sarebbe stato il nostro futuro, a fantasticare su quello che avremmo fatto “da grandi”..
Poi era venuto il momento di fare le valigie per trasferirci a Torino dove continuare quell’estate spensierata … l’idea era quella di prendere la corriera di buon’ora e arrivare a Ferrara, da lì in treno proseguire verso Bologna dove a metà mattina avremmo trovato la “coincidenza” che ci avrebbe portato dritto fino a Torino.
Quella notte avevamo dormito poco , tutte elettrizzate al pensiero di fare un viaggio così lungo da sole e la mattina dopo, nonostante la sveglia avesse suonato a lungo, non eravamo riuscite a svegliarci in tempo per prendere la corriera. Poco male ... tanto non avevamo nulla di prenotato e avevamo semplicemente preso la corsa successiva.
Arrivate a Ferrara però avevamo scoperto che tutti i treni diretti a Bologna erano stati cancellati… non c’erano notizie in merito ( l’avvento dei cellulari e della “rete” era ancora lontano…)
Non sapevamo cosa fare ... le nostre domande per saperne di più rimanevano senza risposta ... ad un certo punto Stefy aveva chiamato casa sua per avvisare di questo ritardo che stava assumendo dei contorni apocalittici.
Ricordo ancora l’entusiasmo e il sollievo con il quale gli zii avevano scoperto che avevamo perso il treno ... erano tutti felici, tutti concitati e io e mia cugina non capivamo perché ... poi , placata un po’ la foga era venuto il momento, per gli zii , di darci la notizia ... tutti i telegiornali passavano edizioni speciali con immagini terribili di un qualcosa che era accaduto a Bologna , verso le 10 , quella mattina.
Uno scoppio (non si sapeva ancora se accidentale o premeditato) aveva dilaniato la sala d’aspetto della seconda classe alle ore 10,25 di una sonnolenta mattina d’estate…. Si parlava di un sacco di morti.
Ci siamo guardate negli occhi…forse allora non abbiamo capito la vera portata di quello che era successo ... il nostro unico pensiero in quel momento era “bypassare” Bologna e arrivare in qualche modo a destinazione.
Il viaggio via Milano durò un’eternità…ricordo solo che arrivammo a Torino, stremate dal caldo, che era sera inoltrata (non c’erano Freccia Rossa o Italo, ma solo semplici treni senza aria climatizzata)
Egoisticamente quello che era successo a Bologna passò in secondo piano …il resto dell’estate trascorse serenamente. Poi venne l’ora di tornare a casa.
E solo quando tornai a casa compresi quanto i miei genitori fossero stati in pensiero quel giorno non avendo notizie di noi, là fuori nel mondo, sole.
E ancor di più, con il passare degli anni, quel giorno ha preso, per me, dei connotati ben definiti. E ho cominciato a pensare a “E se..”
--E se la sera prima fossimo andate a letto presto…
--E se quella mattina ci fossimo alzate al primo trillo della sveglia…
--E se non avessimo perso la corriera…
--E se…..
Ma come diceva sempre la Nonna Maria “ al destino non si fugge”
E si vede che non era destino che noi fossimo là, alla stazione di Bologna, il 2 agosto 1980 intorno alle 10 di mattina.
E si vede che il destino aveva altro in serbo per noi … quattro mesi dopo quel giorno, in una fredda domenica di fine novembre ho conosciuto quello che è diventato “il mio compagno” nel cammino della vita.
Insieme abbiamo fatto un sacco di strada … era destino che la ragazzina diciassettenne di allora diventasse donna, moglie, madre e chissà che altro ancora.
E ogni anno, il 2 agosto, penso a tutto questo e capisco quanto sono fortunata…

martedì 26 giugno 2018

EL PLATO DEL DIA

(pensieri in libertà del 5 giugno 2018, camminando sotto la pioggia verso Betanzos, sul Cammino Inglese )


                   ( questa foto è mia e ne rivendico tutti i diritti. se ti piace e vuoi usarla, per piacere cita la fonte. grazie)


Dorotea ha camminato tutto il giorno sotto la pioggia. Non ha la più pallida idea di quando ha lasciato la via giusta e si è smarrita nei boschi galiziani.
La cartina preparata minuziosamente a casa le è stata strappata di mano da una folata di vento particolarmente furiosa ed è volata nel Rio “NON SO COSA”…. perduta per sempre.
Intanto il tempo passa, in giro non c’è anima viva e….OK “in Galizia la sera fa buio alle 22” ma… se, arrivate le 22  lei non sarà ancora arrivata a destinazione? Meglio non pensarci…
Ad un tratto viene affiancata da un furgone e un ragazzo si sporge dal finestrino per chiedere se sia in difficoltà…
“Oh mamma! E se questo è un assassino? Ma dai finiscila, è solo una persona gentile”
Nel suo spagnolo smozzicato spiega che effettivamente non ha idea di dove sia finita e il ragazzo le comunica che poco più avanti, dopo la curva, troverà la “Taberna do Parais” dove poter consumare qualcosa di caldo e magari, perché no, fermarsi per la notte.
Detto questo riparte sgommando un po’ sull’asfalto bagnato.
“Ma guarda che tipo! Poteva anche offrirmi un passaggio! Avrei detto –No Gracias- ma almeno poteva fare il gesto!”
La curva è lunghissima e quando finisce ecco apparire in un paesaggio fumoso che sembra uscito da una storia di quelle che si raccontano ad Halloween, La Taberna.
Entra e un leggero scampanellio fa accorrere la Locandiera.
“Ven, toma asiento…” ( prego, accomodati) la signora è cortese e molto solerte e l’aiuta a togliersi la mantella fradicia. La invita poi ad avvicinarsi al fuoco che scoppietta nel camino per riscaldarsi un po’. Le chiede se vuole mangiare qualcosa e la informa che, se vuole, ha una camera libera per la notte.
A Dorotea non pare vero… nell’arco di 10 minuti una giornata “da dimenticare” ha completamente cambiato aspetto, e tutto per merito di una signora gentile e un camino.
Decide che sì, si fermerà qui per la notte ma bisogna avvertire il posto dove aveva prenotato che non la aspettino.
Prende in mano il telefono ma non c’è campo,Nel mentre ritorna Mercedes , la locandiera, e conferma che purtroppo in quella zona così sperduta , il segnale va e viene.
-Poco importa, pensa Dorotea – ci penserò domani.
Mercedes le comunica che, finchè la cena cuoce, può prendere possesso della stanza e farsi un bel bagno caldo.
Non se lo fa ripetere due volte e in un batter d’occhi, lasciati a terra gli abiti zuppi, scivola nella vasca lasciando fuori solo la testa.
La stanchezza e la tensione del giorno non tardano a farsi sentire e prima di abbandonarsi completamente, esce dall’acqua ormai tiepida e indossata un’allegra tuta di ciniglia rosa confetto , torna nella sala principale.
Mercedes la accoglie con il suo miglior sorriso e la fa accomodare all’unica tavola apparecchiata di tutto punto.
Si scusa ma a causa del maltempo e dell’elevata distanza dal primo centro abitato non ha molta scelta per quanto concerne il menù.
"Tenemos -el plato del dia-, lo recomiendo, no te arrepentiràs" (abbiamo -il piatto del giorno- te lo raccomando, non te ne pentirai) 
Dorotea accetta di buon grado... il pensiero di un pasto caldo la alletta parecchio , qualunque cosa ci sia che bolle in pentola...
Finchè la cena sta cuocendo, Mercedes in un Italiano elementare frammisto al Castigliano , intrattiene la sua ospite chiedendo da dove venga e cosa faccia in quel posto tutta sola...
A grandi linee Dorotea racconta di abitare vicino a Venezia ( che tutto il mondo conosce) e di essere in cammino verso Santiago. Poi curiosa, chiede qualcosa in più sul "plato del dia"... La Locandiera racconta che oggi il piatto si chiama "Estofado de Vendedor ambulante" (stufato del commesso viaggiatore).
Incuriosita da questo strano nome cerca di capirne di più sollecitando la cuoca a svelare i suoi segreti.
Marcedes con una luce maliziosa negli occhi racconta che per farlo hanno usato un commesso viaggiatore capitato per sbaglio alla locanda…
Dorotea spalanca gli occhi e… Mercedes scoppia i una fragorosa risata.
“ Ma no… scherzavo… è solo che la ricetta è un segreto segretissimo  che ci tramandiamo noi donne di famiglia da generazioni!”
Visibilmente sollevata Dorotea inizia a mangiare e, a parte il gusto un po’ dolciastro (forse a causa di qualche spezia o ingrediente segreto) deve ammettere che lo stufato è veramente ottimo.
Finito di cenare l’albergatrice le consiglia una bella tisana rilassante.
“Vedrai… con questa farai un sonno lungo e riposante e ti sembrerà di essere in Paradiso”
Dorotea finisce la tisana e si sente stanca, veramente stanca. La giornata con tutte le sue disavventure le sta presentando il conto.
Arranca per le scale e appena varcata la soglia della stanza si abbandona sul letto, così , con ancora indosso la tuta rosa confetto.
Al piano inferiore Mercedes sta rigovernando la cucina e ad un tratto sente bussare piano piano alla porta sul retro. Corre ad aprire e fa entrare Miguel, suo fratello, l’uomo del furgoncino che qualche ora prima ha dato le indicazioni a Dorotea.
“Tutto bene? Sistemate tutte le cose di ieri?” esordisce con un sorrisetto curioso.
“Non ti preoccupare.- le risponde la sorella- del commesso viaggiatore non è rimasta traccia… L’auto l’hai portata tu dallo sfasciacarrozze, la valigia e tutti gli effetti personali sono finiti nel camino e hanno riscaldato l’ambiente. Le sue parti più “toste” sono già nella soda caustica e tra un po’ potremo fare tante belle saponette e la parte più morbida… beh quella è stata la cena di stasera e devo dire che è stata parecchio apprezzata. Ma a proposito di cena: sto scrivendo il menù per domani.
Domani “el plato del dia” sarà “Mujer rubia de Venecia, desaparecida”  ( Bionda Veneziana scomparsa)
Alza gli occhi dalla lista e sorride a Miguel che sta affilando il coltello mentre si appresta a salire al piano di sopra…
Un consiglio: diffidate sempre quando vi vogliono far mangiare qualcosa che è “ UNA RICETTA SEGRETA”